Festa di compleanno al Castello Aragonese. In rete circolano le immagini dell'allestimento: sembra un ricevimento
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Dal Comune era arrivato il chiarimento: "ci è stato detto che si trattava di un evento culturale"

Festa di compleanno al Castello Aragonese. In rete circolano le immagini dell'allestimento: sembra un ricevimento

Reggio Calabria. Altro che buffet a corredo di un evento culturale. Sembra un vero e proprio ricevimento con quasi una decina di tavoli per almeno dieci posti ciascuno, quello allestito due giorni fa sul terrazzo del Castello Aragonese. A lasciarlo intendere le foto che circolavano sui social già qualche ora prima dell’evento.
Insomma nulla che potesse far immaginare che si trattasse di uno dei tanti eventi culturali ospitabili nei locali dell’antico maniero reggino. Un allestimento in grande stile, tale da non passare inosservato, anche per via degli elementi, anche di notevoli dimensioni, fatti entrare dentro al Castello e per la cui sistemazione ci saranno volute, sicuramente, diverse ore.
Ora, al di là di eventuali singole responsabilità – men che meno interessa conoscere l’identità del soggetto o dei soggetti organizzatori – è possibile dunque che nessuno, tra chi avrebbe dovuto per tempo verificare e vigilare, si sia accorto, in tutte le ore precedenti, che da lì a breve si sarebbe svolto un qualcosa di difforme da quanto previsto invece da regolamento e dall’evento comunicato, giorni prima, all’ufficio competente: ovvero il Settore Cultura del Comune?
Già la vista di un tavolo con su delle posate, calici e vettovagliamento, avrebbero potuto insinuare il sospetto che quell’allestimento poco o nulla centrasse con il titolo dell’evento culturale comunicato al settore competente di Palazzo San Giorgio “Sguardi al tramonto”.
Al resto c’ha pensato, il giorno dopo, il video-denuncia postato su facebook da due giovani visitatori del Castello a documentare ciò che rimaneva dalla sera e notte precedenti. Un video diventato subito virale e senza il quale non si sa se l'Amministrazione Comunale avrebbe o meno annunciato l’intenzione di approfondire la vicenda e assumere eventualmente gli opportuni provvedimenti. Certo è che il primo chiarimento dovrà arrivare proprio dal Comune.
Francesco Chindemi
23-08-2019 17:34

