Mentre Reggio discute di futuro, un cittadino fragile chiede risposte immediate per avere una abitazione adeguata
"Gentile Redazione, sono Alessandro Giordano. La mia storia la conoscete già.
L’avete raccontata anche voi con un titolo che, per me, non è uno slogan ma una
realtà: “Di casa si muore”. Oggi non vi scrivo per ripeterla. Vi scrivo perché siamo in campagna elettorale, e mentre la città discute di
futuro, io continuo a lottare ogni giorno per il presente. Convivo da quando ero bambino con una malattia genetica
rara che mi ha distrutto i reni.
Ho passato anni in dialisi. Ho rischiato la vita più volte. Nel 2014 ho ricevuto un trapianto di rene.
Oggi vivo grazie a quel trapianto. Ma è un equilibrio fragile. Sono immunodepresso. Ho un’insufficienza renale avanzata. Ho un cuore segnato da anni di cure. Ogni infezione può diventare un problema serio.
Per una persona nelle mie condizioni, la casa non è solo un tetto. È parte della terapia. Eppure da anni vivo in una situazione che non è compatibile con la mia salute. Avevo una casa popolare. Mi era stata assegnata. Poi, mentre ero impegnato in cure salvavita, quella casa è stata occupata e distrutta. Da lì è iniziato tutto. Anni di attese. Anni di promesse. Anni di silenzi.
Ho parlato con gli amministratori, ho fatto richieste, ho
lanciato una petizione che ha raccolto migliaia di firme. Ho ricevuto solidarietà da tutta Italia. Ma nella mia vita concreta non è cambiato nulla. Oggi siamo in campagna elettorale.
Si parla di programmi, di visioni, di futuro per Reggio Calabria. Io invece faccio ancora i conti con una domanda semplice: c’è un candidato sindaco
disposto a prendersi un impegno pubblico, con tempi certi, per garantirmi una
casa idonea alla mia condizione?
Non tra mesi. Non dopo le elezioni. Adesso. Perché qui non si parla solo di un alloggio. Si parla di salute. Si parla di dignità. Si parla del fatto che una persona fragile non può essere lasciata sola per
anni. La mia storia non è più solo mia. È diventata il simbolo di quello che non funziona. Io non chiedo favori. Chiedo un diritto.
E chiedo che qualcuno, questa volta, si assuma la responsabilità di garantire
davvero. Perché la verità, per chi vive come me, è semplice e
brutale: di casa si muore".