“I padroni della ‘ndrangheta”: a Pellaro un confronto su romanzo, memoria e comunità

Autore Redazione Web | mar, 20 ott 2026 09:45 | Libro Cordova Ndrangheta Pellaro

Un dibattito articolato sul valore della legalità quotidiana e della scuola


Si è svolto a Reggio Calabria, presso la sala del Centro civico "Cosimo Cardea" di Pellaro, l’incontro pubblico dedicato alla presentazione del romanzo “I padroni della ‘ndrangheta. Malacarne. Una saga criminale” (Newton Compton Editori) del giornalista Claudio Cordova. Promosso dall’associazione culturale Jamu e moderato dall’avvocato Vittorio Massa, l'evento non si è limitato alle consuete dinamiche di una presentazione letteraria, ma ha offerto al pubblico un dibattito articolato sul valore della legalità quotidiana, della scuola, della memoria storica e del senso di comunità.

Le istituzioni e la legalità vissuta: l'intervento di Giuseppe Cantarella

I saluti istituzionali sono stati portati dal Presidente della Circoscrizione, Giuseppe Cantarella, che ha espresso orgoglio per l'ampia partecipazione della sala e ha ribadito la volontà di restituire il centro civico al territorio e alle associazioni.

Nel suo intervento, Cantarella ha sottolineato come la legalità non debba rimanere un concetto astratto o una mera questione di ordine pubblico:

«La legalità non è soltanto una questione di strada, ma un'applicazione quotidiana di valori. Come amministratori non possiamo fare i magistrati o i giudici, ma possiamo e dobbiamo aprire spazi di aggregazione sociale e culturale affinché i giovani abbiano luoghi trasparenti di confronto e di crescita».

"Andiamo insieme": la visione di Giuseppe Laganà e la periferia pensante

Ha poi preso la parola Giuseppe Laganà, Presidente dell'associazione culturale Jamu (nome che in dialetto reggino significa proprio "Andiamo"), la quale opera da oltre sette anni sul territorio. Laganà ha evidenziato l'importanza di aver scelto un luogo istituzionale e democratico per ospitare la serata, definendo la comunità locale come una "periferia pensante che non si piange addosso, ma produce pensiero ed elaborazione culturale".

Riprendendo le spietate dinamiche descritte nel romanzo, Laganà ha invitato ad evitare analisi superficiali e comode contrapposizioni tra "noi" e "loro":

«L'‘ndrangheta è un sistema complesso che sta dentro la nostra stessa comunità, dentro le nostre relazioni di tutti i giorni. Non basta dire 'buttiamo la chiave' per risolvere il problema quando sappiamo che il sistema continua a proliferare. Serve un'alleanza comunitaria, una visione a lungo termine — quasi 'rinascimentale' — fatta di partecipazione quotidiana, per lasciare un'eredità positiva a chi verrà dopo di noi».

Il valore della memoria e dell'educazione: la dirigente Eva Nicolò

Particolarmente profonda è stata la disamina della dirigente scolastica Eva Nicolò, la quale vanta una lunga esperienza diretta sia sul versante ionico che su quello tirrenico della provincia reggina. La dirigente si è soffermata sull'abilità con cui il romanzo smantella i falsi miti e i "tre cavalieri spagnoli" del racconto 'ndranghetista, mostrando la discesa agli inferi dei boss fatta di paranoia, carcere e solitudine.

Analizzando il doppio sguardo su Pellaro presente nel libro (tra la bellezza del mare e la rassegnazione dei palazzi "non finiti" dove i latitanti si mimetizzavano bene), Eva Nicolò ha richiamato la scuola al suo ruolo primario:

«Il romanzo ci ricorda che la forza dell'organizzazione sta spesso nella mancanza di fiducia della gente. Compito della scuola è ricostruire il pensiero critico e nutrire la speranza, insegnando la memoria storica ai ragazzi che spesso ignorano la stagione dei sequestri o la guerra di mafia che ha insanguinato questa città nei decenni passati. Ogni ragazzo che scopre di valere qualcosa senza dover chiedere il permesso a nessuno è una carta che l’‘ndrangheta non si potrà mai giocare».

La sfida culturale e il messaggio di Claudio Cordova

Nelle sue risposte, Claudio Cordova ha ribadito la decisione di narrare l'‘ndrangheta da un'angolazione insolita: un racconto lungo circa sessant'anni senza "eroi solitari" o investigatori protagonisti, ma focalizzato unicamente sui condizionamenti sociali e umani del fenomeno. Il giornalista ha ribadito come la criminalità organizzata si combatta con l'azione giudiziaria e delle forze dell'ordine, ma possa essere sconfitta unicamente sul piano culturale e sociale, togliendo la rassegnazione ai cittadini e restituendo dignità ai servizi essenziali come trasporti, sanità e welfare.

L'incontro, sapientemente guidato dall’avvocato Vittorio Massa, si è concluso con l'auspicio condiviso di trasformare questi momenti di dibattito in un cantiere permanente di partecipazione civile per il quartiere e per la città.


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