Lunga risposta del segretario comunale all’oppositore 

Comune, Emilio replica a Liotta (Ep): “Consigliere eticamente irresponsabile”

Reggio Calabria. Dal segretario generale del Comune di Reggio Calabria Pietro Emilio riceviamo e pubblichiamo:

«Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali,

quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana.»

<Inizio questa mia replica al Consigliere comunale Antonino Liotta, in riferimento all’intervento rilasciato all’emittente RTV, in data 22 gennaio u.s., con una citazione di J.F.Kennedy, rinvenendo nella stessa il compendio del senso e dell’impronta che ha caratterizzato sin dall’inizio la mia attività professionale di Segretario comunale, da quando pronunciai la formula del giuramento, al momento del mio insediamento alla carriera, il 14 febbraio 1994, che resi al cospetto del Prefetto di Perugia, “Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana ed al suo Capo, di osservare lealmente le leggi e di adempiere a tutti i doveri del mio stato al solo scopo del bene della Patria”.

Questo giuramento per me non è stato soltanto l’adempimento ad un rituale previsto per i dipendenti della Pubblica Amministrazione, ma ha rappresentato e continua ad esserlo un modello di riferimento che, sempre ed a prescindere dalle complesse situazioni di contesto, ho inteso permeare quotidianamente il proprio agire amministrativo, di cui la propria storia professionale, in tanti anni di attività, ne è testimone per i documentati attestati di stima che sul piano umano e professionale, ho ricevuto in seno alle Pubbliche amministrazioni locali, dai Sindaci, dalle opposizioni politiche, dai collaboratori e dai cittadini utenti.

Fatte queste premesse, mi introduco all’intervista rilasciata all’emittente televisiva RTV, dal Consigliere comunale Liotta, che in riferimento agli accadimenti verificatisi nell’ultima seduta consiliare e a quelle precedenti, a suo avviso lo scrivente “non avrebbe svolto in modo adeguato alle circostanze le sue funzioni di Segretario comunale, e questo peraltro non solo per quanto attiene alle sedute d’aula più recenti…….”, e “nello svolgimento delle funzioni di Segretario generale dell’Ente è stato tutt’altro che irreprensibile”.

Riservandomi in altra sede, e allorquando il Consigliere comunale in maniera circostanziata e non generica, riterrà opportuno informarmi della portata delle presunte illegittimità rinvenibili nella mia funzione di assistenza agli Organi collegiali, e di cui ai precedenti Consigli comunali, peraltro invitandolo magari ad essere più puntuale e solerte tempo per tempo, anche al fine di fare tesoro di inconsapevoli errori, per orientare al meglio, qualora ci siano stati, ottimizzandola, la mia azione di assistenza all’organo consiliare, vengo alla problematica verificatasi durante l’ultima seduta consiliare, in 2^ convocazione, del 17 gennaio u.s.

In detta seduta del Consiglio comunale, il Consigliere Giuseppe Marino facente parte del Gruppo consiliare di minoranza del Partito Democratico, assumeva le funzioni di Presidenza del Civico Consesso, per l’assenza del Presidente del Consiglio comunale Sebastiano Vecchio e del Vice Presidente Emiliano Imbalzano, procedendo all’apertura dei lavori consiliari, previa verifica del numero legale per la validità della seduta in 2^ convocazione, accertata a mezzo l’appello nominale condotto dallo scrivente, in cui è stata riscontrata la presenza in aula di n. 11 Consiglieri comunali. Orbene ai sensi del combinato disposto dall’articolo 38, comma 2, del T.U.E.L., che prevede “……per la validita’ delle sedute, in ogni caso debba esservi la presenza di almeno un terzo dei consiglieri assegnati per legge all’Ente, senza computare a tale fine il Sindaco…”,e dall’articolo 51, comma 4, del vigente Statuto comunale che recepisce tale precetto normativo del T.U.E.L., la seduta veniva validamente costituita, e pertanto il Presidente f.f. Marino ne dichiarava l’apertura dei lavori. In tale momento si registra in aula l’allontanamento da parte del Consigliere comunale Roberto Leo, determinando così la presenza in aula di n. 10 Consiglieri comunali, della cui circostanza lo scrivente con l’ausilio dei miei collaboratori presenti al tavolo della Presidenza, provvedeva alla relativa verbalizzazione, come previsto dall’articolo 97, comma 4, lett. a) del T.U.E.L., e come puntualmente disciplinato dall’articolo 9 del vigente Regolamento comunale per il funzionamento del Consiglio comunale. Ed in particolare detto articolo 9 del Regolamento comunale, prevede fra l’altro, al terzo capoverso che “ I Consiglieri che escono dalla sala prima della votazione non si computano nel numero necessario a rendere legale l’adunanza”, ed il successivo quarto capoverso demanda al Segretario comunale l’attività di annotazione dei Consiglieri che entrano ed escono dall’aula, attività questa che viene svolta dai propri collaboratori, al fine voluto dal regolamento stesso, e nel rispetto dei sopracitati precetti normativi, di svolgere una funzione di controllo, al momento della votazione, circa la sussistenza del numero legale necessario a rendere legale la votazione e l’adunanza. Infatti l’ultimo capoverso del citato articolo 9 prevede che “ Accadendo che, in una stessa seduta, il Consiglio si trovi in numero legale per talune deliberazioni, e per altre no, esso deve adottare soltanto le deliberazioni sugli oggetti per i quali esiste il prescritto numero legale”.

