Il Maresciallo Marrari riuscì a salvare gli internati dal piano di morte organizzato dalle truppe tedesche
Di Raffaella Imbriaco
Solo qualche giorno ci distanzia temporalmente dalla commemorazione del Giorno della Memoria istituita con L. 20 luglio 2000 n.211 in ricordo delle vittime di uno dei più terribili eventi della storia dell’ umanità: l’Olocausto del popolo ebreo. E’ risaputo che l’Italia abbia avuto campi di sterminio e di detenzione disseminati per la Penisola. In Calabria, precisamente in provincia di Cosenza, è noto il campo di internamento di Ferramonti di Tarsia nel quale confluirono migliaia di prigionieri di varie nazionalità, alcune centinaia arrestati nel 1940 dopo il naufragio del battello Pentcho che da Bratislava percorreva le vie fluviali per giungere al Mar Egeo e diretto verso la Palestina.
La storia di questo luogo, il più grande campo d’internamento italiano, non può essere paragonata a nessun‘altra, poiché pur rimanendo un luogo di detenzione in cui vigevano disciplina e regole ferree, non venne mai meno il senso di umanità nei confronti dei prigionieri. Una folta comunità di ebrei provenienti da tutta Europa si ritrovò reclusa in quel campo, diretto dal reggino Maresciallo Gaetano Marrari, Comandante del Corpo di Pubblica Sicurezza dal 1940 al 1943, insignito nel 1985 della Medaglia d’oro della Regione Calabria per le sue doti umane e l’altruismo dimostrato, considerato che nel campo mai nessun prigioniero fu ucciso o torturato. Inoltre, a Ferramonti non mancarono iniziative culturali, religiose e ludiche che permisero agli internati di vivere meno tristemente la loro detenzione. Il rispetto della dignità umana si concretizzò in una serie di iniziative volte a rendere meno disperata la permanenza in quel luogo senza libertà .Nel campo esisteva una scuola, una biblioteca, si svolgevano attività teatrali, produttive, e vennero celebrati riti religiosi tra i quali anche alcuni matrimoni coronati dalla nascita di parecchi bambini. Noto è il coraggio dimostrato dal Maresciallo Marrari quando riuscì a salvare gli internati nei giorni successivi all’8 settembre 1943, dopo che le truppe tedesche a seguito dell’armistizio, avevano il progetto di annientare gli ebrei rinchiusi nei campi italiani.
La bandiera gialla ben visibile dall’esterno della grande struttura, significava pericolo di contagio da colera, un escamotage rischioso dimostratosi efficace per dissuadere le truppe tedesche nel perseguire il loro piano di morte. Nella nostra città al Maresciallo Marrari nel 2017 è stata dedicata una strada al rione Marconi, ma forse non è stato fatto abbastanza…Il contributo di questo grande uomo alla causa della giustizia e della dignità umana, meriterebbe da parte delle istituzioni e della comunità reggina più importanti riconoscimenti…Per non dimenticare mai la bontà d’animo e i natali di questo eroico militare.