Praga, e non soltanto, non lo dimenticherà 

Addio Vaclav Havel, voce dissidente per la Libertà

Affermare la Libertà attraverso la Letteratura. Uniti attorno a questa missione gli scrittori cechi più audaci e coraggiosi, anche iscritti al partito comunista nella Praga alla vigilia della sua breve primavera sessantottina, si ribellarono alla censura imposta dal regime. A ribellarsi con la forza della coscienza, delle parole e della coerenza, anche Vaclav Havel, ispiratore e componente del movimento per i diritti civili “Charta 77” fondato appunto nel 1977, imprigionato per il suo impegno politico dissenziente e divenuto poi ultimo presidente della Cecoslovacchia e primo presidente della Repubblica Ceca dopo la separazione dalla Slovacchia, in carica per due mandati fino al 2003. Raccontata da Erik Tabery in un articolo apparso sulla rivista della Repubblica Ceca “Respekt” e ripreso dal settimanale “Internazionale”, la sua scomparsa il 18 dicembre scorso, all’età di 75 anni a causa di una malattia, segna la perdita di un uomo che ‘ha fatto per la libertà e la democrazia nella Repubblica ceca più di chiunque altro’. Dissidente di lungo corso, non violento, protagonista indiscusso della Rivoluzione di Velluto del 1989, spina nel fianco della Russia comunista insieme Lech Walesa, premio nobel per la Pace nel 1983 e presidente polacco dal 1990 al 1995, leader del sindacato Solidarnosc appunto in Polonia. Havel accompagnò la Cecoslovacchia fuori dal Comunismo, avviandola ad un futuro di Libertà e Democrazia.

Ventuno colpi di cannone sparati dalla collina di Petrin di fronte al castello, in una Praga avvolta nel silenzio che, commossa, ha salutato l’uomo che Papa Benedetto XVI ha definito "Leader visionario, padre di democrazia".

Era il 29 giugno del 1967 quando un caldo torrido avvolgeva quella stessa Praga, “città dell’oro”, come molti l’hanno definita, e quando nella capitale cecoslovacca un congresso di scrittori comunisti sfidò lo stesso regime, rivendicando la libertà dalla censura e la libertà dell’informazione, segnando così la stagione delle svolte. Una missione coraggiosa che gli intellettuali e gli scrittori intrapresero per la libertà. Ad annunciare tale impegno, nella sala Majakovskij della casa della Cultura, il noto romanziere e saggista ceco Milan Kundera, che avrebbe pagato queste divergenze di opinioni con la successiva revoca dell’incarico di insegnante, con l’espulsione dal partito comunista e con la perdita della cittadinanza ceca. Nonostante ciò egli avrebbe continuato a scrivere nella sua lingua madre.

Non solo Kundera alzò la voce a difesa della sua e dell’altrui penna e della cultura, ma anche il drammaturgo Pavel Kohout che definì vergognoso il ruolo svolto dalla censura. Con loro anche Alexander Kliment, neanche iscritto al partito, che richiamò l’attenzione sulla libertà di opinione e sulla responsabilità degli scrittori, Kohout promotore della lettura della lettera censurata inviata da Alexsander Solzenicyn, il più noto critico del regime sovietico, al congresso degli scrittori russi.

Il giorno successivo fu la volta di Ivan Klima, Antonin J. Liehm, Josef Skvorecky e appunto di Vaclav Havel.

Fu, infatti, nel gennaio di quell’anno, a ridosso del segnale di rinascita lanciato dagli scrittori che nel loro sesto congresso del giugno del 1967 avevano rivendicato la libertà dalla censura, che il periodo di liberalizzazione della Cecoslovacchia terminò con l’avanzata dei carri armati sovietici. Era la notte tra il 20 e il 21 agosto del 1968 quella in cui venne steso un velo oscuro sulla luce della "Primavera di Praga" (Pražské jaro). Centinaia di migliaia di soldati del Patto di Varsavia e migliaia di mezzi corazzati invasero la città, ponendo violentemente fine al sogno di svolta del paese. Quelle speranze, in anni ancora lontani dal crollo del muro di Berlino del 1989, naufragarono negli abissi di una guerra fredda al culmine che non poteva concedere, in particolare alla Cecoslovacchia, che zone situate al centro dello schieramento del Patto di Varsavia perpetrassero defezioni dal regime comunista. Un regime che aveva seminato repressione e che non aveva garantito benessere.

