L’europarlamentare M5S chiede interventi istituzionali dopo il caso dei container sospetti: “I portuali hanno già preso posizione, ora tocca alla politica”
Il Porto di Gioia Tauro, principale piattaforma di transhipment del Mediterraneo e snodo strategico per i traffici commerciali europei, non può diventare “un hub logistico per il transito di armamenti destinati a teatri di guerra attivi”. È questa la posizione netta espressa dall’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Pasquale Tridico, che torna a intervenire sul caso dei container sospetti al centro dell’attenzione negli ultimi mesi.
Tridico richiama con forza la posizione già espressa unitariamente dalle sigle sindacali portuali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporti e Sul della provincia di Reggio Calabria, che avevano sollevato preoccupazioni sul possibile transito di materiali potenzialmente destinati al settore militare.
“Le lavoratrici e i lavoratori portuali hanno già detto chiaramente ciò che le istituzioni avrebbero dovuto affermare prima: nessuna complicità, diretta o indiretta, nel trasporto di strumenti di morte”, sottolinea l’europarlamentare.
Il riferimento è al caso esploso a marzo, quando una segnalazione del movimento BDS aveva portato al blocco di otto container da parte di Guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane. Secondo le ipotesi investigative, i container avrebbero contenuto barre di acciaio provenienti da un’acciaieria indiana con forniture anche al comparto difesa israeliano.
Tridico richiama inoltre il quadro normativo italiano ed europeo: dalla legge 185 del 1990, che vieta esportazione e transito di armamenti verso Paesi coinvolti in conflitti o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, fino al Regolamento UE 2021/821 sui prodotti dual use e alla Posizione Comune PESC 2008/944.
“Ho già sollevato la questione in sede europea – spiega – perché serve coerenza tra le politiche degli Stati membri e gli obblighi del diritto internazionale. Non possono esistere zone grigie, nemmeno nei porti del Mediterraneo”.
Da qui la richiesta di controlli più stringenti e sistematici su tutti i carichi in transito nello scalo calabrese: “Non ci si può affidare alla casualità delle segnalazioni. Servono verifiche continue e strutturate”.
L’europarlamentare chiede infine anche un intervento diretto della Regione Calabria, affinché assuma una posizione pubblica chiara sul ruolo dello scalo: “Un porto pubblico non può restare indifferente rispetto alla destinazione finale delle merci che movimenta”.
La questione, conclude Tridico, sarà portata anche nelle sedi parlamentari europee competenti, mentre il tema è stato ribadito nel corso della manifestazione del Primo Maggio proprio all’interno del porto: “I sindacati hanno fatto la loro parte. Ora tocca alle istituzioni intervenire”.