27 gennaio 2011, undicesima Giornata della Memoria 

Il ricordo dell'Olocausto attraverso l'affermazione della Dignità Umana

« È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo ».Scriveva così la piccola e coraggiosa Anna, ebrea di Amsterdam, il cui diario di giorni spensierati, nonostante fossero rubati all’angoscia della folle persecuzione nazista, ha fatto il giro del mondo, tradotto in 55 lingue e consegnato per la stampa dall’unico sopravvissuto della famiglia, il padre Otto Frank. Il libro più letto dopo la Bibbia, scritto con la puerile e innocente voglia di raccontare e descrivere impressioni ed emozioni è divenuto nel tempo uno strumento di denuncia per non dimenticare. Anna Frank è morta all’età di 15 anni nel campo di concentramento di Bergen Belsen. Una tra le vite spezzate.

Ricordare lo sterminio degli ebrei, la persecuzione di dissidenti e oppositori politici, rom e omosessuali che durante la seconda guerra mondiale segnarono, nel silenzio e nell’indifferenza, la storia dell’Europa di crudeltà e atrocità indicibili. Sei milioni di vite spezzate. Un popolo umiliato e in questa umiliazione la viltà dell’uomo e la spregevolezza del suo operato. E il dovere di ricordare è dunque per nulla sminuito dal tempo che incalza e invece drammativamente avvalorato da storie di ordinario e ignobile razzismo, di disprezzo per il diverso. A servire questa memoria anche il Museo di Gerusalemme dove l’apice emotivo è affidato alla sala dei nomi e dei volti delle vittime e all’archivio dove è anche conservata la Lista di Oscar Schindler. Uno scrigno della Memoria per eccellenza.

Nella undicesima Giornata della Memoria, istituita nel 2000 in Italia, in data 27 gennaio, si ricorda quel girono del 1945 in cui le Armate russe liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia. L’inizio della liberazione degli ebrei sopravvissuti alla persecuzione e al massacro, in una parola alla Shoah. L’inizio del viaggio faticoso e doloroso ma necessario e doveroso della memoria. Pagine di storia del secolo da poco concluso, già gravata prima del loro accadere dal genocidio del popolo armeno massacrato dagli ottomani negli anni della prima guerra mondiale, che nessuno ha il diritto di deporre nel dimenticatoio e che ancora oggi macchia di vergogna l’intera umanità.

Una storia, quell’Olocausto che ha condotto all’inserimento del genocidio, la cui definizione attiene agli atti diretti alla distruzione deliberata e intenzionale di un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, tra i crimini commessi contro l’umanità nel diritto internazionale e nello Statuto della Corte Penale Internazionale istituita nel 1998. Storia rievocata nella Norimberga del 1945 che ha processato i gerarchi nazisti e i militari e che ha poi condotto alla sottoscrizione di un’apposita Convenzione Onu sulla prevenzione del reato di genocidio nel 1948. Tutto ciò non è bastato a non far nuovamente degenerare la discriminazione in brutalità. La lista non è breve, purtroppo, e ricordiamo solo alcuni tra i genocidi consumatisi. Siamo 1975 quando il regime comunista dispotico di Pol Pot ha sterminato il popolo cambogiano con più di un milione di vittime in tre anni. Siamo nel 1986 quando il popolo curdo viene perseguitato dal governo iracheno, siamo nel 1992 quando serbi, croati e musulmani si sono massacrati durante la guerra civile e siamo nel 1994 quando in Rwanda in meno di cento giorni, per via conflitto etnico tra Hutu e Tutsi, muoiono oltre un milione di persone. Dunque la memoria non basta senza un auntentico rispetto della stessa e della persona. Non bastano le convenzioni, i processi, le commissioni di inchiesta e i tribunali speciali senza una comunità internazionale che mantenga fermo il rispetto della dignità umana, che sia consapevole e attenta e senza una politica internazionale che non si conceda più negligenze, incompetenze, noncuranze, e che sia concretamente e seriamente impegnata nel contrasto e nella prevenzione di tali e inaccettabili fallimenti.

