L’impegno dell’associazione “L'oro di Febea" nella valorizzazione del fatto a mano e della cultura artigianale
C’è un filo sottile che lega tradizione, creatività e passione. È quello che da anni intreccia la giovane imprenditrice reggina Silvia Belmonte, vice presidente dell’associazione “L'oro di Febea”, realtà nata con l’obiettivo di promuovere il valore del fatto a mano, della cultura artigianale e della solidarietà sul territorio.
Accanto a lei, alla guida dell’associazione, il presidente Giorgio Belmonte, padre di Silvia, insieme ad un gruppo di associati e sostenitori che portano avanti iniziative culturali e sociali nella città di Reggio Calabria.
Per Silvia, il chiacchierino non è soltanto una tecnica artigianale, ma una vera forma d’arte. Una passione nata in giovane età, osservando con curiosità le lavorazioni tradizionali realizzate con la navetta.
“La passione nasce da ragazzina, quando vedevo lavorare le signore con la navetta – racconta -. Poi, siccome nessuno era riuscito a insegnarmelo, ho iniziato nel 2013 da autodidatta guardando alcuni video”.
Da lì prende forma un percorso personale fatto di studio, pazienza e sperimentazione. Silvia scopre dapprima la tecnica del chiacchierino ad ago, una metodologia antica risalente addirittura al 1850 ma poco conosciuta, che le permette di apprendere più facilmente le basi della lavorazione. Successivamente, decide di affrontare anche la tecnica tradizionale con la navetta.
“Qualche anno fa, ho deciso di lanciarmi nell’avventura della navetta e, sempre attraverso video e riviste, sono riuscita a imparare anche questa tecnica”.
Un’arte di nicchia che richiede tempo, precisione e dedizione. Ogni creazione nasce da un lungo lavoro manuale che può durare da pochi minuti fino a diverse ore.
“Per un bracciale semplice basta anche mezz’ora o un’ora, ma i lavori più complessi possono richiedere sei, sette o otto ore, in base alla decorazione, alle perline o ai cristalli utilizzati”.
Il chiacchierino, infatti, non è soltanto un intreccio di fili, ma un lavoro artigianale di grande valore culturale. E proprio questo, secondo Silvia, non sempre viene compreso fino in fondo.
“Chi ama il fatto a mano e le arti antiche comprende il lavoro che c’è dietro ogni creazione. Altri invece guardano soltanto il materiale, senza capire l’artigianalità e l’arte che si nascondono dietro ogni singolo gioiello”.
Una riflessione che racconta bene la sfida quotidiana degli artigiani contemporanei: preservare tecniche antiche in un mondo sempre più veloce e industrializzato.
Nel 2022, Silvia ha deciso di trasformare questa passione anche in un’esperienza associativa, fondando insieme al padre, l’associazione “Il gioco dei nodi”. Una realtà che oggi conta circa 15 soci e numerosi sostenitori.
“L’associazione non si occupa soltanto del fatto a mano, ma anche di solidarietà, cultura e organizziamo eventi - spiega Silvia -. Mi piace il mondo dell’associazionismo perché permette di condividere tante realtà diverse”.
Tra le attività promosse dall’associazione vi sono iniziative solidali e momenti dedicati alla valorizzazione della cultura artigianale, con l’obiettivo di trasmettere alle nuove generazioni il valore del lavoro manuale e delle tradizioni.
In questo contesto, le creazioni più apprezzate di Silvia sono soprattutto i pezzi originali ed esclusivi.
“La mia bambolina è sicuramente uno dei prodotti di punta perché è una creazione unica, non si può trovare altrove. Ma piacciono molto anche i ciondoli, perché permettono di vedere chiaramente la lavorazione del chiacchierino”.
Dietro ogni intreccio, ogni nodo e ogni dettaglio c’è dunque una storia fatta di passione, studio e identità territoriale. Un patrimonio che Silvia Belmonte continua a custodire con entusiasmo, contribuendo a mantenere viva una delle più raffinate arti del fatto a mano.