Stanzione mette sempre al centro dell'innovazione la persona
"Quando tra le ragioni sottese alla scelta del nome di un pontefice concorre anche il bisogno di governare le sfide lanciate all'umanità dalla tecnologia, è evidente come essa non sia più solo tale, ma costituisca un fattore d'incidenza determinante sulla stessa antropologia sociale".
A dirlo il garante per la protezione dei dati personali Pasquale Stanzione intervenendo alla due giorni di studio sul tema "Per un'equità digitale: contrasto ai bias di genere nel trattamento dei dati personali" che la Regione Calabria sta ospitando nella sede della Cittadella regionale, organizzata con il supporto e la collaborazione del Gruppo FS.
Stanzione ha anche parlato di "umanesimo digitale, con riferimento all'esigenza di porre, al centro del processo d'innovazione e quale suo obiettivo la persona, i suoi diritti e le sue libertà, perché la tecnica resti sempre al servizio dell'uomo e mai viceversa".
"L'utilizzo dell'intelligenza artificiale - ha detto fornendo alcuni dati sull'IA - si estende in misura crescente, negli ambiti più diversi della vita sociale: si stima che il mercato dell'IA in Italia sia cresciuto del 52% nel 2024, il 60% delle grandi aziende vi stia investendo. Entro il 2030 inciderà su circa 2 milioni di posti di lavoro, già oggi il 65% degli studenti la usa per fare i compiti o per attività complesse".
Sulla tematica dell'evento, Stanzione ha detto che "non sono irrilevanti i bias di genere da cui sono affetti gli algoritmi che, anziché superare, rischiano di perpetuare condizioni di discriminazione radicate. L'algoritmo non riflette, infatti, imparzialmente tutto il sapere del mondo ma, anzi, può ben riprodurre gli stereotipi e i pregiudizi sottesi, più o meno implicitamente e consapevolmente, al nostro pensiero, fotografando una realtà diseguale, iniqua come se essa fosse valida sempre, dunque elevando l'eccezione a regola. Il che vorrebbe dire cancellare decenni, se non secoli, di lotta per l'emancipazione femminile. Dobbiamo, allora, insegnare agli algoritmi e alla tecnologia a promuovere le nostre libertà, anzitutto superando ogni forma di discriminazione".
Un passaggio importante del discorso del Garante è stato rivolto ai giovani, "i quali non hanno ancora la capacità di discernimento, la maturità di valutare in pieno cosa significa il fatto di affidare inconsapevolmente e talvolta anche superficialmente con un click la propria vita con conseguenze talvolta letali, suicidi, mutilazioni e così via. I chatbot sono ormai divenuti delle figure di riferimento per molti adolescenti. Una recente ricerca dimostra che almeno un ragazzo su 6, tra gli 11 e i 25 anni, ha utilizzato i chatbot di intelligenza artificiale per chiedere consigli e valutazioni, come uno psicologo, riscontrandone poi dipendenza in un caso su tre. Addirittura alcuni sviluppano una sorta di legame affettivo, empatico con questi chatbot anche in ragione del loro tono spesso eccessivamente lusinghiero, assolutorio, consolatorio. Serve da parte delle famiglie e della scuola maggiore supervisione", ha concluso Stanzione.
All'incontro era presente il vicepresidente e assessore assessore alla Transizione digitale della Regione Calabria, Filippo Pietropaolo che ha sottolineato come "sia necessario stare attenti nell'epoca dell'intelligenza artificiale al controllo dei algoritmi. Oggi la difesa dei diritti e della democrazia passa dal loro controllo perché purtroppo o per fortuna l'intelligenza artificiale sta dilagando e si basa su algoritmi che vengono creati dall'uomo che possono essere creati in maniera distorta, per questo va eseguito un controllo".
"In particolare - ha concluso - oggi discuteremo il controllo su alcune parti di algoritmi che possono generare delle distorsioni e degli effetti negativi nei confronti delle donne e nell'attività di reclutamento di personale da parte di grandi aziende e di un progetto che è stato realizzato dal Politecnico di Milano e dall'Università della Calabria".