Una cerimonia sentita, partecipata, in cui si è scelto di donare un luogo pubblico al ricordo di due giovani che amavano sognare insieme
Sul lungomare di Catona, là dove la brezza marina racconta storie d’infanzia e primi amori, ora c’è una piazza che porterà per sempre i nomi di Domenico Tortorici e Chiara Matalone. Due giovani vite spezzate nel 2012 in quella che tristemente la cronaca nazionale ribattezzò la “Strage di Brescia”.
Un gesto semplice, ma carico di significato: una targa scoperta davanti a tanti amici e familiari per ricordare non solo la tragedia, ma la forza di un legame che nessuno potrà cancellare.
«Trovo tanti amici presenti qui oggi, ci siamo riuniti per scoprire la targa nel posto in cui i ragazzi sono cresciuti e si sono conosciuti - ha detto Benedetto Tortorici, presidente dell’associazione “Amici di Domenico e Chiara” e papà di Domenico - Con la piazza intitolata a loro si cercherà di tenere viva la loro luce e la loro memoria. Io quando mi parlano dico che ho tre figli, perché mio figlio Domenico ce l’ho sempre accanto, è sempre con me e parlo sempre con lui. Il dolore è immenso, tutti i giorni non c’è alba in cui non ti chiedi dove sia Domenico».
Una ferita ancora aperta, che dal 2012 lacera i cuori di chi li ha amati. Domenico e Chiara avevano entrambi 19 anni quando decisero di lasciare la Calabria, spinti dal sogno di costruirsi un futuro. Lui aveva appena sostenuto un colloquio di lavoro promettente, e i due avevano trovato un primo rifugio proprio a casa della madre di Chiara, Francesca Alleruzzo, reggina come loro e insegnante.
Ma quella casa di Brescia, la notte tra il 3 e il 4 marzo del 2012, divenne teatro di un orrore senza senso. Mario Albanese, ex marito di Francesca, divorato dall’ossessione e dall’odio per una relazione ormai finita, attese il suo ritorno con l’uomo che stava frequentando, Vito Macadino. Li uccise freddamente fuori dall’abitazione e poi entrò in casa per massacrare anche Chiara e Domenico. Si salvano solo le tre figlie piccole che Albanese aveva avuto proprio con Francesca.
Quattro vittime innocenti: Francesca Alleruzzo (45 anni), Vito Macadino (56 anni), e i due ragazzi di appena 19 anni, Chiara e Domenico, la cui vita era solo all’inizio.
Oggi, però, sul lungomare di Catona, la memoria rifiuta di piegarsi alla violenza.
«Chiara e Domenico sono sempre accanto a noi - ha dichiarato Enzo Marra, presidente del Consiglio comunale di Reggio Calabria - e questo gesto oggi simboleggia la vicinanza alla famiglia. È un momento importante, nato quasi per caso da una chiacchierata con la famiglia: abbiamo pensato di omaggiare così i loro cari, perché Domenico e Chiara si sono conosciuti proprio qui, ed è qui che è nato il loro amore».
Una cerimonia sentita, partecipata, in cui si è scelto di donare un luogo pubblico al ricordo di due giovani che amavano sognare insieme. Perché nessuna targa potrà mai colmare il vuoto lasciato, ma potrà accendere un lume di memoria e speranza. Per ricordare che la violenza non avrà mai l’ultima parola.