Avvocati d’ufficio e patrocinio gratuito, l’ADU di Locri contro la circolare ministeriale: «Revoca immediata»

Autore Giorgia Rieto | mar, 27 ott 2026 12:32 | Locri Angela-Giampaolo

L’associazione guidata dalla presidente Angela Giampaolo denuncia i ritardi nei pagamenti dei compensi professionali e chiede un intervento urgente del Ministero della Giustizia

L’Associazione Nazionale Difensori di Ufficio (ADU), sezione di Locri, prende posizione contro la circolare del Ministero della Giustizia del 25 luglio 2026, chiedendone la revoca immediata o una radicale revisione. Al centro della protesta, le conseguenze che le indicazioni ministeriali avrebbero sulla liquidazione dei compensi spettanti agli avvocati che svolgono le funzioni di difensori d’ufficio e a quelli che operano nell’ambito del patrocinio a spese dello Stato.

La sezione territoriale, accreditata ad ADU Italia, ha trasmesso un atto di protesta e diffida al Ministro della Giustizia, al Consiglio Nazionale Forense, ai vertici degli uffici giudiziari del circondario di Locri e del distretto di Reggio Calabria, oltre che al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Locri.

Secondo l’associazione, l’applicazione della circolare starebbe generando incertezza interpretativa e difficoltà operative per avvocati, magistrati e personale amministrativo, con ripercussioni sui tempi necessari a rendere esecutivi i decreti di liquidazione dei compensi professionali.

Il nodo delle notifiche e dei pagamenti

La contestazione riguarda l’interpretazione dei termini per proporre opposizione ai decreti di liquidazione. Secondo quanto evidenziato dall’ADU di Locri, la circolare individua nella notificazione formale del decreto il presupposto per la decorrenza del termine breve di 30 giorni previsto dall’articolo 170 del D.P.R. 115/2002. In mancanza di tale notificazione, troverebbe applicazione il termine lungo di sei mesi richiamato dall’articolo 327 del Codice di procedura civile.

Una situazione che, nella ricostruzione dell’associazione, rischia di tradursi in un differimento dei pagamenti anche quando i compensi sono già stati liquidati dal giudice. Gli uffici giudiziari richiederebbero infatti agli avvocati di provvedere direttamente, e a proprie spese, alla notificazione dei decreti, quale passaggio necessario per ottenere l’attestazione di esecutività e sbloccare le somme spettanti.

L’ADU contesta in particolare che un simile adempimento venga posto a carico dei professionisti, sostenendo che dovrebbe essere la cancelleria a occuparsi delle attività di propria competenza. L’associazione segnala inoltre le difficoltà che si presenterebbero nei procedimenti riguardanti indagati o imputati latitanti, irreperibili o sprovvisti di domicilio digitale, nei quali le procedure di notificazione potrebbero risultare particolarmente complesse.

«Un vulnus alla dignità professionale e al diritto di difesa»

A esprimere la posizione dell’associazione è la presidente della sezione di Locri, l’avvocata Angela Giampaolo, che richiama il ruolo costituzionale della difesa e la necessità di garantire una retribuzione adeguata ai professionisti.

«I difensori d’ufficio sono liberi professionisti che esercitano un ministero pubblico e obbligatorio per legge, a presidio del diritto di difesa e della regolarità dei processi, garantendo l’accesso alla giustizia anche ai non abbienti», dichiara Giampaolo.

«Pretendere che l’avvocatura si accolli gli oneri economici e materiali di notificare i decreti dello Stato è un vulnus intollerabile. Questa circolare si pone in aperto contrasto con l’articolo 36 della Costituzione, che tutela la giusta e tempestiva retribuzione del lavoro svolto», aggiunge la presidente.

Le richieste dell’ADU alle istituzioni

Nel documento, l’associazione formula una serie di richieste rivolte ai diversi interlocutori istituzionali. Al Ministero della Giustizia viene chiesta la revoca immediata della circolare del 25 luglio 2026 oppure una sua integrazione chiarificatrice che escluda l’obbligo di notificazione a carico dei difensori, con particolare attenzione ai casi di irreperibilità e assenza di domicilio digitale.

In alternativa, l’ADU sollecita un intervento normativo urgente sull’articolo 170 del D.P.R. 115/2002, affinché venga individuato espressamente nella comunicazione di cancelleria tramite PEC o nella lettura in udienza il momento iniziale per il calcolo del termine breve.

Ai vertici degli uffici giudiziari di Locri e Reggio Calabria viene proposto l’avvio immediato di un tavolo di confronto per arrivare a un protocollo d’intesa operativo territoriale. L’obiettivo è individuare procedure più snelle per l’attestazione dell’esecutività dei decreti e consentire lo sblocco dei mandati di pagamento ancora pendenti.

L’associazione chiede inoltre al Consiglio Nazionale Forense di farsi portavoce della protesta presso il Ministero e al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Locri di inserire la questione all’ordine del giorno della prima seduta utile, adottando una delibera a sostegno delle richieste avanzate.

La richiesta di un intervento urgente

La presidente Angela Giampaolo e il direttivo dell’ADU di Locri, composto dagli avvocati Angelo Francesco Macrì, Iolanda Libera Diano, Angela Lafronte, Luciano Rodinò, Enza Corasaniti e Annalisa Alba, confidano in una risposta tempestiva da parte delle autorità coinvolte.

La battaglia annunciata dalla sezione di Locri punta a tutelare non soltanto gli interessi economici dei professionisti, ma anche la piena funzionalità della difesa d’ufficio e del patrocinio a spese dello Stato, strumenti fondamentali per garantire il diritto di difesa e l’accesso alla giustizia.

Per l’associazione, la questione richiede un chiarimento istituzionale rapido, capace di superare le incertezze interpretative e impedire che gli oneri amministrativi e i ritardi nei pagamenti ricadano sui legali chiamati a garantire un servizio essenziale per l’amministrazione della giustizia.



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