Disabile dalla nascita, vive su una sedia a rotelle e non è autonoma. In vista delle elezioni, chiede a chi guiderà la città meno promesse e più diritti
Francesca ha trent’anni e una vita che si muove su quattro ruote. È disabile dalla nascita, vive su una sedia a rotelle e ogni giorno affronta ostacoli che, per molti, restano invisibili. Non è autonoma: ha bisogno costante del supporto dei genitori che la accompagnano, la aiutano, la sostengono in ogni gesto quotidiano. Ma quello che Francesca chiede oggi non è compassione. Chiede normalità.
In vista delle imminenti elezioni amministrative, il suo appello è rivolto a chi ambisce a guidare Reggio Calabria. Un appello semplice, diretto, ma carico di significato: "Vorrei una città normale. Una città che sia davvero di tutti, anche di chi, come me, non può camminare".
Le sue parole raccontano una realtà fatta di marciapiedi impraticabili, barriere architettoniche, servizi insufficienti e una mobilità urbana che, spesso, esclude invece di includere. Anche uscire per una passeggiata o raggiungere un luogo pubblico può trasformarsi in un’impresa. E così, giorno dopo giorno, il rischio è quello di sentirsi cittadini a metà.
Francesca non chiede privilegi, ma diritti. Chiede che la città venga pensata anche per lei e per tutte le persone che vivono una condizione di fragilità. Chiede trasporti accessibili, spazi pubblici senza ostacoli, maggiore attenzione nei progetti urbanistici, servizi sociali più efficienti. Ma soprattutto, chiede ascolto.
La sua voce diventa allora quella di tanti: famiglie, anziani, persone con disabilità che spesso restano ai margini del dibattito politico. Proprio per questo, il suo messaggio si trasforma anche in un invito o meglio, in una responsabilità per i candidati sindaco: non limitarsi alle promesse elettorali, ma tradurle in azioni concrete.
Una città si misura anche da come tratta i suoi cittadini più fragili. E amministrare significa avere il coraggio di guardare proprio lì, dove è più difficile intervenire. Francesca lo sa bene. E con la forza della sua esperienza quotidiana ricorda a chi si prepara a governare che l’inclusione non è uno slogan, ma una scelta.
Adesso, la parola passa alla politica. Ma, stavolta, l’augurio è che alle parole seguano i fatti.