Ingiusto e fuorviante imputare all’appartenenza ad una minoranza culturale il degrado di un quartiere
"Ancora una volta il quartiere Arghillà è oggetto di interpretazioni discriminatorie, proprio a ridosso del Giorno della Memoria che dovrebbe essere un’occasione per riflettere sugli orrori del razzismo (non solo del passato) e sulla difesa della dignità umana. Nostro malgrado, ci ritroviamo a dover ribadire concetti che dovrebbero ormai fare parte del bagaglio culturale di ognuno, vale a dire che è ingiusto e fuorviante imputare all’appartenenza ad una minoranza culturale il degrado di un quartiere, come invece è stato sostenuto sulle pagine di un quotidiano locale".
Lo afferma in una nota stampa la rete di attivisti Energie di Comunità di Reggio Calabria.
"Le condizioni del quartiere Arghillà sono frutto di decisioni politiche che hanno comportato la concentrazione di fragilità sociali e povertà in un luogo privo di servizi essenziali. Imputare ai cittadini di cultura rom la causa di tutti mali è solo fumo negli occhi per distogliere dalle cause reali del degrado. In particolare, riguardo alla gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, non ci sembra possibile ignorare le responsabilità interne all’ Aterp, proprietaria di gran parte degli alloggi ad Arghillà, di altri esponenti delle istituzioni, in considerazione delle inchieste che su questo tema sembrerebbero coinvolgere anche elementi della ‘ndrangheta reggina, a dimostrazione che l’ agire criminale non ha che fare con l’ origine storico-culturale ma con le scelte individuali di vita e con le strategie di adattamento al contesto criminale del territorio reggino" - viene dichiarato nella nota.
"Sono questi due ultimi elementi che andrebbero individuati e analizzati per trovare soluzioni efficaci di contrasto. Se esiste infatti un conflitto ad Arghillà non è, come si sostiene tra le pagine di un giornale, tra rom e non rom ma piuttosto tra persone che vorrebbero vivere una vita con dignità, nonostante la miseria e le condizioni circostanti e chi ha scelto invece di reagire a questo stato di cose con la violenza e il sopruso. Dire che Arghillà è in mano ai rom e che esistono due comunità in conflitto è fare un torto alle persone che cercano ogni giorno di vivere in tranquillità nonostante le condizioni di precarietà esistenziale e lo stigma che, è evidente, esiste ancora, se non si vuole riconoscere che i rom calabresi fanno parte della comunità reggina da oltre 70 anni e di quella calabrese da secoli" - prosegue la nota della rete attivista.
"Ci sembra, inoltre, scorretto associare ogni intervento positivo su Arghillà solo ad alcuni soggetti e al Coordinamento di quartiere - si aggiunge -. Esistono, infatti, sul territorio diverse realtà associative e di cittadinanza che si impegnano giornalmente e hanno a cuore la sorte del quartiere e delle persone che lo abitano. Il campetto di calcio di Modenelle in particolare è frutto dell’ impegno di associazioni e abitanti del quartiere che negli anni hanno creduto nell'importanza del diritto al gioco ed è stato programmato e realizzato dal Comune diversi anni fa. Ci lasciano perplessi anche i dati espressi relativi alla dispersione scolastica dei minori" .
"Per quanto le difficoltà in termini di frequenza scolastica esistano e più volte sono state poste all’ attenzione delle istituzioni per trovare soluzioni efficaci in termini di diritto allo studio, non ci risulta che un bambino su due non vada a scuola. Se così fosse sarebbe opportuno segnalare le singole situazioni a chi di competenza piuttosto che scrivere sui giornali, affinché possano essere individuati e rimossi gli ostacoli che impediscono l’ effettiva frequenza scolastica. Si auspica che si voglia, una volta per tutte, affrontare con serietà i problemi di Arghillà, senza divisioni, in particolare etniche, e intervenendo sulla demolizione del ghetto che intrappola le persone in condizioni di vita senza una speranza concreta di riscatto sociale" - conclude la nota.