Sotto sequestro immobili, terreni, società, un impianto per la produzione di calcestruzzo, automezzi e rapporti bancari
Beni per oltre 162 milioni di euro sono stati sottoposti a
confisca definitiva dai finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro in
esecuzione di un provvedimento emesso dal Tribunale di Catanzaro nei confronti
di tre imprenditori catanzaresi Antonio, Giuseppe e Daniele Lobello.
I tre erano stati coinvolti nell'inchiesta
"Coccodrillo" sviluppata dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria
della Guardia di finanza di Catanzaro con il coordinamento della Dda, sui
presunti legami intrecciati con le famiglie di 'ndrangheta dei Mazzagatti di
Oppido Mamertina (Reggio Calabria), Arena di Isola Capo Rizzuto e Grande Aracri
di Cutro (Crotone), che nel tempo avrebbero consentito alle società dei tre
imprenditori di assumere una posizione di assoluto rilievo nelle forniture di
calcestruzzo e nell'assunzione di importanti commesse nel settore edile
pubblico e privato e, al tempo stesso, di essere escluse da pretese estorsive
di matrice mafiosa.
Da precedenti indagini su eventuali infiltrazioni mafiose
sui lavori di ammodernamento del tratto Pizzo Calabro - Cosenza dell'autostrada
Salerno -Reggio Calabria sarebbe emerso lo svolgimento di un summit
interprovinciale di 'ndrangheta nel cantiere degli imprenditori stessi.
I tre, a conclusione del procedimento
"Coccodrillo", sono condannati in via definitiva per, a vario titolo,
concorso esterno in associazione mafiosa, autoriciclaggio, trasferimento
fraudolento di valori, estorsione, a pene variabili da 8 anni 10 mesi di
reclusione ad anni 3 di reclusione.
I conseguenti approfondimenti di natura
economico-patrimoniale, condotti dagli investigatori del Gico del Nucleo di
Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Catanzaro, hanno
consentito di disvelare, oltre ad un ingente patrimonio intestato agli
imprenditori ed ai familiari, la sostanziale disponibilità di un ventaglio di
società e di consorzi, spesso ritenuti schermati da prestanome, il cui valore è
risultato sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.
Tra i beni sotto confisca, divenuta definitiva, figurano
numerose unità immobiliari e svariati appezzamenti di terreno, quote di
partecipazione in diverse società di capitali con sede a Catanzaro e provincia
ed anche a Firenze, operanti nel settore dell'edilizia pubblica e privata, e
patrimoni aziendali, tra i quali figurano un importante cantiere per la
produzione del calcestruzzo a Catanzaro, automezzi e rapporti bancari.