Anche in Calabria cresce il numero dei disabili ma permangono le criticità di sempre
ATTUALITA'

La nota del Prof. Leone

Anche in Calabria cresce il numero dei disabili ma permangono le criticità di sempre

La necessità di lavorare sull’inclusione sociale dei ragazzi disabili non è mai stata così impellente come in questo ultimo anno nel quale l’emergenza sanitaria dettata dalla pandemia ha ulteriormente aggravato le diseguaglianze preesistenti. Anche in circostanze normali i ragazzi con disabilità hanno maggiori difficoltà ad accedere all’istruzione ecco perché è necessario valorizzare ogni individuo, abbattere le barriere che limitanodiritti imprescindibili come l’accesso all’istruzione e alle strutture sanitarie ed il potenziamento di tutti i servizi essenziali rimuovendo gli ostacoli che quotidianamente sono costretti ad affrontare.



INCREMENTO CONTINUO DEGLI ALUNNI DISABILI ANCHE IN CALABRIA
Nel frattempo nelle scuole italiane aumenta di anno in anno il numero degli alunni disabili come fa notare il Ministero dell’Istruzione secondo cui in questo anno scolastico gli alunni disabili presenti negli istituti italiani di ogni ordine e grado statali sono 268.671, sul totale di una popolazione scolastica di 7.507.484 allievi, con un incremento di 8.914 unità rispetto all’anno precedente.



Anche in Calabria si registra un incremento continuo . La nostra regione si colloca al decimo posto con 8.733 unità , su un totale di popolazione scolastica di 268.1014 allievi, 590 scolari in più rispetto all’anno precedente; un incremento continuo come si può ben notare (erano 6.591 nel 2014/15; 6.457 nel 2013/14; 6.224 nel 2012/2013 ).
Nella nostra regione in questo anno scolastico gli allievi in questione sono così distribuiti: nella scuola dell’infanzia 709, nella primaria 2.986, nella scuola media di primo grado 2.090, nelle scuole superiori 2.948



Gli allievi portatori di handicap nelle scuole statali della provincia di Reggio Calabria sono in tutto 3.175, 317 in più rispetto all’anno scolastico precedente, così distribuiti: 186 nelle scuole dell’infanzia, ( di cui 184 psicofisici e due con minorazione dell’udito),1005 nella primaria( di cui 978 psicofisici,16 con menomazione udito e 11 della vista), 829 nella media di primo grado ( di cui 805 psicofisici, 14 udito e 10 vista), 1155 nelle superiori ( di cui 1107 psicofisici, 21 udito e 27 vista)



AREA DEL SOSTEGNO: RAPPORTO DOCENTI/ALUNNI DISABILI
Ma, aumenta, al contempo, il contingente dei docenti di sostegno: questa figura è molto importante non solo per il processo formativo dell’alunno disabile, ma anche per promuovere il processo di inclusione scolastica. Sempre secondo dati ministeriali nell’anno in corso i posti di sostegno risultano in totale 152.521.
n Calabria i posti di sostegno risultano 4.688. Si prendono cura ogni giorno di bambini e ragazzi con i disturbi più disparati. Certo non tutti i numeri sono positivi, nel senso anche che troppidocenti, almeno il 40% del totale, sono ancora precari.
Tuttavia, il numero di insegnanti specializzati risulta ancora insufficiente; la richiesta di queste figure aumenta di anno in anno più velocemente di quanto non cresca l’offerta. Per questa ragione nel 37% dei casi si selezionano i docenti per il sostegno dalle liste curricolari; si tratta di docenti individuati per rispondere alla carenza di insegnanti per il sostegno, ma che non hanno una formazione specifica per supportare al meglio l’alunno con disabilità. Questo fenomeno è più frequente nelle regioni del Nord, dove la quota di insegnanti curricolari che svolgono attività di sostegno sale al 47% mentre si riduce nel Mezzogiorno attestandosi al 24%.



POCHI ASSISTENTI NELL’AUTONOMIA
Dal report sulla inclusione scolastica nel 2020, pubblicato dall’Istat nel novembre scorso nelle scuole italiane gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione (assistente ad personam), che affiancano gli insegnanti per il sostegno, sono più di 57 mila. Si tratta di operatori specializzati, finanziati dagli enti locali, la cui presenza può migliorare molto la qualità dell’azione formativa facilitando la comunicazione dello studente con disabilità e stimolando lo sviluppo delle sue abilità nelle diverse dimensioni d’autonomia. Inoltre, con l’avvio della Didattica a distanza, il suo coinvolgimento può risultare determinante nel supportare l’alunno e sollevare le famiglie da un impegno a volte molto gravoso.



