Reggio Calabria. Dall’usura ai videopoker, fino agli agganci con il mondo della politica. Sono gli ‘interessi’ della cosca della ‘ndrangheta dei Valle, strettamente legata a quella dei Lampada, e con base tra Milano e Pavia, documentati nelle ultime indagini della Dda di Milano che nei mesi scorsi hanno portato prima in carcere e poi a processo il ‘patriarca’ del clan Francesco Valle, 73 anni, e alla condanna, tra gli altri, del figlio del boss, Carmine Valle.
L’operazione contro i presunti affiliati alla cosca dei Valle, scattata il primo luglio del 2010, era stata una sorta di ‘assaggio’ del maxi-blitz coordinato dalla Dda milanese, guidata dall’aggiunto Ilda Boccassini, che alcuni giorni dopo, il 13 luglio, aveva fatto ‘piazza pulita’ delle infiltrazioni della mafia calbrese in Lombardia. Oltre 170 arresti che, il 19 novembre scorso, si sono ‘trasformati’ in 110 condanne fino a 16 anni di reclusione, una sentenza storica che ha riconosciuto l’esistenza di una ‘cupola’ della ‘ndrangheta al nord.
Il processo a Francesco Valle, e ad altri due dei suoi figli, Fortunato e Angela, e’ ancora in corso a Milano e dovrebbe concludersi il prossimo anno, mentre lo scorso settembre si è concluso in abbreviato con condanne fino a 10 anni e mezzo di carcere il giudizio in abbreviato per Carmine Valle e altri quattro. Nell’ambito del blitz del luglio 2010 contro la cosca, su ordinanza sempre firmata dal gip Giuseppe Gennari - giudice anche nell’inchiesta che oggi ha portato a 10 arresti - era stato arrestato anche Francesco Lampada, raggiunto stamani da una nuova misura cautelare.
Dalle indagini però era emerso anche il ruolo di Giulio Giuseppe Lampada, fratello di Francesco e finito oggi in carcere, ritenuto dagli inquirenti una sorta di ‘braccio politico-imprenditoriale’ dei Valle, attivo nel settore delle slot-machine e dei videopoker sparsi per numerosi bar di Milano. Il legame tra i Valle e i Lampada sta anche nel fatto che Maria Valle (da oggi ai domiciliari), la giovane figlia del ‘patriarca’ Francesco, è sposata con Francesco Lampada.
Il presunto e anziano capo-clan, che aveva messo in piedi negli anni un giro di racket ed usura che ‘strozzava’ decine di piccoli imprenditori lombardi (dai quali non è mai arrivata alcuna denuncia), viveva in una specie di ‘quartier generale’: un ristorante-masseria nella zona sud-ovest di Milano, al confine con Pavia. Con tanto di telecamere e impianti d’allarme per garantire la sua sicurezza. Dalle indagini era emerso che il clan avrebbe anche ottenuto le licenze per aprire "un ‘mini casino’", una discoteca e anche attività di ristorazione" nel comune di Pero (Milano) nell’ambito di un progetto di riqualificazione di quelle aree "in virtù del prossimo Expo", grazie "all’interessamento" dell’assessore comunale di Pero, Davide Valia.
"’Ma chi e’ quello che ti spiana la strada, il tuo padrino politico? Chi è il politico?": così poi Fortunato Valle si era rivolto all’epoca, intercettato al telefono, ad un altro degli arrestati, Riccardo Cusenza, imprenditore che stava cercando di essere eletto nel 2009 alle elezioni amministrative del Comune di Cormano, nel capoluogo lombardo.
La "scalata" ai Monopoli di Stato. Il clan Lampada era riuscito a costituire una rete di politici a livello locale e nazionale per tentare la "scalata" ai Monopoli di Stato con lo scopo di fare un salto di qualità come imprenditori nel settore dei giochi di azzardo. Politici ai quali in cambio erano assicurati voti e sostegno elettorale. E’ quanto emerge nella ricostruzione di Giuseppe Gennari il gip che ha firmato dieci provvedimenti di arresto nell’ambito del inchiesta della Dda milanese, tra cui quelli del giudice Vincenzo Giuseppe Giglio, il consigliere della Regione Calabria, Francesco Morelli, e Francesco e Giulio Lampada.
Da quanto si evince dal provvedimento del giudice, i Lampada nel 2009 avevano intenzione di ottenere la concessione da parte dei Monopoli di Stato per i giochi di azzardo. Per questo Morelli, tramite l’onorevole Mario Valducci (pdl), avrebbe procurato loro una serie di contatti con i dirigenti degli stessi Monopoli. Nell’ordinanza del gip si fa anche riferimento ad alcuni incontri, anche appuntamenti elettorali, avvenuti sempre tramite Morelli, con il sindaco di Roma Gianni Alemanno (che non é indagato e non era a conoscenza di chi fossero i Lampada): in un occasione Alemanno, ovviamente ignaro di tutto, avrebbe ringraziato anche Giulio Lampada citandolo come esempio dell’imprenditoria calabrese.
STAMPA
INVIA PER MAIL