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"Bevo perché da sobrio non mi sento abbastanza": il disagio di un ragazzo in una società ossessionata dalla perfezione

Autore Grazia Candido | dom, 01 nov 2026 10:54 | Alcol Giovani Testimonianza Insicurezza

Dietro un bicchiere alzato, a volte, non c'è soltanto la voglia di divertirsi o di dimenticare una giornata difficile

"Quando bevo mi sento diverso. Riesco a parlare con le persone, a guardarle negli occhi, a scherzare senza pensare continuamente a quello che potrebbero pensare di me. Mi sento più interessante, più bello, persino più desiderabile. È come se, per qualche ora, riuscissi a essere la persona che vorrei".

Comincia così il racconto di un ragazzo che preferisce non rendere pubblica la propria identità. Le sue parole descrivono un disagio che va oltre il semplice consumo di alcol: la difficoltà di sentirsi abbastanza in un mondo in cui l'immagine sembra contare più di ogni altra cosa.

Ma chi sceglie di bere tutte le sere, quando si esce con gli amici, alle feste cosa cerca davvero quando decide di assumere alcol?

"Non è tanto il sapore dell'alcol o il desiderio di ubriacarmi. È quello che succede dopo. Quando bevo, sparisce quella vocina nella mia testa che mi ripete che non sono abbastanza bello, abbastanza simpatico o abbastanza interessante. Da sobrio, mi faccio mille problemi. Penso a come mi vesto, a come parlo, a come mi guardano gli altri. Ho paura di risultare noioso, di non piacere a una ragazza, di essere quello che nessuno sceglie".

Il suo racconto mette in luce una contraddizione dolorosa: per sentirsi sicuro di sé ha bisogno di qualcosa che, in realtà, rischia di renderlo sempre più dipendente dalla propria insicurezza.

"La cosa peggiore è che quando sono con gli amici e non bevo, mi sento fuori posto. Li vedo ridere, scherzare, conoscere persone nuove. Io invece resto bloccato. Mi sembra che tutti sappiano come comportarsi tranne me. Poi, bevo un po' e finalmente riesco a lasciarmi andare".

Il disagio del ragazzo non nasce nel vuoto. Crescere in una società dominata dai social network significa confrontarsi continuamente con immagini di corpi perfetti, sorrisi impeccabili, relazioni apparentemente felici e vite che sembrano non conoscere insicurezze.

"Apri Instagram e vedi ragazzi sempre in forma, vestiti bene, circondati da amici, sempre sorridenti. Ti chiedi perché tu non riesca a essere così. Magari sai che quelle immagini non raccontano tutta la verità, ma finisci comunque per confrontarti. E quando esci, hai la sensazione che tutti ti stiano giudicando".

Gli chiedo se pensa che questa continua ricerca della perfezione abbia influenzato il suo rapporto con l'alcol.

"Sì, assolutamente. Sembra che oggi non basti essere una brava persona. Devi anche avere il fisico giusto, il viso giusto, il modo giusto di parlare. Devi essere sicuro, divertente, interessante. Io non mi sento così. E quando bevo ho l'impressione di avvicinarmi a quell'immagine. È come indossare una maschera che, finalmente, mi permette di stare in mezzo agli altri".

C'è un momento, durante l'intervista, in cui il suo tono cambia. Non parla più delle feste o delle serate con gli amici, ma della solitudine che arriva quando tutto finisce.

"Quando torno a casa e l'effetto dell'alcol passa, ricomincio a pensare. Mi domando se le persone con cui ho parlato mi avrebbero trovato simpatico anche se fossi stato sobrio. Mi chiedo se qualcuno potrebbe essere interessato a me per quello che sono davvero. E questa cosa mi fa stare male".

È forse questo l'aspetto più delicato della sua testimonianza: non bere per dimenticare una persona o una delusione, ma per riuscire a sentirsi una persona degna di attenzione.

L'alcol diventa così una scorciatoia emotiva, un mezzo per affrontare situazioni che altrimenti sembrano insostenibili. Ma la sicurezza che offre è temporanea e può trasformarsi in una trappola: più si impara ad affidarsi all'alcol per sentirsi a proprio agio, più diventa difficile riconoscere le proprie capacità senza di esso.

"Vorrei riuscire a uscire senza sentire il bisogno di bere. Vorrei conoscere una ragazza senza pensare che devo essere ubriaco per piacerle. Vorrei che qualcuno mi guardasse e vedesse qualcosa di bello anche quando non sto cercando di apparire diverso. Non voglio essere perfetto, vorrei soltanto sentirmi abbastanza".

La sua storia ci lascia una domanda importante: quanto pesa, soprattutto sui più giovani, vivere in una società che sembra premiare soltanto chi rispecchia determinati modelli estetici e comportamentali?

Forse, abbiamo imparato a parlare troppo di bellezza e troppo poco di autostima, troppo di apparenza e troppo poco di fragilità. Dietro chi beve per trovare il coraggio di avvicinarsi agli altri potrebbe esserci una persona che non ha bisogno di essere giudicata, ma ascoltata.

L'alcol non può diventare la risposta alla paura di non piacere. E nessuno dovrebbe aver bisogno di alterare se stesso per sentirsi degno di essere amato perchè il vero problema non è non essere perfetti. È arrivare a credere che, senza esserlo, non meritiamo di essere scelti.

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