Tra gli assistenti che operano nelle nostre scuole risulta poco diffusa la conoscenza della lingua italiana dei segni (LIS) che riguarda solo il 5% degli operatori.
La disponibilità di queste figure professionali varia molto sul territorio. A livello nazionale il rapporto alunno/assistente è pari a 4,6;in Calabria il rapporto è pari al 56%.



MOLTO DIFFERENZIATA LA FORMAZIONE IN TECNOLGIE EDUCATIVE PER IL SOSTEGNO
Risulta ancora poco diffusa la formazione in tecnologie educative specifiche per gli alunni con disabilità, sebbene sia fondamentale per l’utilizzo corretto della strumentazione a supporto della didattica, sia in presenza sia a distanza. In Calabria nel 7,7% delle scuole di ogni ordine e grado nessun insegnante per il sostegno ha frequentato un corso specifico per l’utilizzo appropriato di tali tecnologie; nel 50% delle scuole soltanto alcuni docenti hanno frequentato corsi, mentre nei restanti casi (42,2%) tutti gli insegnanti hanno frequentato almeno un corso.



INCLUSIONE SCOLASTICA A RISCHIO CON LA DIDATTICA A DISTANZA
L’attivazione della Didattica a distanza (DAD), resa obbligatoria a partire dal 9 aprile 2020 per far fronte all’emergenza sanitaria da Covid-19, ha rappresentato un ostacolo al proseguimento dei percorsi di inclusione intrapresi dai docenti, riducendo sensibilmente la partecipazione degli alunni con disabilità.



L’attivazione della DAD ha reso più complesso un processo delicato come quello dell’inclusione scolastica. La presenza in aula, le relazioni con i propri compagni, il sostegno di figure competenti opportunamente formate, la presenza e la fruibilità di tecnologie adeguate, l’accessibilità dello spazio, giocano un ruolo fondamentale nel favorire la partecipazione degli alunni con disabilità a una didattica inclusiva



CARENTI LE POSTAZIONI INFORMATICHE IN CLASSE
Tra le scuole calabresi che dispongono di postazioni informatiche, la collocazione in classe è ancora poco diffusa (41,8% delle scuole). Il 62,3% dei plessi scolastici dispone , di questa strumentazione in ambienti esterni alla classe come i laboratori informatici per il 62,3% (superando in questo la media nazionale che è del 57,6%) o in aule specifiche per il sostegno nel 24,2% dei casi, una media molto bassa rispetto a quella nazinale che è del 41,5%.



BARRIERE ARCHITETTONICHE: ANCORA LIMITATA L’ACCESSIBILITA’
Nell’anno scolastico 2019-2020, secondo l’ISTAT, sono ancora troppe le barriere fisiche presenti nelle scuole italiane: solamente una scuola su tre risulta accessibile per gli alunni con disabilità motoria.
La situazione nella nostra regione è critica trovandosi al penultimo posto nella graduatoria nazionale; a fronte di una accessibilità nel 24,5% delle scuole, risultano non accessibili nel 53,9%



MAGGIORI DIFFICOLTA’ DI ACCESSO PER GLI ALUNNI CON DISABILITA’ SENSORIALI
In Italia appena il 2% delle scuole dispone di tutti gli ausili senso-percettivi destinati a favorire l’orientamento all’interno del plesso e solo il 18% delle scuole dispone di almeno un ausilio. Anche in questo caso sul territorio si delinea un chiaro gradiente Nord-Sud: la quota delle istituzioni scolastiche calabresi diminuisce al 68,5% penultimo posto tra le regioni . Nonostante si rilevi ancora un grave ritardo nei livelli di accessibilità, solo il 16% delle scuole ha effettuato, nel corso dell’anno scolastico, lavori finalizzati all’abbattimento delle barriere architettoniche.



Con la Didattica a distanza, i livelli di partecipazione sono diminuiti sensibilmente, tra aprile e giugno 2020, oltre il 23% degli alunni con disabilità (circa 70 mila) non ha preso parte alle lezioni, quota che cresce nelle regioni del Mezzogiorno dove si attesta al 29%. Gli altri studenti che non partecipano costituiscono invece l’8% degli iscritti. Anche in questo caso si riscontrano ampie differenze territoriali: le regioni del Centro si distinguono per la più bassa percentuale di studenti esclusi (5%) mentre nel Sud del Paese la quota risulta quasi raddoppiata (9%).