Oggi in tutta Italia, come in Calabria e a Reggio, che ancora conserva le tracce di questo passaggio nella storica e centrale Via Giudecca, sono tante le inziative per la Giornata della Memoria.

Gli ebrei nel mondo sono circa 13 milioni, intorno ai quarantamila in Italia, e vivono in più di cento paesi, tra cui la Francia con il maggior numero di residenti – 600 mila - ed altri paesi in cui la presenza è comunque significativa come la Russia, l’Asia, l’America Latina e l’Australia. Israele è invece l’unico paese in cui l’Ebraismo costituisce oggi la religione principale. Gli ebrei in Italia vivono nella misura maggiore a Roma e a Milano anche se la sinagoga più grande d’Europa si trova a Trieste mentre la seconda più antica sinagoga ebraica rinvenuta in Occidente, dopo quella di Ostia risalente al II secolo d.C., si trova nel parco archeologico ‘Archeo Deri’ inaugurato lo scorso anno nel reggino a Bova Marina, in Calabria. La Comunità di Roma è la più antica comunità ebraica del mondo occidentale, presente ininterrottamente nella capitale da oltre 2000 anni. Dopo cinque anni di vice presidenza, dal 1978 al 1983, è stata eletta presidente, la prima volta per una donna, Tullia Calabi Zevi, corrispondente proprio per il processo di Norimberga e recentemente scomparsa il 22 gennaio scorso. Già presidente dell’European Jewish Congress e membro dell’Esecutivo dello European Congress of Jewish Communities, Tullia Zevi, ebrea emigrata ai tempi delle leggi razziali da Milano in Francia, fu corrispondente per il quotidiano israeliano "Maariv", per il settimanale londinese "The Jewish Chronicle", per la "Jewish Telegraphic Agency", per il "Religious News Service" di New York.

Una firma e una donna indimenticata, esempio per le giovani generazioni, specie nell’odierna occasione dedicata ad una memoria che dall’Olocausto deve estendersi a tutte le ingiustizie, ai crimini contro l’Umanità, ai genocidi moderni e compiuti in un clima di impunità e nel silenzio dell’intera comunità internazionale.

Alla domanda se la memoria si importante, arriva la risposta del premio nobel per la Pace, sopravvissuto ad Auschiwitz e Buchenvwald, Elie Wiesel secondo il quale la memoria non solo importante ma rappresenta un dovere, l’essenza dell’uomo che avanza, passo dopo passo, nei meandri della Storia, per costruire la speranza.

In questo baratro di disperazione e oscurità brillano storia libertà e coraggio, brillano parole di speranza.

Scriveva Elisa Springer, sopravvissuta ad Auschwitz, nel suo libro – testimonianza “il silenzio dei vivi”

« Oggi più che mai, è necessario che i giovani sappiano, capiscano e comprendano: è l’unico modo per sperare che quell’indicibile orrore non si ripeta, è l’unico modo per farci uscire dall’oscurità. E allora, se la mia testimonianza, il mio racconto di sopravvissuta ai campi di sterminio, la mia presenza nel cuore di chi comprende la pietà, serve a far crescere comprensione e amore, anch’io allora, potrò pensare che, nella vita, tutto ciò che è stato assurdo e tremendo, potrà essere servito come riscatto per il sacrificio di tanti innocenti, amore e consolazione verso chi è solo, sarà servito per costruire un mondo migliore senza odio, né barriere.

Un mondo in cui, uomini liberi, capaci e non schiavi della propria intolleranza, abbattendo i confini del proprio egoismo avranno restituito, alla vita e a tutti gli altri uomini, il significato della parola Libertà.

Oggi ho compreso che Dio mi ha concesso di liberarmi dalla prigionia del passato, attraverso le pagine di questo libro ».

Anna Foti

Giovedì 27 gennaio 2011
Ore 09:49

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