La città ritrova ogni anno la forza di superare qualsiasi avversità, riconoscendosi unita nell'abbraccio della sua Patrona
Non è soltanto un'opera d'arte del Cinquecento impressa su tela da Nicolò Andrea Capriolo, ma il simbolo vivente dell'identità e della memoria di un'intera comunità. A Reggio Calabria, la devozione per la Madonna della Consolazione affonda le sue radici nella storia profonda della città, legando indissolubilmente generazioni di reggini attorno a una sacra effigie che rappresenta da sempre rifugio, appartenenza e speranza.
Il legame spirituale nacque nel XVI secolo, quando la piaga della peste devastò il territorio. Fu in quell'epoca di smarrimento che la leggenda popolare si fusa con la fede religiosa a seguito dell'apparizione al cappuccino fra Antonino Tripodi. Con il cessare dell'epidemia nel 1576, la cittadinanza trovò conforto davanti alla tela e diede origine a un rituale plurisecolare capace di resistere al tempo, ai terremoti e alle guerre.
Come spiega padre Pietro Amendola, Guardiano della Basilica Santuario di Santa Maria Madre della Consolazione, "la manifestazione della Vergine Maria a fra Antonino Tripodi in occasione della peste segna l'inizio della devozione alla Madonna della Consolazione qui a Reggio. E proprio da quella data inizia quel cerimoniale che dura fino ai giorni nostri". Un rito caratterizzato da momenti di profonda partecipazione popolare: "La Madonna, il secondo sabato di settembre, viene portata processionalmente dall'Eremo alla Cattedrale. Però, nonostante questo, il popolo di Reggio sente il bisogno di salire all'Eremo prima della discesa per salutare la Madonna".
Oggi come allora, quando la imponente effigie scende dall'Eremo sorretta dai portatori per attraversare le vie cittadine, per le strade di Reggio non sfila una semplice icona religiosa, ma il passaggio di una madre che va a trovare i propri figli. Tra le spalle stanche dei portatori, gli sguardi rivolti al cielo e le preghiere sussurrate dagli anziani, la città ritrova ogni anno la forza di superare qualsiasi avversità, riconoscendosi unita nell'abbraccio della sua patrona.