Palazzo Alvaro ha ospitato un interessante incontro di formazione arricchito da una simulazione pratica della "scena del delitto"
Approfondire il ruolo della scienza nelle indagini e mostrare in maniera concreta come una traccia biologica possa diventare un elemento decisivo per la ricostruzione dei fatti. È questo il fulcro dell’iniziativa “Dentro le Indagini: le Nuove Frontiere della Biologia Forense al servizio della Giustizia”, evento promosso dall’Ordine dei Biologi della Calabria e patrocinato dall’Ordine degli Avvocati reggini. L'incontro ha offerto un'importante occasione di formazione, arricchita dall'allestimento di una complessa scena del crimine simulata per permettere ai professionisti di confrontarsi con le procedure operative reali.
Il connubio tra il rigore scientifico e l'ambito legale rappresenta oggi un pilastro irrinunciabile per la risoluzione dei casi giudiziari. Lo ha sottolineato Domenico Laurendi, Presidente dell'Ordine dei Biologi della Calabria, evidenziando la volontà di creare "degli strumenti essenziali per poter affrontare serenamente il lavoro" al fine di arrivare nella fase dibattimentale a "cercare una verità giuridica". Laurendi ha ribadito come la sinergia tra scienza e legge sia fondamentale per "dare delle risposte importanti soprattutto quando ci sono degli eventi, dei delitti, che molto spesso sono irrisolti".
Affinché le moderne analisi di laboratorio, dalla biologia molecolare alla genetica, restituiscano risultati inoppugnabili, il lavoro preliminare deve essere però impeccabile. Entrare in una scena del delitto senza le dovute cautele significa infatti rischiare di contaminare irrimediabilmente le prove. Carlo Romano, Comandante della Sezione Biologia dei Carabinieri del RIS di Messina, ha illustrato il rigido protocollo da seguire: si accede sempre "dotati dei dispositivi di protezione individuale", effettuando un ingresso mirato per immortalare lo stato dei luoghi e "costruire quello che è il nostro tempo zero, cioè l'inizio della nostra scena, così come noi la troviamo". Solo dopo un'attenta analisi visiva per individuare gli elementi investigativi di interesse si procede a "recuperare e a repertare nei modi dovuti" le tracce.
Proprio per testare la correttezza di questi passaggi delicati, i partecipanti si sono misurati con una simulazione pratica. Come ha spiegato la genetista forense Anna Barbaro, responsabile scientifica del seminario, lo scopo della ricostruzione è stato quello di "far vedere come si opera sulla scena e quelli che sono i possibili errori". Si tratta di un'attività di vitale importanza "affinché soprattutto i giovani che vogliano iniziare questo tipo di attività abbiano la formazione adeguata per poter poi lavorare in questo campo".