Dopo nove giornate di digiuno, gli amaranto spezzano l’incantesimo e tornano al successo
REGGIO CALABRIA - Il “ramadan amaranto” è finito. Due mesi e mezzo dopo l’ultima abbuffata, la Reggina si regala finalmente una cena coi fiocchi. Un primo, un secondo, c’è persino il dolce prima dell’amaro. A servirla uno chef d’eccezione: Angelo Gregucci. Davvero un modo originale per salvare una panchina che già scricchiolava. Potere di una vittoria, una vittoria che scaccia via i fantasmi. Almeno per il momento. Perché il Gubbio sarà anche squadra ostica, avrà anche fermato la Samp, ma quello ammirato al Granillo è ben poca cosa. Per sentirsi fuori pericolo, allora, sarà meglio attendere l’esame Pescara.
Nel frattempo ci si gode questo 3 a 1. Netto. Senza storia. E che segna la prima vittoria di Angelo Gregucci sulla panchina della Reggina! Basta questo per strappare un sorriso al mister, che nel frezeer del “Granillo”, disegna un 3-5-2 inedito: conferma Zandrini tra i pali, consegna le chiavi della difesa ad Emerson e gli affianca Angella e Freddi. Ma la vera rivoluzione è in mezzo al campo dove accanto a Rizzato, Nicolas Viola e Rizzo, ritrovano una maglia due desaparecido: Barillà e Ragusa. Il primo agisce da interno di centrocampo, il secondo si riscopre esterno destro. Il progetto tattico di Gregucci è chiaro: sfruttare le corsie esterne per innescare al meglio la coppia Bonazzoli – Campagnacci.
E il pieno di coraggio dà subito gli effetti sperati, se è vero come è vero, che il Gubbio di Simoni (timido ed impacciato) va nel pallone dopo quattro quando Campagnacci fa le prove del goal, che arriva puntuale 60 secondi più tardi: Barillà sfonda sulla sinistra e per l’ex attaccante del Gulianova (autentica bestia nera del Gubbio) è un gioco da ragazzi battere Donnarumma. La band di Simoni prova subito a rialzarsi ma la difesa amaranto pur con qualche affanno, regge bene l’urto anche grazie alla personalità di Zandrini che al debutto al “Granillo”, strappa applausi e consensi. E quando intorno alla mezzora Ragusa si guadagna un calcio di rigore, mettendo fine al digiuno di Bonazzoli, il popolo amaranto può finalmente tirare un bel sospiro di sollievo. Gara in ghiaccio. E non solo per il freddo, un freddo che fa battere i denti. A scaldare i 4.000 del Granillo (a proposito, i paganti sono appena 139, roba da campionato di Eccellenza), ci pensa allora Freddi che all’alba della seconda frazione inchioda ancora Donnarumma sugli sviluppi di un corner: 3 a 0 e sulla gara cominciano a scorrere (in anticipo) i titoli di coda.
Ci pensa Mario Rui, tuttavia, a tenere vivo l’interesse con una punizione che non lascia scampo a Zandrini. Inizia il valzer dei cambi. Il Gubbio spinge. Gregucci si copre: fuori Campagnacci, dentro Colombo. Adesso è Ragusa a far coppia con Bonazzoli ma dopo aver sprecato tante energie su e giù per la fascia, l’ex pupillo di Breda, non ha la necessaria lucidità per impreziosire una buona prestazione. Il suo errore sotto porta vincerebbe la classifica dei goal divorati! Ma nella notte della rinascita amaranto, nessuno sembra farci troppo caso. Intanto Gregucci arruola De Rose, paga un Barillà tarantolato, in assoluto il migliore in campo. Così la Reggina prova a narcotizzare una gara che Simoni tenta di riaprire ma inutilmente. Vince la Reggina. Il digiuno è finito. E adesso tutti a Pescara, in casa della capolista, tutti a “Zemanlandia” per vedere di nascosto l’effetto che fa…
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