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Questa mattina, nella provincia di Reggio Calabria, Catania e Firenze i carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il supporto dei reparti territorialmente competenti e l’ausilio dei Carabinieri del NAS e dei Cacciatori di Calabria, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale, emessa dal Tribunale di Palmi, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 9 persone (di cui 3 agli arresti domiciliari, 6 all’obbligo di dimora nel comune di residenza e 1 all’obbligo di firma) ritenute responsabili, a vario titolo, di commercio di sostanze anabolizzanti, commercio di farmaci stupefacenti, somministrazione di farmaci dopanti per alterare le prestazioni agonistiche, ricettazione, esercizio abusivo di professione e somministrazione di farmaci pericolosi per la salute pubblica. Nel corso delle operazioni, durante le quali sono state eseguite anche diverse perquisizioni in Toscana, Calabria e Sicilia, è stata inoltre data esecuzione, unitamente a militari della Guardia di Finanza, alla misura cautelare reale del sequestro preventivo di beni mobili e immobili per un valore di oltre 100.000 euro, riconducibili a due degli indagati, in quanto ritenuti frutto del commercio illecito, grazie agli accertamenti patrimoniali svolti dalla Sezione di Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza di Palmi. Nel contesto dell’attività investigativa sono state ricostruite responsabilità penali a carico di 20 persone complessive e tra gli arrestati si annovera anche un carabiniere forestale. I destinatari della misura cautelare degli arresti domiciliari sono: • GULLI’ Carmelo, 50enne reggino, preparatore atletico e sportivo, appuntato scelto dei carabinieri del ruolo forestale. • FAZZARI Roberto, 30enne polistenese, preparatore atletico e sportivo; • CRUPI Felice, 43enne di Laureana di Borrello, gestore di palestre e commerciante; dell’obbligo di dimora nel comune di residenza sono: • GAROZZO Cristian Gianluca, 45enne Catanese, commerciante; • D’OSUALDO Krisztian, 49enne ungherese, rappresentante commerciale; • PEPE Roberto, 54enne polistenese, gestore di palestre, sportivo e preparatore atletico; • AMATO Raffaele, 36enne di Cinquefrondi, commerciante; • SACCONE Giovanni, 27enne fiorentino; mentre è stata sottoposta all’obbligo di presentazione alla P.G., FOTI Giuseppe, 26enne di Ferruzzano, magazziniere. L’odierna operazione, convenzionalmente denominata “Ercole”, giunge all’esito di una articolata attività investigativa, supportata da serrati monitoraggi tecnici, analisi documentali e indagini tradizionali, condotta dalla Compagnia Carabinieri di Taurianova con un supporto specialistico del N.A.S. di Reggio Calabria, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Palmi, diretta dal Procuratore Capo Dott. Ottavio Sferlazza, e avviata nell’ottobre 2017 a seguito di una sospetta morte di un 40 enne taurianovese. L’uomo, in salute e sportivo, una mattina venne trovato privo di vita in casa dai famigliari in circostanze anomale e improvvise, ma inizialmente fu ipotizzato un ordinario arresto cardio-respiratorio. Tuttavia, l’assenza di patologie pregresse o altri elementi sintomatici e le successive informazioni raccolte dai carabinieri di Taurianova, hanno fatto emergere il sospetto che il decesso fosse, in realtà, connesso all’attività sportiva praticata dall’uomo nell’ambito del fitness e del body building. All’esito delle lunghe e complesse indagini è in effetti emerso come il 40enne, nella sua attività sportiva, facesse sistematico uso di farmaci e sostanze anabolizzanti, che gli avevano anche causato forti scompensi di salute, e che l’uomo assumeva dietro prescrizione di un personal trainer, poi identificato nell’odierno arrestato GULLI’ Carmelo. Quest’ultimo, con le stesse modalità di altri odierni indagati, dietro lauti pagamenti e senza alcuna competenza medico-sportiva, elaborava, per abituali frequentatori di palestre, programmi che prevedevano, in modo combinato, una parte “atletica” di esercizi da fare in palestra, una parte “alimentare” concernente una speciale dieta da seguire, ed infine una parte riguardante l’assunzione di farmaci e sostanze ad azione dopante, al fine di facilitare i risultati o competere in modo più efficace nelle gare. Le attenzioni degli inquirenti, però, non si sono limitate a ricercare le cause della morte dell’uomo ma sono state progressivamente estese ad altri soggetti, mettendo in luce un esteso e allarmante commercio illecito di sostanze dopanti e anabolizzanti, orbitante intorno a diverse palestre della Provincia di Reggio Calabria e delle competizioni sportive locali e nazionali. Mercato illecito che vede quali protagonisti, in veste di procacciatori e venditori, dei soggetti che, quasi sempre, si improvvisano medici, dietisti, farmacisti, personal trainer, rivolgendosi sia ad atleti amatoriali desiderosi di mutare il proprio aspetto fisico in poco tempo, oppure, in diversi casi, ad atleti professionisti che partecipano a gare regionali, nazionali o internazionali. Le indagini hanno fatto emergere un enorme giro di affari di centinaia di migliaia di euro, alimentato dalla sconcertante facilità con la quale, un certo numero di frequentatori delle palestre “affida” la propria salute a delle figure, spesso carismatiche e che si atteggiano a dei veri e propri “guru”, e che riescono, in tal modo, a guadagnare illecitamente ingenti somme di denaro a discapito della salute altrui. Nel corso dell’indagine sono state sequestrate oltre 8.000 fiale e compresse di farmaci anabolizzanti e stupefacenti, vendute, ognuna, ad un prezzo molto variabile dai 10 ai 400 euro, a seconda del prodotto e della provenienza. I prodotti commerciati erano i più disparati, “GH”, “nandrolone”, “trembolone”, “Stanazolo”, “testosterone”, con le loro varie declinazioni sintetiche, ormoni e farmaci androgeni e steroidei, vietati in Italia oppure destinati alla cura di gravi patologie e sindrome umane o addirittura a scopo veterinario. Per quanto appurato dai carabinieri reggini, i canali di approvvigionamento erano per lo più riconducibili all’estero, soprattutto da paesi est-europei e orientali, con metodi di pagamento basati sui circuiti internazionali, ma anche “bitcoin”, contanti e ricariche post-pay. Sono state individuate però, anche talune locali farmacie che, “sottobanco”, riuscivano a cedere a conoscenti e amici farmaci soggetti a prescrizione medica e solo per gravi patologie, anche tumorali, o ancora destinati ad uso veterinario, con quindi grave pericolo per la salute in caso di abuso. L’indagine ha coinvolto vari protagonisti, dagli imprenditori del fitness, che approfittavano della professione e quindi dei contatti con gli atleti per aumentare i guadagni, ai personal trainer, o presunti tali, che improvvisandosi farmacisti, medici, nutrizionisti, anche al fine di consolidare il loro prestigio nelle competizioni agonistiche, consigliavano, anzi incoraggiavano il consumo di anabolizzanti ai loro atleti - talvolta procurati da loro stessi - ma anche commercianti di prodotti per le palestre, che tra le vendite legali aggiungevano il commercio di farmaci e sostanze vietate. Nella rete degli investigatori è finito anche un appuntato dei carabinieri del ruolo forestale, accusato di essere il preparatore atletico del deceduto, al quale aveva prescritto, ma anche fornito, i farmaci anabolizzanti, che, secondo quanto ricostruito dalla Procura della Repubblica di Palmi, sono stati la principale causa della sua morte. Lo stesso, noto sportivo e preparatore atletico nella Provincia di Reggio Calabria, aveva una ampia platea di atleti, che si rivolgevano a lui via internet o per passaparola, che allenava anche mediante somministrazione e un commercio sistematico di farmaci anabolizzanti e stupefacenti, con regolari consegne a mano o anche via posta. 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Sequestrati armi e droga, arrestato un rosarnese: il bilancio dell'operazione "Dirty dig" della Guardia di Finanza VIDEO

