‘Ndrangheta. Operazione “San Giorgio”, novità e conferme
Reggio Calabria. Gli appartenenti alla cosca Caridi-Borghetto-Zindato avrebbero imposto il pizzo alle imprese che operavano nel loro territorio, sia che fossero considerate "amiche" o meno. A variare era solo il costo della mazzetta: il 4-5% che diventava il 3% per le aziende "vicine". È solo uno degli aspetti emersi dall’inchiesta “San Giorgio”, condotta dalla squadra mobile di Reggio Calabria che stamani ha portato all’arresto di sei presunti affiliati al clan operante nei quartieri della zona Sud di Reggio, Modena, Ciccarello e San Giorgio Extra.
Almeno due gli episodi accertati dagli uomini della Squadra Mobile diretti da Gennaro Semeraro nel corso dell’indagine che, di fatto, costituisce il seguito della precedente inchiesta articolatasi nei due tronconi “Alta Tensione” e “Alta Tensione 2”: l’estorsione ai danni dell’impresa appaltatrice dei lavori edili relativi alla realizzazione della rampa di collegamento tra l’argine sinistro Calopinace e la Borgata Giardini e quella perpetrata ai danni di un impresa di pulizia vincitrice dell’appalto per la pulizia dell’Ospedale Morelli e da cui – a detta degli stessi esponenti del clan – sarebbero derivati gli introiti maggiori. Decisioni che sarebbe state assunte in quella che per gli inquirenti era una sorta di base operativa per il clan, ossia il Circolo “Caccia, Sviluppo e Territorio” di Via Pio XI diramazione Gullì.
Era sempre all’interno del circolo che avrebbe ospitato anche la segreteria politica dell’ex consigliere comunale di maggioranza Giuseppe Plutino che, il giorno prima del suo arresto avvenuto il 21 dicembre scorso, esponenti del clan assieme al collaboratore dello stesso rappresentate del PDL, discutevano dell’imminente assegnazione di deleghe a Plutino. Conversazioni da cui si evince come gli incarichi eventualmente assunti in seno all’Amministrazione Comunale fossero di interesse della cosca.
Fra gli altri episodi emersi in questa indagine anche la battaglia “sleale” per l’affissione dei manifesti elettorali alle ultime comunali. Vittima la candidata capolista del PD al Comune, Antonia Lanucara a cui era stato impedito far affiggere i propri manifesti nella zona di influenza dei clan. Circostanza, però, mai denunciata dalla diretta interessata, dedotta dagli investigatori grazie alle intercettazioni ambientali, fondamentali a tutta l’indagine.
Giovanni Pangallo, di 63 anni; Natale Cuzzola (49); Giovanni Rodà (35); Diego Quartuccio (32); Giuseppe Pasquale Esposito (53) e Domenico Antonio Laurendi (31) sono i nomi delle 6 persone arrestate. Associazione mafiosa, estorsioni e danneggiamento i reati loro contestati.
La posizione delle sei persone oggi arrestate. Secondo gli inquirenti “Domenico Antonio LAURENDI, sodale della medesima cosca, era deputato specificamente alla consegna mensile delle somme di denaro necessarie ai più stretti congiunti degli affiliati detenuti, in particolare dei congiunti di CONDEMI Domenico, quali BORGHETTO Eugenio, BORGHETTO Cosimo e LATELLA Paolo, dando così chiaro esempio dell’applicazione del principio di mutua assistenza degli associati in difficoltà. Il predetto LAURENDI operava sotto le direttive di CUZZOLA Natale”.
“RODA’, invece, unitamente al CONDEMI – scrivono ancora gli uomini della Squadra Mobile reggina – era stato autore della richiesta estorsiva ai danni dei titolari di una gioielleria sita in questo quartiere San Giorgio, vera e propria tangente ambientale consistente nel contributo alla festa dei “Paddechi”, ed al rifiuto di elargirla era seguito il noto danneggiamento a colpi di arma da fuoco all’indirizzo della citata attività commerciale. Nel corso dell’attività investigativa emergeva il diretto coinvolgimento del RODA’ nella capillare “raccolta fondi” presso i commercianti di San Giorgio, ivi compresa quella alla menzionata gioielleria, da destinare all’organizzazione della citata festa”.
“QUARTUCCIO Diego – sono ancora gli inquirenti a tracciarne il profilo – rivelatosi vero e proprio elemento di fiducia dei vertici della cosca, latore di ambasciate affidategli dagli stessi, titolare di notevole credito e particolare riguardo riservatogli, in considerazione della sua pericolosità, anche dagli appartenenti alla criminalità comune, nello specifico dai componenti della comunità ROM presenti in questo centro. Ma soprattutto il suo significativo apporto è emerso in occasione delle recenti elezioni comunali allorquando, come risulta chiaramente da un’intercettazione ambientale, aveva impedito nella zona di influenza della cosca l’affissione dei manifesti elettorali della candidata capolista del PD al Comune, LANUCARA Antonia, perché la cosca CARIDI aveva deciso di appoggiare esclusivamente il PLUTINO.
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