Omicidio Scopelliti, salgono a 20 gli indagati: coinvolti condottieri della ‘ndrangheta e Messina Denaro

Autore Giorgia Rieto | mar, 20 maggio 2025 18:41 | Omicidio-Scopelliti Ndrangheta -Giudice-Scopelliti

Scopelliti, all’epoca, si stava preparando a rappresentare l’accusa in Cassazione nel maxi-processo di Palermo contro Cosa Nostra

Nuovo clamoroso sviluppo nell’inchiesta sull’omicidio del giudice Antonino Scopelliti, assassinato il 9 agosto 1991 a Campo Calabro mentre si trovava in vacanza nella sua terra d’origine. Salgono a venti gli indagati per il delitto che segnò profondamente la lotta alla mafia in Italia.

Oltre ai 17 nomi già noti dal 2019, quando la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Maurizio Avola, individuò l’arma del delitto, emergono oggi altri protagonisti di spicco delle cosche calabresi e siciliane.

Nel decreto di perquisizione eseguito di recente a Messina dalla Squadra Mobile, figurano anche i nomi di Pasquale Condello, Giuseppe De Stefano, Giuseppe Morabito, Luigi Mancuso, Giuseppe Zito e Franco Coco Trovato, considerato il capo delle cosche ‘ndranghetiste radicate in Lombardia.

Nel documento compare anche il nome di Nitto Santapaola, boss storico di Cosa Nostra catanese, nei cui confronti tuttavia "non si può procedere" poiché già assolto per il medesimo reato.

Tra gli indagati figurano anche alcuni boss deceduti nel frattempo: Matteo Messina Denaro, Giovanni Tegano e Francesco Romeo.

Secondo la Procura antimafia di Reggio Calabria, l’omicidio Scopelliti sarebbe stato deciso nel corso di una riunione svoltasi a Trapani nella primavera del 1991, con un mandato omicidiario che, secondo i magistrati Giuseppe Lombardo e Sara Parezzan, proveniva direttamente da Totò Riina.

Sarebbe stato Matteo Messina Denaro, allora giovane emergente dell’organizzazione, a ricevere l’incarico e a gestire operativamente l’assassinio, in collegamento con Salvo Lima, l’eurodeputato democristiano poi ucciso nel 1992. Lima, secondo le indagini, avrebbe fornito le informazioni relative alle abitudini del giudice Scopelliti, mentre un informatore locale rimasto ignoto avrebbe monitorato e comunicato gli spostamenti del magistrato.

Scopelliti, all’epoca, si stava preparando a rappresentare l’accusa in Cassazione nel maxi-processo di Palermo contro Cosa Nostra. La sua eliminazione avrebbe avuto lo scopo di sabotare la conferma delle condanne inflitte in primo e secondo grado contro la cupola mafiosa.

L’indagine, ancora in corso, potrebbe portare ulteriori novità. Dopo oltre trent’anni, la giustizia prova a fare piena luce su uno dei più gravi delitti di mafia degli anni Novanta.

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