Una presenza discreta ma costante che ha accompagnato detenuti, famiglie e personale
Una notizia che ha colpito profondamente l’ambiente carcerario reggino e non solo: da sabato sera Don Francesco Cuzzocrea non ricopre più il ruolo di Cappellano del Carcere Panzera di Reggio Calabria.
Una presenza, la sua, che nel tempo era diventata molto più di un incarico pastorale. Don Francesco ha rappresentato per anni un punto di riferimento costante all’interno di una realtà complessa e delicata, riuscendo a coniugare ascolto, vicinanza e spirito di servizio con una rara capacità di umanità e discrezione. La sua attività si è distinta per l’attenzione verso i detenuti, ma anche per il dialogo sempre costruttivo con il personale operante all’interno della struttura.
In tanti, tra operatori e famiglie, lo descrivono come una figura capace di entrare in punta di piedi nelle storie personali, portando conforto, riflessione e sostegno senza mai perdere il rigore e il rispetto delle regole che il ruolo richiede. Un equilibrio non semplice, che Don Francesco ha saputo mantenere con coerenza e dedizione.
L’Associazione di Volontariato “Don Lorenzo Milani” di Reggio Calabria ha voluto esprimere la propria vicinanza al cappellano, sottolineando il valore del percorso umano e spirituale svolto all’interno dell’istituto penitenziario. “Il bene seminato tra quelle mura, nei corridoi e negli incontri con i detenuti, il personale e le famiglie, continuerà a germogliare anche ora che il suo cammino prosegue altrove”, si legge in un messaggio che ha trovato ampio riscontro anche sui social.
Parole che racchiudono il senso di un’esperienza che ha lasciato un segno profondo, non solo nella popolazione detenuta ma nell’intero contesto umano che ruota attorno al carcere.
A guidare l’associazione è l’avvocato Filippo Pollifroni, che in questi anni ha seguito da vicino le dinamiche sociali e di volontariato legate proprio all’area del carcere, mantenendo un dialogo costante con il territorio e le sue fragilità. Un impegno che oggi continua anche sul piano civico e istituzionale, con una attenzione particolare proprio alle realtà periferiche e più sensibili della città, tra cui quella penitenziaria.
Al di là delle transizioni e dei cambiamenti, resta il riconoscimento unanime per la figura di Don Francesco Cuzzocrea, la cui opera pastorale viene oggi ricordata come un esempio concreto di presenza, ascolto e umanità dentro un contesto dove ogni gesto assume un valore ancora più profondo.