Si è spento ieri in California Renato Dulbecco, nobel per la Medicina del 1975. Aveva 98 anni
Il rigore della scienza ed il garbo dell’animo, la passione per la conoscenza e l’entusiasmo per la ricerca, Renato Dulbecco, originario di Catanzaro, dove era nato nel 1914 ma statunitense di adozione, è stato ritenuto e sarà ricordato come lo ‘scienziato gentiluomo’.
Morto ieri all’età di quasi novantotto anni (li avrebbe compiuti domani 22 febbraio) a La Jolla, in California. Biologo, medico e genetista italiano con cittadinanza statunitense, vinse il premio Nobel per la medicina nel 1975 per la scoperta del meccanismo d’azione dei virus tumorali che lui stesso battezzò ‘Oncogeni’.
Uno studio intenso e appassionato, scandito dalle sue ricerche tra gli anni cinquanta e gli anni settanta, presso il laboratorio dell’Università di Bloomington, nell’Indiana, il prestigioso California Institute of Technology (Caltech) di Pasadena, l’Istituto di virologia di Glasgow e infine il Salk Insitute di La Jolla in California, dove ancora lavorava.
Ieri la seduta del Consiglio Regionale della Calabria si è aperta con un minuto di raccoglimento prima del ricordo affidato al presidente della massima Assemblea legislativa della Regione, Francesco Talarico.
Pianista classico fuori dal laboratorio, in prima fila nelle battaglie a favore della ricerca sulle cellule staminali e per la reintroduzione dello studio dell’Evoluzionismo tra i banchi di scuola, Renato Dulbecco, da molti viene ricordato anche per la sua insolita partecipazione sul palco dell’Ariston, al Festival di Sanremo nel 1999, quando diede ampia visibilità agli studi di giovani ricercatori ed alla necessità di sostenere la ricerca.
Dopo il trasferimento dalla Calabria alla Liguria (visse nella casa paterna di Porto Maurizio che con Oneglia oggi compone il territorio comunale di Imperia), gli studi all’Università di Torino dove, distintosi già al secondo anno, venne ammesso come interno all’Istituto di Anatomia dello scienziato Giuseppe Levi (padre della scrittrice Natalia Ginzburg). Qui conobbe personalità del calibro degli allora due futuri premi Nobel Salvador Luria (scomparso nel 1991) e Rita Levi-Montalcini (oggi vicina ai 103 anni), alla quale lo legò anche profonda amicizia.
Medico di guerra sul fronte francese e poi su quello russo nel Secondo Conflitto mondiale, nel 1942 fece ritorno a Torino. Ma se furono le circostanze a portarlo lontano dalla Calabria (suo padre lavorava al Genio Civile e venne trasferito prima a Cuneo e Torino e poi ad Imperia), fu il suo talento a portarlo lontano dall’Italia, con cui mantenne sempre comunque un forte legame.
Pioniere nel campo della ricerca genetica contro il cancro, a lui si deve la decodificazione delle cellule tumorali e l’avvio di una nuova scienza per combatterle. Negli Stati Uniti dal 1947, con cittadinanza nel 1953, il suo percorso professionale fece nuovamente tappa in Europa, in Gran Bretagna nel 1972 in qualità di vicedirettore dell’Imperial Cancer Research Fund, ma dopo il Nobel, ritornò all’Istituto Salk in California. In Italia rientrò nel 1987 per coordinare il ramo italiano del progetto internazionale ‘Genoma Umano’, iniziativa poi naufragata nel 1995 per mancanza di fondi. Quindi il rientro negli Stati Uniti.
L’età avanzata ha impedito a Dulbecco di tornare in Italia spesso, come soleva fare un tempo, ma i segni del suo contributo alla ricerca contro il cancro ed alle conquiste tracciate su questo fronte, ancora oggi caldo e delicato, continuano a portare il nome dello scienziato gentiluomo di origini calabresi.
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