Filtri, apparenze e solitudini: il lato oscuro della generazione social

Autore Giorgia Rieto | mar, 15 apr 2025 11:08 | Social Vita-Reale Problematiche-Sociali

Giovani in crisi tra vite perfette e realtà invisibili, quando i social soffocano il futuro

Nell’era delle stories e dei filtri perfetti, della corsa ai like e ai follower, una generazione intera sembra aver perso l’orientamento. I social, nati per connettere, oggi separano. Illudono. Costruiscono mondi finti, vite curate al dettaglio che non esistono davvero. E in questo scenario, tanti giovani restano intrappolati nella convinzione che per “valere” serva solo piacere. A tutti. Sempre.

Cresce così una pressione silenziosa, continua, velenosa. Quella di dover apparire felici, in forma, produttivi, vincenti. Nessun margine per la fragilità, per l’incertezza, per il dubbio. E chi non riesce a stare al passo con questa narrazione artificiale, spesso cade in una spirale di insoddisfazione e solitudine che sfocia nella depressione. Una condizione che, secondo numerosi studi recenti, colpisce ormai in modo preoccupante una fascia sempre più giovane della popolazione.

Ma c’è di più. Per molti ragazzi, i social non sono più solo un modo per comunicare, ma l’unica strada possibile per avere un futuro. Lavorare “davvero”, impegnarsi, fare gavetta, iniziare da zero? Spesso non è nemmeno considerato. Troppo lento, troppo faticoso. Meglio rincorrere un guadagno rapido con un video virale, un reel di successo, un brand da taggare.


Il risultato? Un’intera generazione che fatica a trovare la propria strada, che si sente smarrita e bloccata.
Che perde motivazione e volontà di costruire un cammino personale, credendo che basti un telefono in mano per arrivare ovunque.

Nel frattempo, la vita vera resta in stand-by. Incontrarsi dal vivo, parlarsi guardandosi negli occhi, creare relazioni autentiche: tutto diventa raro, difficile, a volte quasi scomodo. Anche la convivenza diventa complicata. Sempre più giovani, anche superati i vent’anni, non riescono a gestire una quotidianità autonoma, vivendo dipendenti dalle famiglie non solo economicamente, ma anche per le più semplici faccende domestiche.

Dietro quei profili patinati, si nasconde spesso un vuoto emotivo. Una guerra con se stessi, fatta di confronti continui, di aspettative irrealistiche, di solitudine mascherata da connessione. Serve una riflessione profonda, collettiva. Serve il coraggio di spegnere lo schermo e guardarsi davvero. Perché la vita, quella autentica, inizia proprio dove finisce il filtro.

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