Furono dunque la cultura e la letteratura a divenire, per prime, sentinelle di quel cambiamento che nella Cecoslovacchia dell’inizio degli anni 1967 - 1968 assunse il volto del primo segretario del partito comunista Alexander Dubcek, promotore di riforme tra cui la soppressione della censura, l’abolizione della pianificazione rigida e il decentramento dei processi decisionali. Tutto ciò delineava scenari nuovi in cui, nonostante la guerra fredda e la necessità di compattezza all’interno degli alleati del Patto di Varsavia, qualcosa stava cambiando nella sinistra europea e quegli avvenimenti, come la precedente sanguinosa repressione sovietica della rivolta ungherese del 1956, avrebbero segnato il destino di un socialismo democratico per niente gradito dalla potenza sovietica di Breznev. Per arginare questa spinte si applicò, infatti, la cosiddetta dottrina Breznev, la quale prevedeva anche l’uso della forza per imporre ai diversi stati satellite dell’Unione Sovietica un comune sistema. Prima di giungere a Danzica, in Polonia agli inizi degli anni Ottanta, la repressione russa giunse anche a Praga nell’agosto del 1968, dove i carri armati tornarono dopo 20 anni. Nonostante l’imposizione del potere comunista nella Cecoslovacchia del 1948 fosse stata partecipata dal popolo e non recante brutali repressioni, come invece avvenne in Ungheria, il regime totalitario imposto dalle politiche staliniane soffocò anche questo paese, in cui la stessa minoranza slovacca era sottorappresentata nelle istituzioni, inducendolo al desiderio di svolta e di libertà. L’occupazione del Sessantotto ebbe a sollevare solo proteste verbali da parte dei paesi occidentali che, consci del rischio di un confronto nucleare con la potenza militare sovietica, si attennero oltremodo rigorosamente ai confini delineati in occasione della conferenza di Yalta nel 1945. I risultati furono che migliaia di cittadini cecoslovacchi emigrarono e quanti avevano creduto in un nuovo comunismo occidentale, rinunciarono.

La Cecoslovacchia sarebbe rimasta nell’orbita sovietica fino agli anni ‘Novanta. Una certezza che allora gettò nella disperazione molti giovani praghesi che pochi mesi dopo l’invasione, nel gennaio del 1969, si diedero fuoco in piazza San Venceslao in nome della libertà. Il gesto emblematico del giovane studente Jan Palach, primo dei sette che si suicidarono nel cuore di Praga, incarnò il senso di una instancabile protesta contro quell’occupazione sovietica che ostacolava il cosiddetto “socialismo dal volto umano”, ossia al nuovo modo di intrecciare il sistema politico ed economico con lo spirito di fondo della rivoluzione socialista. Questo emerge con forza in un suo scritto “Poiché i nostri popoli sono sull’orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l’onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l’abolizione della censura e la proibizione di Zpravy (ndr "Zpravy vuol dire "Notiziario" - il giornale delle forze d’occupazione sovietiche). Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s’infiammerà”