Dunque in ossequio a quanto detto, il Presidente f.f. Marino, provvedeva con solerzia, alla proposta di votazione dell’aula, senza che si svolgesse alcuna relazione a cura del Consigliere comunale Avv. Massimo Canale, proponente il primo punto all’o.d.g., come la prassi impone, e senza alcuna consequenziale discussione in aula. A questo punto lo scrivente, in ossequio al rispetto delle norme soprarichiamate, rappresentava al Presidente del Consiglio f.f. la circostanza della mancata sussistenza al momento della votazione del prescritto numero legale dell’adunanza, e pertanto l’illegittimità di una prosecuzione dei lavori consiliari. A questo punto si è registrata in aula una discussione della problematica, con interventi da parte dei Consiglieri comunali presenti, nel corso dei quali è entrato in aula il Vice Presidente del Consiglio comunale Emiliano Imbalzano che ha richiesto al Presidente Marino la verifica del numero legale, sebbene detta circostanza fosse già stata rappresentata dal Segretario generale. A tale adempimento sollecitato dal Consigliere comunale Imbalzano, nel frattempo allontanatosi dall’aula, non veniva dato seguito dal Presidente del Consiglio f.f. Marino, il quale nell’esercizio delle sue funzioni tra le quali rientra, ai sensi dell’articolo 38 del vigente Statuto comunale, l’applicazione del Regolamento per il funzionamento del Consiglio comunale, dichiarava all’aula la sussistenza del numero legale, e quindi invitava il Civico Consesso a provvedere alle votazioni di talune proposte di deliberazioni, rinviando altre iscritte all’o.d.g. al prossimo Consiglio comunale, con i voti favorevoli all’unanimità resi dai n. 10 Consiglieri comunali presenti, in violazione dell’obbligo di legge e regolamentare della presenza in aula di n. 11 Consiglieri comunali. Tutto ciò descritto sopra trova rispondenza nell’audioregistrazione dei lavori consiliari.

Quanto sopra rappresentato, nell’offrire l’esatta dinamica dei fatti avvenuti nell’ultimo Consiglio comunale, al Presidente del Consiglio comunale, al Consiglio comunale, al Sindaco e ai cittadini che hanno avuto modo di leggere o sentire nei media locali, le affermazioni denigratorie e diffamanti del Consigliere comunale Antonino Liotta circa l’inadeguatezza e la reprensibilità caratterizzanti, a suo dire, l’operato e la professionalità del Segretario generale dott. Pietro Emilio nell’esercizio della funzione di assistenza al Consiglio comunale, denota un comportamento del Consigliere irresponsabile sul piano dell’etica pubblica, nella sua qualità di Consigliere comunale, e offensivo della dignità che merita l’uomo-Segretario comunale. Il primo carattere è legato alle superiori esigenze di garantire legittimità all’azione amministrativa dell’Ente, gravemente compromessa dalle personali e suggestive argomentazioni tecnico-giuridiche che hanno condotto lui medesimo Consigliere comunale ed il Civico consesso alla prosecuzione dei lavori consiliari, al cospetto di una eccezione sulla legittimità dell’adunanza consiliare, da me ex lege rappresentata, non controdedotta con argomentazioni di diritto durante i lavori consiliari, ma addirittura disattesa con comportamenti reprensibili dell’ufficio di Presidenza facenti funzioni. Il secondo carattere è riconducibile all’ingiustificato e incomprensibile tentativo di diffamare la condotta morale (con il termine reprensibile) e professionale (con il termine inadeguato) di un Dirigente, (per la cui tutela dell’immagine e della propria dignità ho già dato mandato al mio legale), la cui storia personale e professionale, quest’ultima ulteriormente arricchita dalla proficua, rilevante e riconosciuta attività gestionale profusa in soli pochi mesi presso questo Ente, è refrattaria a qualsiasi strumentalizzazione politica per fini a me sconosciuti, ma che sicuramente nulla hanno a che fare con il pubblico interesse, di cui questa Città e la nazione tutta, anche per la particolare congiuntura politico-economica, non ne hanno certamente bisogno.

E semplicemente una questione di ……moralità umana>.

Martedì 24 gennaio 2012
Ore 14:03

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