Tra fascino e pericolo: il geologo Eraldo Rizzuti ci spiega come vivere in sicurezza accanto all’Etna, il vulcano attivo più imponente d’Europa
L’Etna continua a mostrare tutta la sua potenza e spettacolarità, ma con essa si riaffacciano i rischi legati alla sua attività eruttiva che interessano non solo la Sicilia, ma anche le regioni limitrofe, tra cui la Calabria. Per fare chiarezza sulla situazione attuale, sulle possibili evoluzioni e sulle misure di prevenzione fondamentali, abbiamo intervistato in esclusiva per ReggioTv il geologo Eraldo Rizzuti, esperto che da anni monitora e studia il vulcano attivo più alto d’Europa.
Rizzuti ci racconta lo stato del vulcano, i pericoli connessi all’attività eruttiva, e soprattutto l’importanza della consapevolezza e della preparazione dei cittadini per affrontare in sicurezza questi eventi naturali.
L'ultimo evento del 1 Giungo era previsto dagli strumenti di monitoraggio o è arrivato in modo improvviso? Ci sono segnali che preannunciano attività simili?
«Il parossismo dell’Etna è stato preannunciato dal sistema di allerta precoce (early warning) dell’INGV Osservatorio Etneo. Questi sistemi sfruttano la differenza tra la velocità di propagazione del fenomeno fisico e la velocità di trasmissione dei dati, offrendo così un tempo utile per adottare misure di autoprotezione e mitigazione del rischio.
Nel caso specifico, sull’Etna è attivo il sistema ETNAS (ETna iNtegrated Alert System), finalizzato a riconoscere precocemente l’apertura di fratture eruttive laterali e fontane di lava. L’intensa attività e la quantità di dati raccolti nel tempo hanno permesso lo sviluppo di strumenti di allerta automatica in tempo reale. Attualmente, la sorveglianza dell’Etna si basa su circa 160 stazioni di monitoraggio multidisciplinare, tra le più avanzate al mondo, molte delle quali multiparametriche.
È importante sottolineare che mentre le eruzioni dai crateri sommitali sono generalmente meno pericolose, quelle laterali o eccentriche rappresentano una minaccia più grave per le popolazioni che vivono sulle pendici, quasi un milione di persone. Il fianco orientale dell’Etna è soggetto a lenti ma costanti movimenti di 2-4 cm all’anno, con faglie attive che attraversano zone densamente urbanizzate, aumentando i rischi.
Nonostante i sistemi di monitoraggio siano molto sofisticati, è sempre possibile che si aprano nuove fratture e bocche eruttive con una certa imprevedibilità.»
Nonostante la forte attività, la Calabria non è stata coinvolta: quali sono i fattori che determinano la direzione della cenere o eventuali ricadute?
«La direzione della cenere e delle ricadute dipende essenzialmente dalla direzione e intensità dei venti, che vengono costantemente monitorati. Le immagini in tempo reale delle telecamere di sorveglianza e le previsioni meteorologiche permettono di elaborare modelli previsionali che indicano dove si potrebbe dirigere la nube eruttiva.
Va però ricordato che la cenere dell’Etna ha già causato la chiusura temporanea dell’aeroporto di Reggio Calabria e ha ricoperto alcune strade e il lungomare, dimostrando che anche se la Calabria non è direttamente interessata dalla lava, la ricaduta di cenere può influire sull’ambiente e sulla vita quotidiana.»
Qual è lo stato attuale dell’Etna? Ci troviamo in una fase di attività ordinaria o ci sono segnali di nuovi episodi nel breve termine?
«L’attività dell’Etna è in continua evoluzione. Se pensiamo agli esigui finanziamenti per la ricerca scientifica e la sorveglianza, è evidente che il monitoraggio necessita di maggiori risorse umane e tecnologiche.
Purtroppo, il nostro Paese tende a intervenire dopo l’evento, piuttosto che investire seriamente in prevenzione e previsione, mettendo così sullo stesso piano danni a infrastrutture e perdite umane.
Per capire meglio la storia dell’interazione umana con l’Etna, basta ricordare l’eruzione del 1669: un gruppo di coraggiosi cercò di deviare una colata lavica rompendo gli argini, senza successo. Nel 1832 il principe Manganelli, su consiglio dell’ingegnere Musumeci, realizzò muraglioni a secco per indirizzare la lava lontano dall’abitato di Bronte.
Nel 1983 si tentò per la prima volta di deviare la lava con esplosivi, riuscendo solo a deviare un piccolo braccio di colata.
Negli ultimi anni, l’Etna ha manifestato più volte la sua forza, con eruzioni nel 2012, 2014, 2021, 2022, 2023 e quella spettacolare di pochi giorni fa. Siamo quindi in un contesto di attività ordinaria ma altamente dinamica, con nuovi episodi parossistici che sicuramente si ripeteranno.»
L’Etna è uno dei vulcani più attivi al mondo: cosa lo rende così imprevedibile e affascinante allo stesso tempo?
«L’Etna è affascinante proprio per la sua intensa e variegata attività vulcanica che offre eventi spettacolari e allo stesso tempo pericolosi. È il vulcano attivo più alto d’Europa continentale e l’ultima eruzione ha prodotto una colonna di cenere alta oltre 7000 metri, esplosioni stromboliane e colate laviche sul versante sud-orientale.
Il collasso parziale del cratere di Sud-Est ha generato flussi piroclastici che si sono riversati nella Valle del Leone, creando scenari da paesaggio lunare.
Il vulcano è anche un luogo di studio unico, grazie alle diverse tipologie di eruzioni e alle sue peculiarità geologiche, ma anche uno spettacolo mozzafiato, soprattutto all’alba e al tramonto, quando le colate laviche si tingono di colori intensi. La rinascita della vegetazione sulle colate recenti è un altro fenomeno che testimonia la vitalità del territorio.»
Che messaggio si sente di lanciare oggi ai cittadini di Sicilia e Calabria, anche in chiave di prevenzione e consapevolezza?
«Il rischio vulcanico dell’Etna è una questione di crescente importanza, non solo per l’intensificarsi dell’attività eruttiva, ma anche per il numero elevato di persone e infrastrutture nelle zone limitrofe.
Educare i cittadini è fondamentale per garantire sicurezza e preparazione: è importante conoscere il vulcano, rimanere aggiornati tramite l’INGV e le autorità locali, conoscere i piani di emergenza, i percorsi di evacuazione e preparare un kit di emergenza.
Durante un’eruzione è fondamentale seguire le indicazioni ufficiali, restare in casa chiudendo porte e finestre per evitare l’ingresso di cenere e gas tossici, utilizzare mascherine, rimuovere la cenere accumulata dai tetti, evitare escursioni isolate e partecipare a corsi di formazione e esercitazioni.
Infine, mantenere la calma e non farsi prendere dal panico è la prima regola per affrontare qualsiasi emergenza.»
Un ultimo consiglio per chi desidera osservare le fasi eruttive?
«È uno spettacolo meraviglioso ammirare le eruzioni, ma va fatto in sicurezza, rispettando le zone di osservazione consigliate dalle autorità e senza allontanarsi dalle aree sicure.
La consapevolezza e la preparazione sono le chiavi per mitigare il rischio vulcanico e garantire la sicurezza di tutti.»