Legge sul fine vita, oltre 10 mila firme in Calabria. Cappato: "La società è pronta, ora tocca alla politica"

Autore Redazione Web | ven, 30 ott 2026 15:54 | Luca-Coscioni Marco-Cappato Palazzo-Campanella Legge-Fine-Vita Regione

L’Associazione Luca Coscioni ha fatto tappa a Palazzo Campanella chiedendo di "colmare il vuoto organizzativo"

La campagna "Liberi Subito", promossa dall’Associazione Luca Coscioni, è approdata ufficialmente a Palazzo Campanella con il deposito delle firme a sostegno della proposta di legge regionale sul fine vita. In quattro mesi sono state raccolte 10.794 sottoscrizioni - più del doppio rispetto alle 5.000 richieste dal quorum -, mobilitando oltre 130 attivisti e autenticatori in circa 150 tavoli sul territorio. Un dato che assegna alla Calabria, guidata dal primato della provincia di Cosenza, il record nazionale per numero di adesioni in rapporto alla popolazione.

A Reggio Calabria il tesoriere dell’Associazione, Marco Cappato, ha rimarcato l'urgenza di colmare un vuoto organizzativo: «In Italia esiste già, a determinate condizioni, il diritto a interrompere una sofferenza insopportabile e irreversibile: il problema è che mancano procedure chiare per accedervi. La società è pronta, perché la gente ha capito che non si tratta di un obbligo per nessuno e che lo Stato non ha alcun diritto di imporre una sofferenza come una tortura contro la volontà della persona». Cappato ha poi sollecitato una presa di posizione dell'assemblea: «Ora la palla passa al Consiglio Regionale. Se la discussione verrà affrontata nel merito, ascoltando le esigenze dei malati e dei medici e fuori dagli slogan ideologici, la Calabria diventerà la prima regione del Sud ad approvarla».

Il testo normativo ricalca le iniziative già discusse o approvate in altre regioni per definire tempi e modalità operative applicative della sentenza della Corte Costituzionale. Come ribadito dai referenti calabresi della mobilitazione, Maria Teresa Prestanicola e Ivan Papasso, la proposta non mira a introdurre «diritti nuovi, ma procedure certe», rappresentando «un segnale chiaro e inequivocabile della volontà popolare» che richiede ora al Consiglio Regionale l'assunzione di responsabilità per dotare anche la Calabria di una «legge di civiltà».

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