Già da ieri la rivolta promossa da Forza d’urto e dal Movimento dei Forconi è emigrata in Calabria;domani giunge a Pescara,e a Villa si aspetta
Reggio Calabria - Nel XIII° secolo fu la volta dei Vespri siciliani, con cui il popolo si ribellò contro l’oppressore angioino, nel 2012 è la volta del Movimento dei Forconi e di Forza d’urto che da lunedì 16 stanno paralizzando la Sicilia. Ma chi sono i “rivoltosi”? Lo si potrebbe definire un gruppo aperto, autotrasportatori, agricoltori, pescatori, che ormai da quattro giorni presidiano e bloccano porti e autostrade. Dichiaratamente apolitici, sebbene sul web si rincorrano voci di una certa vicinanza a gruppi di estrema destra (leggi Forza Nuova, che fin da subito ha sotenuto la protesta) che i rivoltosi rigettano con forza al pari delle accuse di infiltrazione mafiosa mosse dal Presidente industriale siciliano Ivan Lo Bello , che cosa, concretamente, chiedono? Di porre un freno al caro-carburanti, al caro tariffe-autostradali, al caro-vita,di migliorare le infrastrutture del territorio, di intervenire su equitalia e su cartelle esattoriali, di proteggere la produzione agricola dalla concorrenza (in primis extracomunitaria). "Così non si può adare avanti" è il commento unanime, laddove i costi aumentano e gli stipendi no.
Gli indignados siciliani quindi si ribellano, si ribellano contro il sistema e i suoi sprechi, contro una classe dirigente e politica che vuol far pagare il conto ai più deboli, contro un governo che li tartassa: in una parola chiedono giustizia sociale; e questo spiega come le loro richieste captino un numero sempre maggiore di benevolenze, a cui si aggiungono i tanti simpatizzanti che mormorano "Continuate così", "Siamo con voi", fra cui non ultimi gli studenti siciliani che domani scenderanno in piazza. Intanto la protesta dilaga e si trasferisce in altre regioni, come la Calabria, dove, già dal pomeriggio di ieri,un blocco di tir rallenta il traffico sulla Catanzaro-Terme e nella zona di Cosenza Nord, mentre a Villa San Giovanni un centinaio di tir stazionano da giorni, in parte ostaggio della stessa rivolta, in parte solidali, di fatto bloccati nel limbo di un archeggio, impossibilitati a traghettare: "già da due giorni, dicono, i biglietti non ce li fanno neppure fare, solo i tir che trasportano medicinali vengono fatti sbarcare, dietro autorizzazione del prefetto".
Domani a mezzanotte la protesta siciliana dovrebbe finire ( ma da lunedì parte quella nazionale), ma potrebbe anche protrarsi ad oltranza putacaso le richieste dei rivoltosi non fossero ascoltate dal presidente della regione siciliana Lombardo. Di fatto la Sicilia appare sempre più isolata: scaffali vuoti nei supermercati, pompe di benzina a secco e negozi chiusi, scene da guerra in atto. Il tutto nel sostanziale silenzio dei media nazionali, i grandi assenti, laddove, ancora una volta, sono proprio i social network a far rimbalzare le notizie di post in post, mentre si moltiplicano i gruppi di "Forconi", da Reggio Calabria a Torino, ed è proprio sull pagina del Movimento che uno dei portavoce dei Forconi, Martino Morsello, annuncia, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica: “da stamane inizierò lo sciopero della fame”. E da domani inizieranno i blocchi all’uscita autostradale di Pescara dalle 15:00 in poi , probabili blocchi anche nella zona di Milano al casello autostradale di Melegnano a partire dalla prossima settimana, in un filo continuo di disagio e malessere, accentuatisi in questi ultimi tempi di crisi, su cui poggia l’ampio placet di cui gode la rivolta siciliana.
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