Un allestimento particolare, quello all’interno della Sala delle esposizioni di Palazzo Foti, curato nei minimi dettagli, ricco di significati forti
Reggio Calabria. “Traslochi emotivi, intimità sul filo” è questo il titolo della personale di Teresa Ribuffo, mostra che ha inaugurato il Progetto che apre le porte di Palazzo Foti ai giovani e meno giovani talenti del nostro territorio ed alle loro opere. Tale progetto patrocinato, e presentato ieri, in sede di conferenza stampa, dalla Provincia di Reggio Calabria, dallo stesso presidente della Provincia Dr. Giuseppe Raffa, dal presidente del Consiglio Provinciale, Dr. Antonio Eroi e dall’Assessore alla cultura ed alla legalità, Dr. Eduardo Lamberti Castronuovo.
"Dire che viviamo in un mondo di simboli è dir poco: in realtà, è un mondo di simboli a vivere in noi".
Questo aforisma di Jean Chevalier è strettamente pertinente, e rende chiara l’idea, in merito a ciò che, implicitamente, appartiene allo stile, all’impronta, proprie di Teresa Ribuffo.
Teresa, giovane artista scillese, è un valido riferimento all’interno del contesto artistico e culturale della nostra città, soprattutto per quanto concerne l’arte contemporanea, un’arte strettamente correlata a quel filone appartenente alla concettualità allegorica ed al simbolismo.
Simbolismo evocato in ogni tela, opere che sono unione e punto di snodo tra due concetti paralleli, uno vive tra le stanze dell’anima e l’altro si declina riversandosi armoniosamente nella realtà.
Le opere della Ribuffo sono in grado di evocare emozioni immediatamente fruibili, capaci di rappresentare, per convenzione, o per naturale associazione di idee, una realtà o una condizione diverse dalla semplice apparenza delle cose.
E’ questa la chiave di lettura caratteristica dell’impronta artistica di Teresa Ribuffo. Il suo stile comprende l’uso di elementi convenzionali, con implicito significato allegorico, metafore delicate, come quelle degli indumenti appesi ad un filo, usate per esprimere un concetto o un’idea in modo indiretto. Materiali semplici, ma particolari al contempo, abitini di bambole, vestitini da neonato, indumenti intimi che svelano una necessità dell’artista di confrontarsi con la realtà mediante il dolce affiorare in essa del meraviglioso mondo dei suoi ricordi.
I sacchettini profumati di lavanda, posti accanto ad ogni tela, accostati con grazia alla etichette ove sono riportati i titoli delle opere.
Le opere della Ribuffo sono la rappresentazione di un intimità che si rivela, correlata ai ricordi, alle tradizioni emozionali, ai legami familiari che vengono messi in risalto attraverso il semplice rito dello stendere i panni.
Un allestimento particolare, quello all’interno della Sala delle esposizioni di Palazzo Foti, curato nei minimi dettagli, ricco di significati forti e metafore profonde. Al centro della sala sono stati posti dei mobili d’epoca, espressione che simboleggia “Il sacco delle emozioni di Freud”, un’isola emozionale, ghirba di alto valore metaforico, dove sono raccolte le sensazioni, dove l’inconscio elabora e sedimenta tutti i processi legati alla sfera emozionale.
Così Teresa Ribuffo, mediante le sue opere, comunica col pubblico empaticamente, ci riesce grazie al “medium” rappresentato dall’opera e dai suoi intrinseci significati simbolici, ove una forma, un segno, un oggetto, possono far riferimento ad una realtà che non viene raccontata o svelata esplicitamente, ma resa comprensibile grazie alla nostra capacità percettiva, al di fuori dei normali processi razionali.
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