L'impianto aumenterà l’abbattimento degli agenti patogeni fognari delle acque reflue quasi al 100%
Autorizzato il primo fitodepuratore del territorio dell’Area Metropolitana di Reggio Calabria, a servizio di un ente pubblico, realizzato dal Comune di Candidoni, finanziato con i fondi dei Patti per il sud. Con il sopralluogo del responsabile Servizio Ambiente Metropolitano, Dr.Francesco Forestieri, accompagnato dal Sindaco Vincenzo Cavallaro e dal vice Luigi Laccisani, si è dato avvio, con autorizzazione provvisoria, allo scarico nel vicino torrente San Nicola.
E’ stato il responsabile del servizio tecnico comunale Arch. Saverio Tommaso Ganino ad illustrare, per grandi linee, il ciclo depurativo dell’impianto, primo in assoluto nel territorio ad ossigenazione forzata, che aumenta l’abbattimento degli agenti patogeni fognari delle acque reflue quasi al 100%. Un traguardo raggiunto dal piccolo ente pianigiano non senza difficoltà, ma fortemente voluto e portato a compimento per evitare la solita “cattedrale nel deserto”. Il Covid prima e alcune defaillance dell’ufficio dopo avevano seriamente compromesso il completamento dell’opera, tanto che sono in corso accertamenti per eventuali responsabilità.
L’opera, tecnologicamente innovativa, seppur datata, dopo indagine esplorativa affidata al responsabile Affari Generali, con il supporto della direzione della Fattoria della Piana, rinomato complesso agro-latterio-caseario dove già opera impianto simile, è stata affidato alla IRIDRA, di Firenze, una società di ingegneria e consulenza leader nel settore, per la progettazione e l'assistenza nella realizzazione di interventi per la gestione ecosostenibile delle risorse idriche. In particolare, IRIDRA è riconosciuta come azienda leader nei settori delle soluzioni basate sulla natura (NbS, Nature-based Solutions) e delle infrastrutture verdi e blu (Green-blu Infrastructure), in particolare la fitodepurazione (Treatment Wetlands) o il drenaggio urbano sostenibile (SuDS – Sustainable Drainage Systems).
Un traguardo raggiunto dopo un lungo e travagliato percorso, caratterizzato da fallimenti ormai storici e sperpero di denaro. Si partiva negli anni ’70 con una semplice vasca Imhoff, tipica fossa settica che utilizza un processo di sedimentazione e digestione anaerobica per trattare le acque reflue, per poi passare ad un depuratore, con sistema a vasche ed elettromeccanica, con mutuo cassa depositi e prestiti di 190 milioni di lire. Opera mai andata in funzione, se non per qualche giorno nel 1982, per poi accorgersi che l’ente non ha un manutentore e i costi di gestione (corrente elettrica) sono insostenibili quindi il tutto finisce in balìa delle erbacce, delle intemperie e vandali. Ma l’amore per l’ambiente è più forte delle intemperie e nel 1989 si decide di “ripristinare” il vecchio impianto con altro mutuo di 70 milioni di lire che anche in quel caso trassero vantaggio i “vandali”.
Oggi, perseguendo obiettivi concreti e sostenibili, il piccolo centro urbano di Candidoni può vantare il primato provinciale di un’opera a servizio della comunità e dell’ambiente e del giusto uso del denaro pubblico.