Reggio Calabria. Attraverso l’operazione “Dirty dig”, brillantemente condotta lungo l’area tirrenica della provincia reggina, è stato inferto ancora una volta un duro colpo alle organizzazioni criminali dedite al traffico di stupefacenti da parte dei militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria. Infatti, grazie sia all’intuito investigativo dei finanzieri intervenuti che al supporto dell’infallibile fiuto dei cani antidroga del comparto cinofili della Compagnia Pronto Impiego reggina, i militari della Compagnia territoriale di Reggio Calabria hanno individuato e contestualmente sottoposto a sequestro, complessivamente, circa 2.000 grammi di marijuana, circa 1.200 grammi di hashish, 4 pistole semiautomatiche e oltre 140 proiettili, nonché tratto in arresto in flagranza di reato un cinquantasettenne rosarnese (C.R., cl ’63). L’operazione repressiva in argomento, operata d’iniziativa, si inserisce nell’ambito di un più ampio piano straordinario di controllo economico-finanziario del territorio, disposto dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, eseguito mediante penetranti e pianificate attività di monitoraggio delle aree e degli snodi stradali, ferroviari e marittimi maggiormente a rischio e permeati da fenomeni di criminalità (sia in termini di microcriminalità che in termini di criminalità organizzata), nonché delle attività commerciali presenti sull’intero territorio della provincia, preventivamente oggetto di specifiche attività di analisi e selezione. Nello specifico, alcune pattuglie delle Fiamme Gialle, durante lo svolgimento di attività di appostamento e osservazione, individuavano un soggetto sospettato di detenzione abusiva di armi e di illecite produzione e detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. In tale quadro, grazie all’acume investigativo dei militari operanti, che spingeva gli stessi a riscontrare il contenuto del patrimonio info-investigativo sapientemente acquisito, si eseguivano mirate attività di perquisizione, interessanti sia le pertinenze di un esercizio commerciale gestito dal figlio del soggetto successivamente tratto in arresto, adibito alla produzione e alla commercializzazione di canapa industriale, che l’abitazione rientrante nella disponibilità del soggetto in questione, individuate a seguito di apposite attività di osservazione, pedinamento e controllo del territorio. Le attività di perquisizione predisposte ed eseguite dai militari consentivano di individuare e di sottoporre conseguentemente a sequestro un ingente quantitativo di materiale illecito, rinvenuto sotto un consistente cumulo di sabbia insistente su uno dei terreni adiacenti alla sede del menzionato esercizio commerciale. In particolare, dopo aver scavato in varie aree del terreno, si rinvenivano circa 2.000 grammi di marijuana, circa 1.200 grammi di hashish, 4 pistole semiautomatiche e oltre 140 proiettili: si procedeva così a sottoporre a sequestro quello che risultava presentarsi come un autentico “market dell’illecito”, alla luce sia della natura di quanto ritrovato, che delle modalità di occultamento del materiale illecito in questione. Al termine delle operazioni, il responsabile veniva tratto in arresto in flagranza di reato e condotto presso il carcere di Reggio Calabria “Arghillà”, così come disposto dal Pubblico Ministero di turno della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palmi, prontamente notiziato degli eventi. In seguito, il Giudice per le Indagini Preliminari convalidava l’arresto eseguito dai militari operanti, accogliendo altresì la proposta di applicazione nei confronti dell’indagato della più penetrante delle misure cautelari personali, la custodia cautelare in carcere, atteso il livello di pericolosità sociale scaturente da quanto sequestrato al soggetto tratto in arresto. Durante le operazioni di perquisizione veniva inoltre accertato come l’indagato detenesse illegalmente, presso i luoghi teatro dell’intervento dei finanzieri reggini, tre merli e un falco-gheppio (esemplari di fauna appartenenti a specie protette), dal momento che i primi risultavano essere rinchiusi in inidonee gabbie e privi dell’anello metallico inamovibile attestante la lecita provenienza degli animali, mentre il secondo risultava essere rinchiuso in un’inidonea voliera. I volatili così rinvenuti venivano dunque sottoposti a sequestro e conseguentemente affidati, per le relative cure necessarie e per l’eventuale successiva liberazione o riabilitazione, a personale specializzato dell’Associazione Mediterranea per la Natura – Centro di Recupero della Fauna Selvatica “Stretto di Messina” e dell’Associazione Anti-Bracconaggio “C.A.B.S.” che, prontamente, offriva la propria preziosa collaborazione. L’attività di controllo economico-finanziario del territorio, unitamente al contrasto degli illeciti in materia di sostanze stupefacenti e di detenzione abusiva di armi e, più in generale, dei traffici illegali, rientra tra i prioritari compiti della Guardia di Finanza, la quale costantemente opera a salvaguardia della vita umana, concorrendo a tutelare l’ordinata e civile convivenza sociale, ...

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