Polo Sud di via Padova, gli utenti elogiano infermieri e medici ma denunciano l’abbandono: "Di noi malati non interessa nulla"

Autore Grazia Candido | mer, 21 ott 2026 09:16 | Polo-Sud Via-Padova Cittadini Delusione

Nel mirino l’assenza di risposte concrete per la periferia Sud e le difficoltà che molti pazienti dovranno affrontare per raggiungere la nuova sede 

Gratitudine verso i medici e gli infermieri, riconoscenza per un servizio che, negli anni, ha rappresentato un punto di riferimento fondamentale per la periferia Sud della città, ma anche rabbia, delusione e un forte senso di abbandono. Sono sentimenti contrastanti quelli che emergono tra gli utenti in fila al centro prelievi del Polo Sud di via Padova, una struttura che, ancora per poche settimane, continuerà a garantire alla comunità un servizio apprezzato per professionalità, disponibilità e umanità.

Mentre si avvicina la chiusura del presidio, i cittadini non nascondono la propria amarezza. Il loro plauso è rivolto soprattutto agli infermieri che hanno saputo accogliere e assistere i pazienti con dedizione, spesso in condizioni difficili, senza mai far mancare attenzione e sensibilità a chi si rivolgeva alla struttura.

Un impegno che, ricordano gli utenti, si è manifestato anche durante la pandemia da Covid-19, quando lavorare in ambito sanitario significava confrontarsi quotidianamente con rischi e incertezze.

"Ci hanno sempre accolto con umanità e abnegazione, soprattutto durante la crisi sanitaria globale - racconta il signor Mario, paziente abituale del presidio -. Sono professionisti che hanno offerto un servizio importante alla nostra comunità. E adesso, vengono spostati in una struttura al centro della città. Ma chi non ha la macchina, chi è anziano o ha difficoltà motorie, come farà a raggiungere la nuova sede?".

È proprio la questione dell'accessibilità a preoccupare maggiormente i cittadini. Il trasferimento dei servizi nella nuova sede della Casa della Comunità "Annona", in via Placido Geraci, rischia infatti di creare ulteriori difficoltà per una fascia di popolazione che spesso ha bisogno di effettuare controlli periodici, sottoporsi a prelievi e usufruire di prestazioni sanitarie con una certa regolarità.

Per molti pazienti, raggiungere un presidio sanitario non è un dettaglio organizzativo, ma una necessità che incide concretamente sulla possibilità di curarsi. La distanza, la disponibilità di un mezzo di trasporto e la difficoltà di trovare parcheggio possono trasformarsi in ostacoli significativi, soprattutto per gli anziani, le persone fragili e chi vive in condizioni di disagio.

Accanto alla preoccupazione per il trasferimento, resta poi l'amarezza per le alternative che, secondo quanto riferiscono i cittadini, erano state avanzate per evitare la perdita di un presidio così importante per il territorio. Tra le ipotesi prospettate vi era il restyling della struttura comunale «Il Girasole», che avrebbe potuto accogliere i professionisti sanitari e ospitare il centro prelievi e il Consultorio familiare, mantenendo così servizi essenziali più vicini ai residenti della periferia Sud.

Una possibilità che, lamentano gli utenti, non si sarebbe tradotta in una soluzione concreta. E oggi, davanti alla prospettiva del trasferimento, la sensazione diffusa è quella di non essere stati ascoltati abbastanza.

"La politica è assente - tuona la signora Saveria, che non nasconde la propria indignazione -. Di noi malati non interessa nulla".

Parole dure, che restituiscono il clima di sfiducia maturato tra chi vede allontanarsi un servizio sanitario di prossimità senza avere ancora, a suo giudizio, risposte adeguate sulle difficoltà che dovrà affrontare.

La protesta dei cittadini, tuttavia, non è rivolta contro gli operatori sanitari. Al contrario, gli infermieri e i medici vengono indicati come il valore aggiunto di un presidio che ha saputo costruire nel tempo un rapporto di fiducia con il territorio. La loro professionalità viene riconosciuta e apprezzata proprio mentre si teme che il trasferimento possa rendere più complicato l'accesso alle prestazioni.

Il punto, per gli utenti, è dunque un altro: come garantire che il cambiamento organizzativo non si traduca in un peggioramento delle condizioni di accesso alle cure per chi vive nella periferia Sud?

La tutela della salute, sottolineano implicitamente le testimonianze raccolte tra le persone in attesa, non può prescindere dalle esigenze concrete dei cittadini. Un servizio può essere efficiente e affidato a professionisti preparati, ma deve anche essere raggiungibile, soprattutto quando si rivolge a persone anziane, malate o con limitate possibilità di spostamento.

Per questo, mentre il Polo Sud di via Padova si avvia a concludere la propria attività, resta aperta la richiesta di individuare soluzioni capaci di limitare i disagi.

"Almeno valutino la possibilità di attivare un servizio navetta dedicato - tuona la signora Saveria -. Un collegamento organizzato, con orari compatibili con quelli delle prestazioni sanitarie, potrebbe aiutare gli utenti a raggiungere la nuova sede". 

La richiesta che arriva dai cittadini è, in fondo, semplice: non disperdere il patrimonio umano costruito negli anni dagli operatori sanitari e non lasciare soli i cittadini che hanno bisogno di assistenza perché il valore di un presidio non si misura soltanto nelle prestazioni che eroga, ma anche nella vicinanza che riesce a garantire a chi ne ha più bisogno.


Aggiornamenti e notizie