Le famiglie calabresi continuano a scontrarsi con una disponibilità di servizi del tutto insufficiente
Il report ISTAT sui nidi e i servizi integrativi per la prima infanzia – anno educativo 2023/2024 – fotografa ancora una volta una situazione estremamente critica per la Calabria.
Nonostante a livello nazionale si registri un aumento dell’offerta, la regione rimane all’ultimo posto per investimenti, copertura dei servizi e numero di bambini che riescono concretamente ad accedere ai nidi.
Secondo i dati ISTAT, la spesa media comunale in Italia per i servizi educativi 0-3 anni è pari a 1.183 euro annui per bambino. Un investimento significativo, ma non uniforme sul territorio. Il divario è netto: si passa dai 3.314 euro della Provincia autonoma di Trento ai soli 234 euro della Calabria.
Anche sul fronte della copertura il quadro è preoccupante: il sistema comunale calabrese riesce a raggiungere appena il 5,9% dei bambini residenti, la quota più bassa del Paese. A livello nazionale il tasso di copertura – dato dal rapporto tra posti disponibili e bambini residenti da 0 a 2 anni – si attesta al 31,6%, poco al di sotto del 33% fissato come Livello Essenziale delle Prestazioni (LEP), da garantire entro il 2027 secondo la Legge di Bilancio 2022 (n. 234/2021).
Nonostante gli investimenti nazionali, in particolare attraverso il PNRR, le famiglie calabresi continuano a scontrarsi con una disponibilità di servizi del tutto insufficiente. A pesare sono la frammentazione amministrativa e la fragilità finanziaria di molti Comuni.
«Una famiglia non ha le stesse opportunità a seconda di dove nasce suo figlio», commenta Claudio Venditti, presidente del Forum delle Associazioni Familiari Calabria. «Per noi il punto è chiaro: serve un investimento strutturale e omogeneo sul sistema 0-3. Occorre garantire una copertura territoriale reale, sostenere le famiglie non solo nella domanda ma anche nell’offerta dei servizi, potenziare le convenzioni con il privato sociale – che nel Sud assorbe oltre metà dell’aumento dei posti – e non dimenticare l’assunzione di personale aggiuntivo a tempo pieno».
Il tema, sottolinea Venditti, è strettamente legato alla natalità. «La natalità non si sostiene con slogan, ma con servizi concreti. Il nido migliora lo sviluppo cognitivo e relazionale dei bambini, riduce le diseguaglianze e favorisce la scelta di avere figli, perché alleggerisce il costo e il carico organizzativo del primo triennio di vita».
Da qui l’appello a fare squadra su politiche strutturali: «Bisogna unire le forze per rimettere al centro natalità, lavoro stabile, servizi diffusi e fiscalità familiare. Anche da questo dipende il ripopolamento delle aree interne. Non servono scorciatoie o proposte shock. Le famiglie non hanno bisogno di baraonda, ma di scelte chiare. Prima si mettono le fondamenta, poi si costruisce il resto. Non possiamo dividerci sugli infissi mentre la casa non regge».