Bruni (PD): “Sulla violenza di genere la Calabria perde un'altra occasione. Approvata una legge debole e inefficace”

Autore Redazione Web | mer, 25 giu 2025 16:46 | Bruni Violenza-Di-Genere Calabria

La consigliera ha citato i dati ISTAT che parlano di oltre 61mila richieste di aiuto ai CAV in un solo anno

«Di fronte a un fenomeno drammatico come la violenza di genere, la Calabria non può più permettersi ritardi, né soluzioni provvisorie». È questo il duro affondo della consigliera regionale del Partito Democratico, Amalia Bruni, intervenuta oggi in Consiglio regionale durante il dibattito sulla proposta di legge sul contrasto alla violenza sulle donne.

Un intervento accorato e lucido, che ha voluto innanzitutto ricordare la recente azione del movimento femminista “Bruciamo Tutto”, sceso in piazza a Roma il 16 giugno scorso per denunciare l’insufficienza dei Centri Antiviolenza (CAV) e la difficile applicazione del Reddito di Libertà. «È in questo contesto nazionale drammatico che si inserisce il nostro dibattito in Calabria», ha sottolineato Bruni. «Una regione in cui vige ancora una legge vecchia di 18 anni, con servizi sottodimensionati e una distribuzione fortemente disomogenea, come dimostrano le criticità nei territori di Vibo Valentia e Crotone».

La consigliera ha citato i dati ISTAT che parlano di oltre 61mila richieste di aiuto ai CAV in un solo anno, a fronte di un finanziamento medio pari a 464 euro per ogni donna seguita. «Un dato che grida vendetta e mostra tutta l’insufficienza delle risorse messe in campo», ha aggiunto.

Bruni ha quindi ripercorso i contenuti della proposta alternativa elaborata dal gruppo PD, risultato di un lavoro condiviso con operatori del settore, associazioni, centri antiviolenza e case rifugio. «La nostra proposta era pensata per superare la precarietà attraverso programmazione triennale, un fondo unico regionale di 3,2 milioni di euro, norme chiare per il riconoscimento delle case rifugio e un sistema organico per la prevenzione e l'accoglienza. Nulla di tutto questo è stato recepito nel testo approvato».

Al contrario, la proposta della giunta regionale, approvata a maggioranza come testo base dalla Terza Commissione, è – secondo Bruni – una fotocopia della vecchia legge 20/2007: senza programmazione strutturale, con fondi frammentati e con servizi ancora affidati a progetti annuali, senza una regia centralizzata. «Così si condannano le strutture all’incertezza e si lascia senza tutela chi ha più bisogno».

La conclusione è netta: «Una legge sul contrasto alla violenza di genere deve essere un atto di responsabilità, non un’operazione di facciata. Serviva uno scatto in avanti. Invece oggi ci troviamo davanti a una legge che non risolve i problemi del passato e non guarda davvero al futuro. La Calabria, ancora una volta, perde un’occasione».


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