Nel corso dell'evento un debutto storico: la primissima riunione dei presidenti delle Associazioni dei Ricercatori italiani nel mondo
L’Università Mediterranea di Reggio Calabria è stata protagonista della Conferenza degli Addetti Scientifici e Spaziali ed Esperti Agricoli 2026, ponendosi come ponte strategico tra la ricerca di frontiera e il tessuto industriale per favorire la crescita del Paese. L’atelier del plesso di Architettura ha fatto da cornice a un’intensa giornata di lavori segnata anche da un debutto storico: la primissima riunione dei presidenti delle Associazioni dei Ricercatori italiani nel mondo.
Al centro del vertice, la cooperazione internazionale e la competitività territoriale promosse dal Ministero degli Affari Esteri. Come ha sottolineato Mauro Battocchi, Direttore Generale per la crescita e la promozione delle esportazioni della Farnesina, «siamo impegnati in prima linea per internazionalizzare le nostre imprese e i nostri sistemi territoriali. Contiamo su 60 ambasciatori della scienza, dello spazio e dell'agricoltura nel mondo che creano reti per la crescita economica e lo sviluppo, favorendo un confronto diretto con l'accademia e le forze attive della regione da cui nasceranno grandi opportunità». Una sinergia ribadita con soddisfazione dal rettore dell'ateneo reggino, Giuseppe Zimbalatti, per il quale accogliere una simile assise «è di straordinaria importanza, perché offre al territorio e all'università un'apertura sul mondo impensabile fino a poco tempo fa».
Il dialogo ha riservato un focus prioritario alle eccellenze agroalimentari, come l'agrumicoltura, l'olivicoltura e la viticoltura. Alessandra Gentile, presidente della Sezione Sud-Ovest dell’Accademia dei Georgofili, ha rimarcato la necessità di «costruire e consolidare ponti con il resto del mondo per diffondere le conoscenze e portare avanti un'agricoltura quanto più possibile sostenibile e attenta alle innovazioni che la ricerca trasferisce alle imprese». Un percorso in cui il capitale umano gioca un ruolo determinante, come ricordato dal direttore del Dipartimento di Agraria, Marco Poiana, che ha richiamato le sfide agroalimentari e ambientali indicando negli studenti universitari i veri «ambasciatori sul territorio dell'innovazione prodotta e trasmessa dalla ricerca».