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Roccaforte del Greco e l'isolamento istituzionale: "L'acqua si prende, il territorio si abbandona"

Autore Redazione Web | lun, 12 ott 2026 14:43 | Maltempo Lettera Diga-Del-Menta Antonino-Sergi Roccaforte Del Greco

La riflessione di Antonino Sergi dell'Associazione "Neda Kairos" dopo il nubifragio che ha colpito l'area grecanica

Pubblichiamo per esteso la riflessione di Antonino Sergi dell'Associazione "Neda Kairos" dopo gli eventi metereologici che hanno colpito l'area grecanica:

C'è qualcosa di profondamente indecente, e politicamente vergognoso, nel modo in cui le istituzioni regionali e metropolitane trattano le aree interne dell'Aspromonte. La vicenda di Roccaforte del Greco ne è una rappresentazione emblematica.

Un piccolo comune che ha messo gratuitamente a disposizione una parte significativa del proprio territorio per consentire la realizzazione della diga del Menta, contribuendo all'approvvigionamento idrico di Reggio Calabria, viene oggi ripagato con l'indifferenza e l'abbandono.

L'acqua di Roccaforte è indispensabile alla città. Gli abitanti di Roccaforte, evidentemente, non sono indispensabili a nessuno.

È questa la concezione di solidarietà territoriale delle nostre istituzioni? Prendere ciò che serve e disinteressarsi di chi lo ha reso disponibile?

In questi giorni il paese è rimasto isolato a causa del cedimento di un tratto dell'unica strada che lo collega alla fascia ionica e a Reggio Calabria.

Un pullman ha sfiorato la tragedia. Un'automobile è sprofondata in contrada Santa Maria di San Lorenzo, con pesanti conseguenze per il conducente, ricoverato in ospedale.

Dobbiamo aspettare il primo morto perché qualcuno si decida a intervenire?

O forse, nei calcoli della politica regionale, gli abitanti dei piccoli comuni dell'Aspromonte sono ormai così pochi da non meritare investimenti?

Eppure, quando si accendono i riflettori dei convegni, non c'è amministratore che non si proclami paladino delle aree interne. Si sprecano dichiarazioni solenni sul contrasto allo spopolamento, sulla valorizzazione dei borghi, sulla tutela dell'ambiente e sulla necessità di riportare i giovani nei paesi.

Poi si spengono i microfoni e tutto torna come prima: strade dissestate, collegamenti precari, servizi che scompaiono.

Si invitano i giovani a restare, mentre si rendono sempre più difficili le condizioni per farlo.

È difficile immaginare una rappresentazione più impietosa del fallimento delle politiche per le aree interne.

Ma sarebbe un errore considerare questa vicenda un problema esclusivo di Roccaforte.

Il dissesto idrogeologico, l'incuria degli alvei delle fiumare, il degrado del patrimonio forestale e la mancata manutenzione del territorio producono conseguenze che non si arrestano ai confini dei piccoli comuni.

Le alluvioni, le frane, il trasporto di detriti verso valle e l'erosione dei litorali sono fenomeni la cui gravità può essere amplificata dall'assenza di una gestione organica del territorio.

Quando la montagna viene abbandonata, prima o poi è anche la costa a pagarne il prezzo.

Per questo la proposta del sindaco Monorchio di Bagaladi di costituire un coordinamento permanente tra sindaci, tecnici, forze sociali, associazioni e rappresentanti degli interessi territoriali merita attenzione e sostegno.

È una proposta condivisibile, anche se tardiva rispetto a criticità che si trascinano da decenni.

L'obiettivo deve essere quello di aprire un confronto serrato con Regione e Città Metropolitana per ottenere impegni finanziari e operativi precisi: manutenzione straordinaria delle strade, a cominciare dalla SP3; messa in sicurezza delle fiumare; difesa dei litorali dell'Area Grecanica; rilancio della forestazione come strumento di prevenzione, tutela ambientale e occupazione.

Merita inoltre di essere valutata la proposta di restituire all'ANAS la gestione delle arterie che, con scarsa lungimiranza, furono acquisite decenni fa dalla Provincia, senza garantire nel tempo risorse adeguate alla loro manutenzione.

Ma attenzione: non abbiamo bisogno dell'ennesimo tavolo destinato a produrre verbali, fotografie e comunicati stampa. Di quelli abbiamo già riempito gli archivi.

Occorrono progetti definiti, risorse stanziate, responsabilità individuate e scadenze verificabili.

Per questo sarebbe opportuno che il coordinamento proposto dal sindaco Monorchio avanzasse una richiesta formale e pubblica: entro trenta giorni, Regione Calabria e Città Metropolitana presentino un cronoprogramma degli interventi urgenti per il ripristino della viabilità e la messa in sicurezza dei tratti più pericolosi, indicando tempi, risorse disponibili e soggetti responsabili.

A questo deve accompagnarsi un piano pluriennale di manutenzione straordinaria della rete viaria dell'Area Grecanica, integrato con interventi di difesa del suolo e prevenzione del dissesto idrogeologico.

Serve, dunque, un'azione comune e trasversale, capace di superare appartenenze politiche, rivalità municipali e interessi di campanile. I sindaci dell'entroterra e quelli della fascia costiera devono comprendere che stanno difendendo lo stesso territorio e lo stesso futuro.

Non è più tempo di elemosinare attenzione, né di accontentarsi delle visite di circostanza degli esponenti politici quando si verifica un disastro.

La politica continua a raccontarci che i piccoli borghi sono una ricchezza da salvaguardare. Ma una ricchezza che non si protegge, non si cura e non si rende vivibile è soltanto un bene che si è deciso di lasciare morire.

E forse è proprio questo il risultato, non dichiarato ma terribilmente efficace, di decenni di incuria: svuotare lentamente i paesi, fino a quando non resterà più nessuno a reclamare strade, scuole, servizi e diritti.

Roccaforte del Greco non chiede privilegi. Chiede semplicemente di non essere cancellata dalla geografia dei diritti.

Perché vivere in montagna non può diventare una colpa da espiare. E il diritto alla sicurezza non può dipendere dal numero degli elettori residenti.

L'isolamento geografico può essere una conseguenza della natura.

L'isolamento istituzionale, invece, è il risultato di precise responsabilità politiche.

E di quelle, prima o poi, qualcuno dovrà rendere conto.

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