Reggio, rimossa la targa in pietra all’ingresso del Palazzo della Cultura Pasquino Crupi

Autore Redazione Rtv | sab, 08 feb 2025 18:18 | Targa Pasquino Crupi Palazzo Cultura

La storia non si cancella 

Quando alla incapacità amministrativa si aggiunge il pregiudizio ideologico, non c’è speranza per una città né come la nostra né come altre: grandi o piccole che siano.

Il tapis roulant, le statue di Rabarama, la targa che ricorda la cacciata degli ebrei da Reggio, l’aquila di Piazza del popolo e tante altre opere realizzate o restaurate dalla destra politica, sono esposte al pubblico ludibrio e mai manutenute.

Adesso la ciliegina sulla torta questa Amministrazione Falcomatà, con l’aiuto dei “servitori stolti”, l’ha messa niente meno che sul Palazzo della Cultura Pasquino Crupi. Rimuovendo una targa, piuttosto grande, in pietra di Lazzaro, dove veniva concentrata la motivazione di quell’opera, costata sacrifici, lavoro personale, rischi per ben quattro lunghi anni. E lo ha fatto nel giorno stesso in cui veniva inaugurata una mostra realizzata in compartecipazione col comune di Milano, dove si esponevano opere confiscate, parimenti, alla malavita organizzata. Si è voluto nascondere quanto era stato fatto da seri amministratori che non hanno voluto tagliare nastri o appropriarsi di opere non proprie, ma hanno ideato, costruito e conquistato per la città, una valore materiale, etico e morale di tale levatura che non poteva essere certo compreso da individui il cui spessore culturale è prossimo alla zero.

Vale la pena di ricordare, brevemente, i lunghi anni trascorsi fino a quel Maggio del 2016 quando fu aperto al pubblico quello che era il palazzo della Cultura, oggi pressoché abbandonato, affidato a mani inesperte e soprattutto snaturato in quella che era l’essenza dell’iniziativa.

Ai quadri di grande valore confiscati alla malavita erano stati aggiunti, in altri piani, le opere della collezione Calarco reperite nei cantinati e restaurati dagli allievi del Liceo Preti-Frangipane, le opere di Mintom, che avevano conquistato, gratuitamente donate, una sala, non solo, ma ai giovani artisti o presunti tali reggini, era stata data l’opportunità – a tempo – di esporre le loro opere, con tanto di identificazione. Anche un professionista reggino, Attilio Fusco, aveva donato centinaia di libri della biblioteca paterna. Di tutto questo, quasi nulla è rimasto per una volontà devastatrice dell’opera altrui, ideologicamente contrapposta.

Ma l’apice di quello che non può che considerarsi un atto indecente, indicibile di sopraffazione solo politica, lo hanno toccato con la rimozione della targa che recava oltre le motivazioni i nomi degli autori di quell’opera che ha destato un interesse internazionale. Oltre 370 articoli hanno occupato le pagine dei quotidiani di tutto il mondo!

Tutto era cominciato con la notizia apparsa sui quotidiani locali del sequestro da parte della Guardia di Finanza di 170 quadri ad un noto soggetto reggino. L’idea fu immediata. Facciamoli affidare alla Città. Furono cosi, per concessione della Magistratura, affidati per esporli al Museo in fase di ristrutturazione. Arte torna Arte. Grande successo. Finita la mostra si poneva il problema di dove custodirli. La Banca d’Italia fu lieta di aiutare la Provincia ed il suo assessore. Reperito l’ex Brefotrofio, scambiando un piano con la Regione Calabria, si avviarono i lavori per mettere in sicurezza i quadri di inestimabile valore. Lavorando giorno e notte con volontari e funzionari della provincia si arrivò a predisporre tutto a regola d’arte.

Il 7 Maggio 2016 inaugurazione. Anche il procuratore Gratteri volle presenziare.

Oggi con la rimozione della targa rievocativa si è tentato di annullare un ricordo, che i cittadini comunque hanno, della grande iniziativa di legalità. Ma la storia, quella vera, non si cancella!

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