Patto dello Stretto, Repaci critica l'intesa tra Reggio e Messina: «Escluse le due Città Metropolitane e diversi Comuni»

Autore Giorgia Rieto | mar, 03 nov 2026 11:16 | Campo-Calabro Repaci

La preoccupazione riguarda soprattutto le possibili conseguenze di un'intesa ritenuta troppo circoscritta

Il Patto dello Stretto, sottoscritto dal sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro, e dal sindaco di Messina, Federico Basile, apre una nuova fase nel percorso di collaborazione tra le due sponde, ma non mancano le perplessità sul perimetro istituzionale e territoriale dell'intesa.

A intervenire è il consigliere metropolitano Rocco Alessandro Repaci, che, pur riconoscendo all'iniziativa il merito di imprimere una nuova accelerazione a un processo di integrazione rimasto sostanzialmente fermo negli ultimi anni, ne evidenzia i limiti legati al coinvolgimento dei soli due Comuni.

Secondo Repaci, sarebbe stato opportuno estendere il percorso anche alle rispettive Città Metropolitane, in considerazione dell'Accordo per l'istituzione dell'Area Integrata dello Stretto tra le Regioni Calabria e Sicilia, le Città Metropolitane di Reggio Calabria e Messina e la Conferenza permanente interregionale. Un'intesa che, ricorda il consigliere, è stata ratificata dalla Regione Calabria con la legge regionale n. 12 del 2019.

Un coinvolgimento più ampio avrebbe consentito, a suo avviso, di costruire un progetto maggiormente rappresentativo delle esigenze dell'intero territorio dello Stretto, evitando di limitare il processo decisionale e i possibili benefici ai soli Comuni di Reggio Calabria e Messina.

Nel suo intervento, Repaci richiama anche l'attenzione sull'esclusione di diversi Comuni calabresi che, in base alle deliberazioni della Giunta regionale n. 354/2019 e n. 400/2021, rientrano nell'area interessata. Si tratta di Villa San Giovanni, Calanna, Campo Calabro, Fiumara, Laganadi, Motta San Giovanni, San Roberto, Cardeto, Sant'Alessio d'Aspromonte, Scilla, Bagnara e Santo Stefano d'Aspromonte. Una questione che, sottolinea, riguarda anche il versante siciliano.

«La titolarità metropolitana del Patto stesso e il coinvolgimento delle Città Metropolitane nella sua elaborazione sarebbero stati di gran lunga più utili allo sviluppo dell'auspicata integrazione dell'Area», osserva il consigliere.

La preoccupazione riguarda soprattutto le possibili conseguenze di un'intesa ritenuta troppo circoscritta, che rischierebbe di accentuare le divisioni anziché favorire una strategia comune. Repaci parla infatti di un percorso potenzialmente «claudicante», destinato a frammentare ulteriormente una realtà territoriale già fragile, con particolare riferimento alle aree interne.

Una prospettiva che, secondo il consigliere, si scontra con la stessa funzione della Città Metropolitana, chiamata a promuovere la coesione territoriale e a ridurre le disuguaglianze tra i diversi territori.

Per questo motivo, Repaci annuncia di aver avviato, all'interno del Gruppo consiliare Progressisti, un percorso finalizzato a chiedere che la questione venga affrontata attraverso un apposito dibattito in Consiglio Metropolitano.


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