Anna D'Angelillo, un mese senza di lei: Latina ricorda la giovane infettivologa reggina morta sulla via Appia

Autore Grazia Candido | mer, 09 set 2026 08:23 | Ricordo Anna-D'angelillo Roma Incidente Mortale

 Il 14 settembre, in Piazza del Popolo, un’iniziativa per trasformare il dolore in un messaggio sulla sicurezza stradale

Ci sono persone che entrano nella nostra vita attraverso un camice bianco, un sorriso, una parola detta al momento giusto. E poi ci sono persone che, anche quando non le conosciamo direttamente, riescono a lasciare qualcosa. Anna D’Angelillo era una di queste. Originaria di Reggio Calabria, Anna da tempo viveva Roma. Era bella, solare, sempre sorridente e aveva scelto la Capitale per realizzare il suo sogno. A soli 34 anni, era un’infettivologa, una professionista giovane ma già con alle spalle esperienze importanti e difficili, come quella vissuta durante l’emergenza Covid al Policlinico Gemelli.

La sua strada professionale l’aveva portata poi a Latina, al reparto di Malattie infettive dell’ospedale Santa Maria Goretti. Ogni giorno, percorreva la distanza tra Roma e il suo lavoro. Un tragitto diventato una consuetudine, parte di quella normalità fatta di sveglie, spostamenti, turni, pazienti, colleghi e responsabilità. Il 14 agosto, però, quella normalità si è spezzata.

Anna viaggiava sul suo scooter per raggiungere il posto di lavoro quando, sulla via Appia, all’altezza dell’incrocio con via Epitaffio, alle porte di Latina, è rimasta coinvolta nel tragico incidente che le è costato la vita.

È difficile trovare parole sufficienti davanti a una morte così. Perché quando muore una persona giovane non si perde soltanto ciò che è stato: si perde soprattutto tutto quello che avrebbe ancora potuto essere.

Gli anni davanti. I progetti. I viaggi. Le giornate con gli amici. Le telefonate alla famiglia. Le soddisfazioni professionali. Le cose semplici che sembrano scontate finché non lo sono più.

E in mezzo a tutto questo c'è anche una ragazza che aveva scelto di dedicare la propria vita agli altri. Anna aveva conosciuto da vicino la parte più dura della professione medica. Durante il Covid aveva lavorato in prima linea, quando gli ospedali erano diventati luoghi di paura, fatica e speranza. Poi aveva continuato il suo percorso, con la stessa dedizione, fino al reparto di Malattie infettive del Goretti.

Per i colleghi non era soltanto un'infettivologa. Era una collega, un'amica, una professionista con cui condividere le giornate e le difficoltà del lavoro.

Ed è forse proprio questo il modo più vero per ricordarla: non fermarsi al titolo di studio o al ruolo che ricopriva, ma provare a immaginare la persona che c'era dietro quel camice.

Il 14 settembre, esattamente un mese dopo la sua morte, Latina vuole fermarsi per lei. In Piazza del Popolo, dalle ore 18, è stata organizzata un'iniziativa per ricordare Anna, ma anche per provare a dare un significato diverso a una tragedia che non può essere cancellata.

E insieme al ricordo c'è una frase che dovrebbe far riflettere tutti: “Un mese senza di lei, una scintilla per aumentare la sicurezza sulle strade”.

Perché quella di Anna non vuole essere soltanto una storia da raccontare con tristezza. Il suo nome può diventare anche un'occasione per parlare di strade, prudenza, rispetto e sicurezza.

L'iniziativa del 14 settembre nasce allora anche con questo intento: trasformare il dolore in consapevolezza. Fare in modo che il ricordo di Anna non resti soltanto una fotografia, un nome su un manifesto o una data da commemorare.

Il tempo passa, la cronaca lascia spazio ad altre notizie, le persone tornano alle loro giornate. Ma per chi le ha voluto bene, per la sua famiglia e per chi ha lavorato con lei, quel giorno non passerà mai davvero.

Il 14 settembre, quindi, non sarà soltanto un appuntamento per ricordare una giovane medico scomparsa troppo presto. Sarà un modo per dire che Anna c'è ancora nei ricordi di chi l'ha conosciuta.

E che da una tragedia così grande può, almeno, nascere un impegno: quello di non dimenticare e di provare a evitare che altre famiglie siano costrette a vivere lo stesso dolore.

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