Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un cittadino giunta alla redazione di ReggioTv
LETTERA DI UN CITTADINO
Riceviamo e pubblichiamo una riflessione che ci è stata inviata in redazione. Una lettera scritta da un cittadino, che sceglie di condividere pubblicamente il suo pensiero sul valore della partecipazione, sul significato della democrazia e sull'importanza del sentirsi parte di una comunità, anche – e soprattutto – nei momenti in cui prevale la disillusione. La pubblichiamo integralmente, perché crediamo che il confronto delle idee sia il fondamento di ogni dialogo civile.
Lettera aperta di un cittadino
Una riflessione su libertà, responsabilità e partecipazione… dopo
un’occasione mancata!
Lo ammetto: tornare al seggio non mi ha fatta sentire potente, né
orgoglioso. Ma mi ha fatto sentire presente.
Ho votato perché credo che non si possa chiamarsi fuori, nemmeno quando
il contesto è scoraggiante, nemmeno quando tutto sembra deciso. Quando
si parla di diritti, di lavoro, bisogna capire che si parla di persone. Quando
non si vota, si dice: “non mi interessa!”, “tanto non cambia nulla”, “è una
trappola politica”. E può anche darsi che ci siano ragioni valide per
pensarlo. Ma la verità scomoda che resta è che: non scegliere è già una
scelta. Una scelta che consegna la democrazia al silenzio. Una scelta che
lascia gli altri a decidere.
Il punto cruciale, senza farne un discorso politico (sono il meno adatto), è
che non si tratta di numeri. Si tratta di riconoscere diritti e di riconoscere
come nostri chi vive accanto a noi che viene valutato come una “non
priorità”. C’è una violenza silenziosa che non usa i manganelli e che passa
sotto traccia. Non ha manganelli, non fa notizia. È la violenza di escludere,
di ignorare, di lasciare che tutto resti com’è, anche quando fa male. Io che
lavoro nel sociale e mi sono battuto per anni per i diritti dei più fragili conosco
bene questa “violenza” che per molti è solo incapacità di includere la
diversità che è ricchezza sociale. Non serve distruggere per essere
complici: basta non esserci.
Essere liberi, come si pensa, non significa semplicemente “fare quello che
vogliamo”.
Significa assumerci la responsabilità e il peso delle nostre scelte, sapere
che anche il nostro silenzio, la nostra stanchezza, il nostro cinismo hanno
un impatto. Siamo liberi davvero nella misura in cui partecipiamo. Siamo
davvero vivi nella misura in cui ci sentiamo responsabili del mondo che
contribuiamo a costruire.
Spesso viviamo come fossimo spettatori della politica, come se le
decisioni ci piovessero addosso. Ma ogni occasione persa per partecipare è
un pezzo di società che lasciamo in mani altrui.
E allora no, non è vero che “non cambia nulla”. Cambia eccome, ogni
volta che ci tiriamo indietro.
Ma noi, siamo ancora capaci di ascoltare, di esserci, di scegliere?
O ci va bene così: aspettare, lamentarci, e poi voltare pagina?
Queste parole non vogliono essere uno strumento politico, né un attacco né
a questa o quella parte.
Sono semplicemente il frutto di un pensiero libero, di un cittadino che
osserva, riflette, si interroga.
Parlare di democrazia, diritti e coscienza civica non dovrebbe essere mai
un atto diviso.
È, al contrario, un invito a ritrovare ciò che ci unisce. L’essere presenti,
l’essere parte.
Lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo a chi è venuto prima.
Ma soprattutto, lo dobbiamo a chi verrà dopo: ai nostri figli, che ereditano
il mondo che oggi scegliamo, o decidiamo, di costruire.
Giuseppe Foti
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