“Prima asfalto, poi rompo”, il paradosso delle strade di Reggio Calabria

Autore Sergio Notaro | sab, 28 feb 2026 08:59 | Strade Manutenzione Lavori Buche Proteste Reggio Calabria

Interventi tampone dopo il maltempo, ma il vero nodo è la programmazione. Rifatte e subito rotte, le arterie cittadine diventano simbolo di spreco e disagi

Si sa, dopo il temporale arriva sempre il sereno. Ma a Reggio Calabria, a quanto pare, non è così. Il maltempo dei giorni scorsi ha concesso una tregua con giornate di sole dal tepore quasi primaverile, ma ha “conservato” momentaneamente “in soffita” un problema serio e ormai atavico: la condizione del manto stradale cittadino.

Nei giorni scorsi, dal centro alle periferie, sono giunte alla nostra redazione numerosissime segnalazioni di buche, alcune delle quali vere e proprie voragini, che hanno costretto l’Amministrazione Comunale ad effettuare, in alcuni casi, degli interventi tampone di rattoppo.

Se da una parte il maltempo ha contribuito a rendere la situazione più complessa, dall’altra emerge - però - un problema che è sotto gli occhi di tutti: la gestione della manutenzione stradale.

Spesso accade - come testimoniato dalle foto a corredo dell’articolo - che si proceda prima alla bitumazione completa di interi tratti di arterie, fino ad eseguire - appena pochi mesi dopo - lavori di scavo per intervenire nei sottoservizi. È successo in un’ampia porzione della via Anita Garibaldi a Gallico Superiore, sta accadendo proprio in questi giorni sul tratto più alto di via San Sperato nei pressi della parrocchia. Ma altre strade cittadine non sono state risparmiate da questa gestione.

Il problema non è l’intervento in sé - che spesso è necessario e urgente per riparare reti idriche, cavi elettrici o condotte del gas - ma la mancanza di coordinamento. Rifare una strada senza aver prima verificato lo stato delle infrastrutture sottostanti significa condannarla a una vita brevissima. In una città già segnata da criticità infrastrutturali, questo meccanismo produce uno spreco doppio: economico e sociale. I fondi pubblici vengono impiegati per asfaltare, e poco dopo per rattoppare. Il risultato? Strade a chiazze, avvallamenti, rattoppi che si deteriorano rapidamente. Le conseguenze non sono solo estetiche. Ci sono disagi concreti che i cittadini segnalano ormai tutti i giorni: traffico rallentato, aumento del rischio per motociclisti e ciclisti, danni ai veicoli, polveri e rumore continui.

Eppure le soluzioni esistono. In molte realtà si pianifica prima la mappatura delle reti sotterranee, si coordinano gli interventi e solo alla fine si procede con l’asfaltatura definitiva. È una questione di metodo, non di miracoli.

Finché la logica resterà “prima asfalto, poi rompo”, a pagare, in tutti i sensi, saranno sempre i cittadini.

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