Dubcek tornerà a ricoprire un incarico pubblico dopo la caduta del muro di Berlino e il crollo dei regimi comunisti nell’Est Europa, diventando nel 1989 presidente dell’Assemblea Federale cecoslovacca. Un filo, tuttavia, attraversa la storia di questo paese dal suicidio di Jan Palach fino alla Rivoluzione di Velluto (sametová revoluce) che negli ultimi mesi del 1989 mosse i passi proprio da Bratislava e Praga dove, anche questa volta, giovani studenti manifestarono pacificamente allo scopo di determinare il crollo del regime comunista cecoslovacco. Nel 1990 ebbero luogo le prime elezioni libere dopo il 1946. Alexander Dubček fu eletto presidente della Camera mentre Vaclav Havel, scrittore ispiratore del movimento per i diritti civili “Charta 77” fondato appunto nel 1977, imprigionato per il suo impegno politico dissenziente, fu eletto ultimo presidente della Cecoslovacchia e primo presidente della Repubblica Ceca dopo la separazione dalla Slovacchia e il crollo definitivo del regime. Rimase in carica per due mandati fino al 2003, anno in cui venne insignito del riconoscimento di “Ambasciatore delle Coscienze” di Amnesty International. Con lui cominciava, allora, la nuova storia di un paese in cui non mutò solo denominazione, da Repubblica Socialista Cecoslovacca e Repubblica Federale Cecoslovacca composta da Repubblica Ceca e Slovacchia. A mutare fu il volto di intere città, prima fra tutte Praga, in cui il buio e il silenzio della dittatura avevano minacciato di inabissarne la bellezza, l’arte, la musica e la scrittura.

Ciò avrebbe rappresentato una inestimabile perdita per il patrimonio culturale europeo, e non solo. Ma la bellezza e la letteratura, grazie a uomini come Vaclav Havel, hanno potuto compiere la loro missione.

Anna Foti

Domenica 22 gennaio 2012
Ore 19:16

Questa notizia è stata letta 1017 volte

Vai al meteo
riceviamo e pubblichiamo
LA PROGRAMMAZIONE DI RTV È PRESENTE ANCHE SULLA RIVISTA TELESETTE

IN ONDA OGGI SU REGGIOTV

06:00

LE NOTIZIE DI IERI
Le notizie del giorno prima... per chi le avesse perse

06:30

APERTURA PROGRAMMI

06:34

RASSEGNA STAMPA

07:45

RASSEGNA STAMPA

09:00

LA SANTA MESSA
in collegamento diretto con Telepace

09:45

CIVITAS
Manuale di Convivenza Civile

10:55

FLASH NEWS
L'informazione Mattutina

11:00

LE NOTIZIE DI IERI
Le notizie del giorno prima... per chi le avesse perse

11:30

TEATRO, MUSICA E CULTURA SU RTV

12:40

RASSEGNA STAMPA

13:50

ASPETTANDO IL TG

14:00

TG PRIMA EDIZIONE

14:45

TG PRIMA EDIZIONE

15:30

UN' INTERVISTA AL GIORNO

15:55

MEDICINA IN DIRETTA

17:00

TG PRIMA EDIZIONE

17:40

TOPONOMASTICA
Lo studio storico-linguistico delle vie e delle piazze della città

18:00

CARTONI ANIMATI

18:50

TELEGIORNALE LIS
Realizzato della redazione di Rtv in collaborazione con la Sezione Provinciale ENS di Reggio Calabria e con il Patrocinio dell' Amministrazione Provinciale Settore Politiche Sociali

19:00

IL TG DI CALABRIA
In onda anche sul canale satellitare Calabria Channel alle ore 19.00

19:30

FUORI GIOCO

20:30

TG EDIZIONE SERALE

21:00

LA LIRICA NON è VIETATA AI MINORI

22:00

L'ALTRO CALCIO...

23:00

HISTORIA
Tempi e temi della Storia a cura del Prof. Pasquale Amato

23:30

TG EDIZIONE NOTTURNA

24:00

PROGRAMMAZIONE NOTTURNA

PROGRAMMI ON DEMAND

Historia

Il libro del mese

L'euro sullo Stretto

Fuori Gioco

Toponomastica

Il Salotto dell'Editore

Oggi cucino io

Civitas

Medicina in diretta

Diritto in diretta

Gli speciali

7 News