CATANZARO, 30 GEN - Il presidente dell’Upi Calabria, Wanda Ferro, ha espresso apprezzamento per l’ordine del giorno presentato in Consiglio regionale da consiglieri appartenenti a diversi gruppi politici, con il quale la Regione è stata invitata a ricorrere alla Corte costituzionale contro l’abolizione delle Province. "Sono grata - ha detto Wanda Ferro - ai consiglieri Piero Amato, primo firmatario, che è anche consigliere provinciale ed ex presidente della Provincia di Catanzaro, Mario Magno, Francesco Sulla e Ottavio Gaetano Bruni, ex presidente della Provincia di Vibo, per avere portato all’attenzione dell’Assemblea calabrese le gravi conseguenze dell’articolo 23 del ‘Decreto Monti’, che contiene norme di sostanziale abolizione delle Province. Norme che sotto diversi aspetti sono in contrasto con il dettato della nostra Carta Costituzionale". L’ordine del giorno presentato in Consiglio regionale ricorda che la Costituzione stabilisce che "la Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato" e prevede che le Province, come i Comuni, "sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione", titolari di funzioni amministrative proprie, fra cui "funzioni fondamentali" stabilite dalla legge dello Stato e altre conferite dalle leggi statali o regionali, e di "potestà regolamentare"; che hanno "autonomia finanziaria di entrata e di spesa", "risorse autonome", "tributi ed entrate propri" oltre a compartecipazioni ai tributi erariali, in misura tale da "finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite". E’ evidente, quindi, si afferma ancora, che le Province sono previste dalla Costituzione come enti di governo locale elettivi, con un proprio territorio. Per modificare questa previsione, occorre una legge di revisione costituzionale. "Il decreto Monti - affermano i consiglieri nell’ordine del giorno - compie invece un’operazione surrettizia. Non sopprime formalmente le Province, ma di fatto le svuota della loro natura costituzionale, nel visibilissimo intento di anticipare una riforma che le abolisca. In sostanza, il decreto legge realizza una vera riforma costituzionale, che però esula dalla competenza del legislatore unitario. Il decreto stabilisce infatti che ‘spettano alla Provincia esclusivamente le funzioni di indirizzo e di coordinamento delle attivita’ dei Comuni nelle materie e nei limiti indicati con la legge statale o regionalé; che lo Stato e le Regioni provvedano entro il 31 dicembre prossimo a trasferire ai Comuni o alle Regioni le funzioni conferite alle Province dalla normativa vigente, e a trasferire del pari le ‘risorse umane, finanziarie e strumentali per l’esercizio delle funzioni trasferité, lasciando alle Province solo il "necessario supporto di segreteria per l’operatività degli organi della stessa". I consiglieri firmatari dell’ordine del giorno invitano quindi i presidenti della Giunta e del Consiglio regionali "a valutare l’opportunità, in accordo con le altre Regioni, di ricorrere alla Consulta affinché sia dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 23 del decreto Monti". (ANSA).
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