Aggressioni negli ospedali, Marino: "Difendere i professionisti ma anche migliorare il sistema"

Autore Redazione Web | dom, 08 mar 2026 07:35 | Violenza Medici Sanità Responsabilità

Il rappresentante sindacale del COINA Andrea Marino invita ad affrontare anche le cause organizzative

"Negli ultimi anni, le aggressioni nei confronti del personale sanitario nei pronto soccorso e negli ospedali sono diventate un fenomeno sempre più frequente e preoccupante. Medici, infermieri ,operatori sociosanitari e sanitari svolgono quotidianamente il proprio lavoro con grande senso di responsabilità e dedizione, spesso in condizioni difficili e con carichi di lavoro molto elevati. La violenza non può mai essere giustificata e i professionisti devono essere tutelati.
Detto questo, il problema non può essere affrontato solo dal punto di vista della sicurezza o della repressione. È necessario analizzare con onestà anche il contesto in cui queste situazioni nascono".

Lo scrive il dottor Andrea MarinoProfessionista sanitario Rappresentante e Segretario sindacale COINA – Prov. Reggio Calabria.

 "Oggi il sistema sanitario vive una fase complessa: carenza di personale, servizi sotto pressione, lunghe attese e strutture spesso non organizzate per gestire adeguatamente il disagio dell’utenza. Quando una persona arriva in pronto soccorso o in ospedale, molto spesso si trova già in una situazione di fragilità, preoccupazione o sofferenza. Se a questo si aggiungono ore di attesa, difficoltà di comunicazione o mancanza di informazioni chiare, il livello di tensione può crescere - continua -. Questo naturalmente non giustifica alcuna forma di aggressione, ma deve far riflettere sul fatto che il problema è anche organizzativo. Garantire la sicurezza degli operatori significa anche mettere i professionisti nelle condizioni di lavorare bene. Significa avere personale sufficiente, percorsi chiari per i pazienti, spazi adeguati di attesa, comunicazione efficace e servizi realmente accessibili ai cittadini".
Il professionista sanitario, secondo il proprio codice deontologico, deve operare seguendo protocolli, linee guida e procedure condivise, garantendo attenzione alla persona a 360 gradi. Allo stesso tempo le aziende sanitarie devono investire nella qualità organizzativa: briefing tra operatori, audit clinici, formazione sulla comunicazione con il paziente e sulla gestione delle situazioni critiche.
"È fondamentale anche valorizzare le competenze reali dei professionisti e favorire una cultura del lavoro basata sulla collaborazione e sul merito. Solo così si possono migliorare i servizi e ridurre le situazioni di conflitto. Non bisogna dimenticare che chi entra in una struttura sanitaria lo fa perché ha un bisogno di salute. Spesso si tratta di persone fragili, anziani, familiari preoccupati. Il sistema deve essere in grado di accogliere queste persone con rispetto, chiarezza e organizzazione. Difendere gli operatori sanitari è giusto e doveroso. Ma allo stesso tempo è necessario lavorare per costruire un sistema sanitario più efficiente, più umano e più vicino ai bisogni reali delle persone" - aggiunge ancora.
Per il dottor Marino "Solo migliorando l’organizzazione dei servizi, rafforzando il personale e valorizzando la qualità professionale si potranno ridurre tensioni e conflitti, restituendo serenità sia ai cittadini sia a chi ogni giorno lavora per curarli".
"Da anni il sistema sanitario vive in una logica di gestione dell’urgenza. Si interviene quando il problema esplode, si mettono soluzioni temporanee, si rincorrono le criticità. Ma raramente si affrontano le cause profonde. La carenza di personale, l’organizzazione dei servizi, i tempi di attesa, la difficoltà di accesso alle prestazioni, la mancanza di una comunicazione efficace con l’utenza: sono tutti fattori che generano tensione e frustrazione. Quando una persona arriva in ospedale non è mai serena. È preoccupata, spesso spaventata, a volte arrabbiata perché non riesce a trovare risposte nel sistema sanitario. Se a questo si aggiungono ore di attesa, informazioni poco chiare o percorsi complicati, il clima può diventare esplosivo. Questo non giustifica la violenza, ma ci impone una riflessione seria su come funziona il sistema. Servono scelte strutturali, non soluzioni temporanee. Servono investimenti reali sul personale. Serve organizzazione. Serve valorizzare le competenze e costruire servizi che funzionino davvero.
Come professionisti sanitari abbiamo una responsabilità importante. Ogni giorno, nonostante le difficoltà del sistema, dobbiamo continuare a garantire professionalità, rispetto e attenzione verso le persone che si affidano a noi. Significa applicare protocolli e linee guida, lavorare in squadra, comunicare con chiarezza, cercare di comprendere il disagio di chi abbiamo di fronte. Anche quando siamo sotto pressione - continua -. Il nostro compito è quello di curare, ma anche di accogliere e orientare chi chiede aiuto. E questo spesso lo facciamo nonostante tutto: nonostante la carenza di personale, nonostante le difficoltà organizzative, nonostante un sistema che troppo spesso chiede agli operatori di colmare con il sacrificio personale le lacune strutturali. Il punto però è proprio questo: il sistema non può continuare a reggersi solo sulla buona volontà dei professionisti. Occorre un vero cambio di passo. Non possiamo continuare a rincorrere i problemi senza affrontarli alla radice. Servono scelte coraggiose, programmazione, organizzazione e rispetto per chi lavora nella sanità. Difendere gli operatori sanitari significa anche mettere questi professionisti nelle condizioni di lavorare bene, con strumenti adeguati e con servizi organizzati. Solo così si potrà ridurre la tensione che oggi si respira in molte strutture sanitarie e restituire serenità sia ai cittadini sia a chi ogni giorno lavora per curarli".
Perché la sanità pubblica è un patrimonio di tutti e deve essere difesa con responsabilità, serietà e visione.
"Un sistema sanitario non si difende solo con le telecamere nei pronto soccorso, ma con organizzazione, personale e rispetto per chi cura e per chi ha bisogno di cure".
"La sanità non può continuare a vivere di emergenze: servono scelte strutturali, non soluzioni temporanee".
"Ogni giorno i professionisti sanitari fanno il loro dovere nonostante tutto. Ma un sistema pubblico non può basarsi solo sul sacrificio di chi ci lavora".
"Chi sceglie una professione sanitaria non lo fa per un semplice lavoro: lo fa per una vocazione che nasce quando si è giovani e che dovrebbe accompagnarci ogni giorno nel prenderci cura degli altri".
"Dentro ogni professionista sanitario dovrebbe rimanere vivo lo stesso sguardo con cui ha iniziato questo cammino: quello di chi vede nella cura non solo un dovere, ma un atto di umanità".

"La sanità ha bisogno di organizzazione e risorse, ma soprattutto di non perdere ciò che la rende davvero umana: la vocazione di chi ogni giorno sceglie di stare accanto a chi soffre".

 

 



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