Distorsioni e rumori di fondo non hanno però inficiato la magia dello spettacolo impreziosito da Eleonora Abbagnato 

Una serata perfetta.. se solo l’audio non avesse “gracchiato”!

C’è chi ama la Città e c’è chi dice di amarla.

Purtroppo a Reggio vincono….i secondi.

La Città, quella vera, da anni cerca di riscattarsi agli occhi del mondo per scrollarsi di dosso il malcostume, quello politico in special modo, quello ndranghetistico, del malaffare e delle negatività generiche.

Lo fa utilizzando le forze positive della cultura, dei giovani onesti, degli uomini e delle donne.

Si ribella ad ogni forma di violenza, quella che uccide senza pietà e fa nascere il comitato di Mosorrofa.

Si ribella al pizzo, e forma un movimento come “Reggio libera Reggio.

Si ribella alla mafia e costituisce “ Reggio non tace”.

E via via si unisce sotto diverse bandiere ma con l’unico scopo di far capire al mondo intero che Reggio è quella di Leonida Rèpaci, di Corrado Alvaro, di medici come Alberto Neri, di sindaci come Italo Falcomatà, di giudici come Salvatore Di Landro, di sportivi come Aldo Penna, di giornalisti come Aldo Sgroi, di uomini di cultura come Zizo Trombetta, solo per citarne qualcuno.

Purtroppo ogni medicina ha i suoi effetti collaterali.

L’azione positiva viene, di fatto, contrastata dalla intramontabile invidia, dalla maldicenza endogena a tutti i costi, dall’essersi abituati a farsi rappresentare, ahimè molto spesso, da chi non è niente e nessuno, ma si atteggia a consigliere del principe di turno, di cui gode protezione in cambio di un vero “prostituirsi” incondizionato. Ne consegue che la qualità del suo agire non può che essere di infimo ordine.

Di fatto assistiamo ad una sorta di tiro alla fune. Con in palio le sorti della Città.

I fatti lo dimostrano. E quelli di questi giorni, ancora di più.

Solo chi non vuole non comprende il significato di azioni che sono a danno della comunità ed a vantaggio di pochi. Pochissimi. Ma , purtroppo,forti.

Il mondo della cultura, quella specifica, quello dell’arte non è scevro da questi condizionamenti.

Ieri sera, ad esempio. Il Teatro Cilea ha vissuto un momento di elevatissimo spessore. Una serata magica che, ben al di là del mero spettacolo, voleva essere ( e nonostante tutto è stata) la fusione del sentimento più grande di cui l’uomo è capace, l’amore ,con la musica, la poesia, l’arte del librarsi nell’aria danzando, dell’armonia del corpo quale segno di bellezza eterea e la gente, i giovani, la voglia del riscatto reggino. Non c’era una poltrona vuota. I palchi stracolmi fino al terzo ordine. Ragazzi, ragazzi e poi ragazzi. Una ventata di freschezza che ha ringiovanito il nostro vecchio amato Cilea. Applausi scroscianti. A scena aperta. Sul palcoscenico, grazie ad una reggina veramente doc, Maria Pia Liotta, le stelle del firmamento della danza internazionale. L’operà di Parigi, di Nizza, l’american ballet, il maggio musicale, artisti che se vuoi andare a vedere nei maggiori teatri del mondo, devi prenotarti almeno un anno prima!

Un susseguirsi di musiche stratosferiche, da Adam a Tchaikovsky e di coreografie meravigliose . Interpretazioni di una leggiadria, di una bellezza irraggiungibile. Fantastica.

Il farmaco giusto per elevare lo spirito. E Maria Pia Liotta è stata davvero brava a coinvolgere artisti e pubblico in una vera e propria apoteosi della danza.

Il ma, dalle nostre parti è d’obbligo, ahinoi.

Una più attenta direzione del Teatro avrebbe dovuto far controllare la resa fonica dell’impianto. Non so e non voglio sapere se è stata colpa delle incisioni non perfette o dei tecnici del suono (estranei al teatro, come sempre) :fatto si è che è stata un’offesa alla dignità del teatro e dell’orecchio dei reggini, dover subire distorsioni, rumori di fondo e gracchìi come si ascoltasse un grammofono dell’ottocento.

Fino a quando non ci sarà una direzione tecnica sarà sempre cosi.

Parlo di direzione tecnica, a scanso di equivoci e per evitare che i soliti politicanti da strapazzo , mi attribuiscano insani, a loro dire, desideri .

Qui, infatti, chi vuole migliorare la città magari gratuitamente, è un egocentrico non un buon cittadino!

In ogni caso, anche il gracchiar delle casse, non ha inficiato la bellezza della serata. Segno che la musica, l’arte, la professionalità artistica vincono sempre, anche sulla ignominia degli incolti.

Eduardo Lamberti - Castronuovo

Domenica 16 gennaio 2011
Ore 14:22

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