Pesca in Calabria, settore in crisi: Martilotti chiede un Piano straordinario per salvare le marinerie

Autore Giorgia Rieto | mer, 04 nov 2026 13:26 | Pescatori-Calabria Bagnara Pesca

Aumento del costo del gasolio, riduzione della flotta, difficoltà economiche e mancato ricambio generazionale: il Comitato Pescatori Calabria invoca un nuovo modello produttivo e organizzativo

La pesca calabrese attraversa una fase di profonda difficoltà e, per garantire un futuro al comparto, servono interventi strutturali, una nuova organizzazione delle attività e una strategia capace di rilanciare le marinerie. È questo il messaggio lanciato da Salvatore Martilotti, del Comitato Pescatori Calabria, che interviene sullo stato di crisi del settore chiedendo alla Regione un cambio di passo e, soprattutto, l'avvio di un Piano Pesca Straordinario.

Martilotti riconosce innanzitutto l'importanza degli strumenti di sostegno predisposti dalla Regione Calabria nell'ambito del FEAMPA 2021-2027, destinati alle imprese di pesca messe in difficoltà dall'aumento esponenziale del costo del gasolio. Un aiuto importante, secondo il rappresentante del Comitato, ma non sufficiente ad affrontare una crisi che affonda le proprie radici in problematiche ormai strutturali.

Il comparto, infatti, da anni deve fare i conti con una serie di criticità: dalle caratteristiche della flotta alle normative comunitarie sulla riduzione dello sforzo di pesca, passando per i vincoli relativi all'utilizzo di tecniche e attrezzi, la cessazione della pesca del bianchetto e le restrizioni che hanno interessato la pesca del pesce spada con le reti.

Una situazione che, nel tempo, ha prodotto conseguenze pesanti sul piano economico, sociale e occupazionale, contribuendo all'uscita progressiva di lavoratori dal settore e alimentando l'incertezza sul futuro delle comunità costiere.

Meno imbarcazioni, meno pescato e perdita di competenze

Tra gli effetti più evidenti della crisi c'è la progressiva riduzione della flotta peschereccia. Diversi armatori, molti dei quali impegnati direttamente nell'attività di pesca, hanno aderito ai percorsi di riconversione previsti dal FEAMPA 2021-2027 attraverso la demolizione delle imbarcazioni.

Una scelta che, secondo Martilotti, non rappresenta soltanto la cessazione di singole attività imprenditoriali, ma segna anche la perdita di una parte della storia delle marinerie calabresi.

«La dismissione di imbarcazioni da pesca non rappresenta soltanto la fine di un'attività individuale, ma anche la storia collettiva delle marinerie», evidenzia.

A essere coinvolte sono soprattutto le microimprese a conduzione familiare, considerate per anni uno dei principali punti di forza del comparto. Realtà che hanno garantito continuità lavorativa, trasmissione delle competenze e un legame diretto con il territorio.

La riduzione dei battelli comporta inevitabilmente anche una contrazione della capacità produttiva, con meno prodotto ittico locale sbarcato e una progressiva perdita di professionalità ed esperienze difficilmente recuperabili nel breve periodo.

Il nodo del ricambio generazionale

Un altro problema centrale riguarda la difficoltà di coinvolgere le nuove generazioni. Il mancato ricambio generazionale, sottolinea Martilotti, ha indebolito ulteriormente un settore già provato dall'aumento dei costi e dall'incertezza dei ricavi.

Il prezzo del carburante, le spese operative, la diminuzione del valore della produzione, la complessità gestionale e il peso degli adempimenti burocratici e amministrativi rendono oggi l'attività sempre meno attrattiva.

Il risultato è un progressivo indebolimento delle imprese familiari, che storicamente hanno rappresentato un elemento essenziale per la tenuta economica e sociale delle comunità di pesca.

Cresce la domanda, ma diminuisce il pescato locale

Tra le contraddizioni evidenziate dal Comitato c'è anche quella legata al mercato dei prodotti ittici. La riduzione della flotta non corrisponde, infatti, a una diminuzione della domanda di pesce da parte dei consumatori.

Al contrario, secondo Martilotti, la richiesta è cresciuta negli ultimi anni e viene sempre più spesso soddisfatta attraverso canali alternativi, aumentando la dipendenza dagli approvvigionamenti esterni.

Un fenomeno che rischia di compromettere la capacità dei territori di valorizzare il proprio pescato, soprattutto in termini di qualità, tracciabilità e stagionalità. La progressiva contrazione della produzione locale, dunque, non rappresenta soltanto un problema per gli operatori del settore, ma coinvolge l'intera filiera economica e commerciale legata alla pesca.

La richiesta alla Regione: un Piano Pesca Straordinario

Di fronte a questo scenario, per Martilotti non è più possibile limitarsi a interventi temporanei. Occorre avviare una nuova fase di programmazione, capace di coinvolgere le comunità di pesca e di costruire un modello produttivo, organizzativo, commerciale e sociale più efficace.

La richiesta rivolta alla Regione Calabria è quella di predisporre un «Piano Pesca Straordinario», accompagnato da una programmazione settoriale almeno triennale e dal rilancio della Legge regionale di settore n. 27/2004, attraverso una dotazione finanziaria adeguata alle esigenze del comparto.

L'obiettivo è governare il cambiamento, sostenere le imprese ancora operative, favorire il ricambio generazionale e restituire competitività alle marinerie calabresi.

«Per dare una svolta alle comunità di pesca non è più rinviabile un nuovo assetto produttivo, organizzativo, commerciale e sociale», conclude Martilotti.

Un appello che va oltre la semplice richiesta di aiuti economici e che pone al centro una questione più ampia: salvaguardare la pesca significa tutelare lavoro, tradizioni, competenze e identità dei territori costieri. Senza una strategia di lungo periodo, il rischio è che la crisi attuale si trasformi in un progressivo ridimensionamento di un settore che rappresenta una componente importante dell'economia e della storia della Calabria.


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