Ministero della Cultura, 321 lavoratori a rischio: "Non lasciate che novembre spenga la nostra alba"

Autore Redazione Web | mar, 20 ott 2026 09:30 | Lavoratori Rischio Ministero-Della-Cultura Occupazione

Dopo 36 mesi di lavoro e un concorso pubblico, i precari chiedono che la stabilizzazione promessa a marzo diventi realtà


In questi giorni Reggio Calabria guarda simbolicamente all’alba, alla speranza di un nuovo inizio. Anche noi, 321 lavoratori a tempo determinato del Ministero della Cultura in Calabria e delle altre regioni del sud, vorremmo poter guardare alla nostra alba. Ma novembre rischia di segnare non un nuovo inizio, bensì la fine di un percorso costruito in anni di lavoro, sacrifici, formazione e servizio all’interno dei luoghi della cultura.

«Non chiediamo assistenza, chiediamo lavoro. Non chiediamo privilegi, chiediamo che venga riconosciuto il valore di ciò che abbiamo costruito» - scrivono i precari -. Dietro il numero 321 ci siamo noi. Ci sono 321 storie, 321 percorsi professionali, 321 famiglie che oggi guardano al futuro con crescente preoccupazione. Dopo lunghi percorsi di tirocinio e dopo aver superato un concorso pubblico, abbiamo lavorato per 36 mesi con contratti part-time e a tempo determinato, mettendo le competenze acquisite al servizio del patrimonio culturale. Non siamo più tirocinanti da tempo: siamo lavoratori che hanno maturato esperienza, professionalità e conoscenza degli uffici e dei luoghi nei quali operano ogni giorno. Non lasciate che novembre spenga ciò che abbiamo costruito in tanti anni. Se oggi Reggio Calabria parla di alba e di futuro, anche noi vogliamo poter guardare a quell'alba con speranza. Perché il futuro della Calabria (e non solo) passa anche dalle persone che ogni giorno lavorano per custodirne la cultura, la memoria e il patrimonio».

«A marzo avevamo creduto che la nostra alba fosse finalmente vicina. Ci era stata garantita la stabilizzazione, prospettando anche per noi un percorso analogo a quello dei colleghi del Ministero della Giustizia. Oggi, però, mentre novembre si avvicina, quell’alba sembra allontanarsi e l’unica garanzia rimasta è l’incertezza sul nostro futuro. Non possiamo rassegnarci a vedere svanire, nel giro di pochi mesi, una prospettiva sulla quale abbiamo costruito aspettative, progetti e serenità familiare. Chiediamo che alle parole di marzo seguano finalmente i fatti. Chiediamo che l’alba promessa non resti soltanto un simbolo, ma diventi, anche per noi, l’inizio concreto di un futuro stabile e dignitoso». 


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