I motivi che hanno reso difficile la partecipazione degli alunni con disabilità alla Didattica a distanza sono diversi; tra i più frequenti sono da segnalare la gravità della patologia (27%), la mancanza di collaborazione dei familiari (20%) e il disagio socio-economico (17%). Per una quota meno consistente ma non trascurabile di ragazzi, il motivo dell’esclusione è dovuto alla difficoltà nell’adattare il Piano educativo per l’inclusione (PEI) alla Didattica a distanza (6%), alla mancanza di strumenti tecnologici (6%) e, per una parte residuale, alla mancanza di ausili didattici specifici (3%).
Le difficoltà di carattere tecnico e organizzativo, unite alla carenza di strumenti e di supporto adeguati, come in precedenza è stato evidenziato, e alle difficoltà d’interazione, hanno reso quindi la partecipazione alla DAD più difficile per i ragazzi con disabilità, soprattutto in presenza di gravi patologie, o se appartenenti a contesti con un elevato disagio socio-economico. Tali complessità hanno ostacolato o interrotto del tutto il percorso didattico intrapreso da molti docenti, impedendo il conseguimento di uno degli obiettivi che una scuola inclusiva si pone ancor prima dell’apprendimento: quello della socializzazione



AUMENTANO GLI ALUNNI CON DSA E BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI
Per tutti gli ordini di scuola la percentuale di alunni con DSA sul totale alunni frequentanti le regioni meridionali sono molto basse. Nel dettaglio delle singole regioni, i valori più elevati si rintracciano in Liguria con il 7,7 mentre le percentuali più contenute sono presenti in Calabria, Campania e Sicilia, rispettivamente con l’1,3%, l’1,5% e il 2%.



I disturbi di dislessia, pari al 39,6% del totale, sono i più diagnosticati, seguiti dai disturbi di disortografia con il 21,5%, dai disturbi di discalculia e di disgrafia, rispettivamente con il 20,3% e il 18,6% del totale.
Il tema dell’inclusività a scuola riguarda anche gli alunni che necessitano della predisposizione di un percorso didattico personalizzato avendo disturbi specifici dell’apprendimento, patologie importanti, ma non sufficienti per avere una certificazione riconosciuta (disturbi evolutivi specifici), oppure quanti provengono da contesti socio-culturali svantaggiati o alunni stranieri che non conoscono la lingua e la cultura italiana.



In Italia, gli alunni che presentano un Bisogno educativo speciale che non rientri in quelli normati dalla L. 104 rappresentano quasi il 9% degli alunni iscritti. Più della metà sono alunni con disturbi specifici dell’apprendimento (53%); l’altra quota più importante è rappresentata dallo svantaggio socioeconomico, linguistico, culturale (35%).



L’attenzione rivolta ai Bisogni educativi speciali è aumentata progressivamente con la crescita di questo fenomeno dovuta alla più attenta osservazione dei ragazzi da parte di docenti e genitori, alla maggiore riconoscibilità, rispetto al passato, di molti disturbi che interferiscono con l’apprendimento e all’aumento di studenti provenienti da altri Paesi. Rispetto all’anno scolastico 2017/2018la presenza di studenti con Bisogni educativi speciali all’interno della scuola è cresciuta del 29% sugli alunni iscritti (+60 mila circa). L’aumento è maggiore nelle regioni del Centro (+ 33%) rispetto a quelle del Nord (+26%).



CONCLUSIONE
A un crescente numero di alunni con limiti di apprendimento apprendimento ,tra disabilità ,DSA e BES, si parla di oltre un milione di ragazzi in Italia, non corrisponde un’adeguata preparazione didattica dei docenti. A partire da quelli curricolari.
E molti non ce la fanno a fronteggiare la mole di impegni che richiedono gli alunni “speciali”.Perché per conoscere bene uno studente con difficoltà, occorre anche sapere quali sono gli strumenti da adottare.



La necessità di essere preparati diventa fondamentale dal momento che il docente è solo raramente affiancato da una rete di esperti (psicologi, assistenti sociali, logopedisti, ecc.), il cui apporto sarebbe utilissimo nel percorso formativo di ogni alunno con bisogni speciali.
Una inversione di rotta può venire dalla Legge di Bilancio 2021 approvata alla Camera: prevede un piano pluriennale di immissione in ruolo di 25 mila docenti di sostegno e una innovativa procedura concorsuale per reclutare docenti specializzati sul sostegno.



Si tratta di 5000 posti a decorrere dal 2021/22, 11mila dall’anno scolastico 2022/23, 9000 dal 2023/24. Basteranno? E soprattutto si proverà a invertire la tendenza dei docenti non specializzati che lavorano sul sostegno?
La scuola, va detto per amor di verità ha lavorato nel corso degli ultimi anni, nel tentativo di rendersi sempre più inclusiva e attenta alle esigenze dei suoi allievi. Questo processo, però, non si è potuto realizzare in modo eguale nel territorio, e ciò rappresenta ancora un limite forte della scuola italiana, sul quale occorre lavorare ancora di più dal momento che l’introduzione della DAD non deve assolutamente diventare un ulteriore ostacolo al progetto di inclusività della scuola, che deve essere ,ora come ora, una priorità.
Prof. Guido Leone
Già Dirigente​ tecnico USR Calabria​


17-01-2021 00:27

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