2 Giugno 1946: quando le donne hanno preso la parola. E Oggi?

Autore Giorgia Rieto | lun, 02 giu 2025 15:04 | Diritto-Di-Voto 2-Giugno-1946 Voto

Era il 1946. Dopo anni di silenzio forzato, di ruoli imposti e di diritti negati, milioni di italiane si presentarono alle urne per scegliere tra monarchia e repubblica

Il 2 giugno non è solo la Festa della Repubblica. È il giorno in cui, per la prima volta nella storia d’Italia, le donne hanno votato. Era il 1946. Dopo anni di silenzio forzato, di ruoli imposti e di diritti negati, milioni di italiane si presentarono alle urne per scegliere tra monarchia e repubblica e per eleggere l’Assemblea Costituente. Quel gesto, apparentemente semplice, fu in realtà una rivoluzione.

Le immagini in bianco e nero di madri, lavoratrici, studentesse in fila con la scheda in mano raccontano una vittoria che non fu solo politica, ma culturale e sociale. Fu il primo passo verso una nuova Italia. Un’Italia in cui la voce delle donne iniziava, finalmente, ad avere un peso pubblico.

Il voto: diritto o dovere?

Spesso si parla del voto come diritto, ma dimentichiamo che è anche un dovere. In democrazia, ogni scelta non fatta diventa una delega. E delegare, senza sapere a chi e a cosa, è pericoloso. Votare è partecipare, è dire “io ci sono”, è mettere un tassello nel futuro del proprio Paese.

Eppure oggi, nell’epoca del disincanto politico, in molti (e molte) scelgono di non votare. Per disillusione, per sfiducia, per mancanza di informazioni. Ma rinunciare al voto è un lusso che non possiamo permetterci, soprattutto noi donne.

Un confronto con l’età moderna

Settantanove anni dopo quel 2 giugno, in Italia possiamo votare, candidarci, diventare leader, sindache, presidenti. Ma in quanti Paesi nel mondo le donne non possono ancora farlo?

In Afghanistan, sotto il regime talebano, le bambine non possono nemmeno andare a scuola. In Arabia Saudita, le donne hanno ottenuto il diritto di voto solo nel 2015. In Iran, chi osa manifestare viene punita. In molte zone dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia, la donna non esiste come individuo autonomo. Esiste solo come figlia, moglie o madre di qualcun altro.

E allora viene spontanea una domanda: cosa ne facciamo noi della libertà che abbiamo? La usiamo? La proteggiamo? La onoriamo?

Un appello alle nuove generazioni

Oggi il voto può sembrare scontato. Ma non lo è. Ogni diritto conquistato ha bisogno di essere esercitato per continuare ad esistere. Le donne del 1946 non votavano solo per sé stesse, ma per le figlie, le nipoti, le generazioni future. Lo hanno fatto per noi.

E noi cosa faremo per chi verrà dopo?

Il 2 giugno sia un giorno di festa, ma anche di memoria e consapevolezza. Ricordiamo quante hanno lottato per avere voce. Ricordiamo quante, oggi, quella voce non ce l’hanno ancora. E usiamo la nostra per chi non può.

Perché la libertà, come la democrazia, non è mai un punto d’arrivo. È un impegno quotidiano. E votare è solo il primo passo.

Foto ANSA


Aggiornamenti e notizie