La denuncia: “Valenza naturalistica dimenticata, ignorata la voce dei cittadini”
I lavori del cosiddetto “Parco del Vento” sono quasi conclusi, ma a sollevare un coro di proteste è il Gruppo Adorno O.D.V., storica organizzazione di volontariato attiva nella tutela ambientale. In una nota durissima, l’associazione denuncia la realizzazione di opere “poco rispettose della valenza naturalistica dell’area”, parlando apertamente di “scempio” e di promesse disattese da parte dell’Amministrazione comunale.
«Si è tradita – scrivono – la volontà di un’intera comunità che, già nei primi anni 2000, aveva espresso una visione ben diversa per lo sviluppo di Punta Pellaro». Il riferimento è al progetto “Senzacemento”, promosso all’epoca da un comitato cittadino, che prevedeva un modello di sviluppo sostenibile: spostamento della strada a monte, creazione di un bosco costiero con chioschi, aree pedonali e una lunga passeggiata in legno, ispirata a quelle di alcune coste spagnole. Una visione partecipata, che coinvolse centinaia di cittadini con incontri pubblici in vari quartieri del territorio.
Una visione che però – denuncia il Gruppo Adorno – è rimasta lettera morta. «Oggi ci ritroviamo con un’area anonima e squallida, coperta di cemento e con muretti di delimitazione senza alcuna armonia ambientale. La pista ciclabile inizia e finisce nel nulla, la zona sarà impraticabile d’estate e la vegetazione è pressoché inesistente, salvo le solite palme».
Una delle critiche più aspre riguarda l’impatto economico dell’opera: 1,2 milioni di euro, secondo il Gruppo, spesi per realizzare un “vialetto di cemento”, mentre in passato, grazie all’impegno volontario e al sostegno del Parco Nazionale dell’Aspromonte, era stata protetta la spiaggia con palizzate in legno e la piantumazione di Tamerici, “a costo zero e con risultati visibili”.
«Il danno è irreparabile – si legge ancora nel comunicato – e il futuro sognato per Punta Pellaro è stato sacrificato sull’altare dell’approssimazione e dell’omologazione urbana. Il Sindaco Falcomatà parlava nel 2019 di un progetto ispirato da una tesi di laurea e partecipato dal basso. Ma nulla di quanto promesso è stato realizzato».
Non manca l’ironia amara nel finale: «Nei giorni scorsi si è parlato di una festa per l’inaugurazione. Ma forse, per quanto accaduto a Punta Pellaro, sarebbe più indicata una cerimonia di suffragio».
Un j’accuse forte, che riapre la discussione pubblica su come debbano essere progettati e realizzati gli spazi verdi e litoranei nel rispetto dell’ambiente, della storia dei luoghi e delle comunità che li vivono.