Il presidente dell'associazione di categoria Aloisio spiega i motivi
Nel momento in cui le imprese del territorio sono chiamate a rispettare ogni giorno regole stringenti, a sopportare carichi fiscali spesso sproporzionati rispetto alla propria dimensione, a rimanere in piedi in un contesto di crisi economica strutturale, vedere che ai giganti digitali viene riconosciuta l’impunità fiscale su scala globale è semplicemente inaccettabile.
Di fronte a questa prepotenza, l’Unione Europea e le maggiori potenze economiche del G7 tacciono o si piegano, accettando compromessi che minano il futuro delle PMI e tradiscono i principi di giustizia fiscale e coesione economica tra Stati.
Il principio di equità fiscale è il
fondamento di ogni mercato sano e realmente libero.
L’ascesa dei grandi gruppi internazionali, il cambiamento delle abitudini
d’acquisto e la rivoluzione tecnologica hanno indotto nel commercio e nei
servizi mutamenti epocali, ai quali i negozi fisici devono adattarsi per
sopravvivere: digitalizzando parte dei servizi, creando reti come i DUC
(Distretti Urbani del Commercio), sfruttando le nuove opportunità offerte dal
web.
Una trasformazione già difficile di per sé, ma resa pressoché impossibile dalla disparità del carico fiscale e delle regole cui sono sottoposte le
piccole imprese, a differenza delle multinazionali –
disparità che oggi viene ulteriormente legittimata da una scelta ingiusta e
inaccettabile.
La recente decisione maturata in sede G7 di escludere le grandi multinazionali americane, come Amazon, dall’applicazione della rappresenta un passo indietro gravissimo nel percorso verso una fiscalità più equa e sostenibile. Una tassa minima, già di per sé contenuta (15%), che avrebbe dovuto correggere almeno in parte le distorsioni concorrenziali tra colossi globali e imprese locali, viene oggi svuotata di senso e di efficacia.
“Questa scelta
segna un colpo devastante per i piccoli esercizi commerciali, per le partite
IVA, per le imprese che animano il tessuto urbano e tengono viva l’economia
reale delle nostre città,” dichiara
Claudio Aloisio, presidente di Confesercenti Reggio Calabria -. Non è più concorrenza: è resa
incondizionata al potere economico, travestita da diplomazia internazionale, allora non parliamo più di libero mercato, né
di sovranità, né di competitività. Parliamo solo di resa alla legge del
più forte, con buona pace ai valori che ci vantiamo di rappresentare, ma che,
in realtà, non abbiamo il coraggio di difendere in nome di una Realpolitik che
premia l’arroganza e il bullismo internazionale” - – conclude Aloisio.