Fermato dai carabinieri sospettosi di un uomo in disparte nel buio: era latitante, ma si comportava come fosse un qualunque libero cittadino.
Reggio Calabria - È finita ieri la latitanza di Sebastiano Pelle, in fuga dal 1995, ritenuto ai vertici della cosca Pelle-Vottari di San Luca dopo la morte di Antonio Pelle detto “Gambazza” e dopo i tanti arresti che hanno decimato l’omonima famiglia ‘ndranghetista. Sebastiano (nella foto) è nipote del defunto boss Antonio "Gambazza": quest’ultimo sarebbe suo zio in quanto fratello di Giuseppe Pelle, padre di Sebastiano. Il presunto boss, 57 anni, da 16 al riparo dalla manette, non è stato trovato su un monte sperduto o in un bunker fuori città; i carabinieri hanno beccato Sebastiano Pelle al Porto di Reggio: era solo, fermo all’in piedi, nel buio, in attesa di un contatto forse o a rimirare il mare magari; non sappiamo e lo devono ancora scoprire anche gli investigatori. Sono stati proprio gli uomini dell’Arma a notarlo ieri sera, dopo le otto. Era un giro di perlustrazione della zona, da tempo tenuta sottocontrollo perché già c’erano dei sospetti sull’area portuale come luogo di incontri e scambi “particolari”. Infatti, notata la presenza sospetta di una persona che stazionava in un angolo buio della banchina lato sud, vicino all’ufficio dogane, i carabinieri si sono avvicinati e, guardandolo in volto da più vicino, hanno riconosciuto i tratti somatici del latitante, aiutati dall’aspetto quasi immutato rispetto alla foto segnaletica di quasi 20 anni prima. Subito fermato, trovato senza documenti, telefoni o armi, Sebastiano Pelle non ha potuto far altro che confermare la sua identità ai militari e consegnarsi senza opporre resistenza.
Alla cattura del latitante di San Luca, inserito nella lista dei 30 ricercati più pericolosi d’Italia, si è arrivati – dicono investigatori e inquirenti – monitorando costantemente tramite Gps e pedinamenti alcuni presunti fiancheggiatori, non ben individuati dai carabinieri, di Sebastiano Pelle. Da qui l’attenzione in particolare sul porto di Reggio e ieri l’arresto del superlatitante, che ad oggi deve ancora scontare una pena di 14 anni di reclusione: su di lui pendevano le accuse di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di armi e sostanze stupefacenti, non è mai stato condannato per reati mafiosi.
Il luogo e le modalità di arresto confermano, ancora una volta, la sicurezza che questi personaggi vantano: Sebastiano Pelle stava in pieno centro di Reggio a passeggiare, senza che alcuno lo disturbasse. Sintomo dell’unitarietà di intenti e accordi dei clan della ‘ndrangheta reggina. Inoltre, la cattura di Sebastiano Pelle in zona e non lontano dalla Calabria o dall’Italia “è indicativa del fatto che il personaggio – spiega Nicola Gratteri - ricopra ruoli di primissimo piano organizzativo nella ‘ndrangheta e nella cosca d’origine”, e che quindi non potesse allontanarsi troppo dalla zona di interesse, legato da compiti dirigenziali. Altrimenti ieri sarebbe stato da tutt’altra parte dell’emisfero, lontanissimo dalla sua San Luca.
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